Navicella Tiangong impazzita, il presidente dell'Agenzia spaziale italiana, Roberto Battiston: «Niente allarmi, da 50 anni cadono detriti dallo spazio»

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Navicella Tiangong impazzita, il presidente dell'Agenzia spaziale: «Niente allarmi, da 50 anni cadono materiali dallo spazio»

di Paolo Ricci Bitti

«Comprendo che a noi scienziati venga chiesto di essere precisi su tempi e luoghi di caduta della stazione spaziale cinese, ma la realtà è che,  primo, vale la pena di restare molto tranquilli; secondo, solo sei ore prima dell’ultima fase di caduta, che avverrà in un giorno non ancora individuabile presumibilmente nelle prossime due settimane, potremo indicare in quale parte di una vastissima parte del Mondo i frammenti della Tiangong potranno finire».

Il presidente dell’Agenzia spaziale italiana, Roberto Battiston, fisico di fama internazionale e appassionato di divulgazione scientifica, è il primo a tenere d’occhio il “decadimento” della stazione spaziale grazie al centro Geodesia dell’Asi a Matera ed è il primo a informare la Protezione civile sulla traiettoria della Tiangong-1, in orbita senza controllo dal 2016.

Molto tranquilli?
«Già, siamo nell’ambito degli eventi altamente improbabili per quanto riguarda l’incolumità degli uomini».

Ma il centrosud Italia è nella fascia di Terra di possibile caduta di frammenti.
«Sì, ma intanto quella fascia è enorme (dal 43° parellelo nord al 43° sud, ndr) e l’Italia ne è solo una parte a dir poco minuscola. E poi, al di là di calcoli probabilistici, c’è un dato che mi piace ripetere: per la Nasa da oltre 50 anni almeno ogni giorno un frammento di “spazzatura spaziale” (resti di satelliti, quasi sempre) cade al suolo. Ripeto, almeno un frammento al giorno da oltre 50 anni. Ebbene, anche dopo che la popolazione mondiale ha passato la boa dei 7 miliardi, si contano solo due casi di essere umani colpiti da questi frammenti. E con scarse o punto conseguenze».


La mappa dell'Esa

Secondo Aerospace Corporation Usa le possibilità di essere colpiti da un frammento della Tiangong sono un milione di volte inferiori alla possibilità di vincere la superlotteria che a sua volta premia un fortunato su 175 milioni di casi.
«Sono talmente tante le variabili con la Tiangong (peso, velocità, angolo di caduta, composizione) che appunto vanno aspettate le ultime ore di caduta. Solo allora l’Asi e gli altri enti spaziali mondiali coordineranno per l’ultima volta i calcoli per individuare con precisione una zona, comunque vasta, di probabile caduta dei frammenti. A quel punto saranno avvisate le autorità, nel caso dell’Italia la Protezione civile, per affrontare la situazione, ricordato comunque che questi frammenti finora hanno avuto poco o nullo potere impattante. La maggior parte dei frammenti si polverizza nell’atmosfera, mentre i residui cadono in mare o in zone disabitate. Si ricordano, nel novero delle eccezioni, frammenti dello Skylab americano (74 tonnellate rispetto alle 7,5 della Tiangong, ndr) finiti anche nella zona di Perth, in Australia».

L’idea che qualcosa di “incontrollabile” ci caschi sulla testa non è incoraggiante.
«La veda così: non è possibile essere avvisati su dove e quando ci sarà un incidente stradale, evento purtroppo assai comune e anche con gravi conseguenze, mentre nel caso della Tiangong questa possibilità ci sarà. Conviviamo ogni giorno con eventi possibilmente pericolosi, ma la nostra vita va avanti lo stesso come è logico che sia».
 
L’Agenzia spaziale italiana è in prima linea nel controllo dei detriti spaziali, una “discarica” in orbita dai numeri imponenti, nell’ordine di centinaia di milioni di pezzi potenzialmente pericolosi.
«Sì, l’Asi fa parte con importanti know how e tecnologie del network mondiale che monitora costantemente la situazione in orbita: un’attenzione fondamentale per tutelare migliaia di satelliti, indispensabili per le nostre attività, e anche la stazione spaziale e il suo equipaggio. Un patrimonio enorme che deve essere difeso dal rischio di impatti».
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Sabato 24 Marzo 2018, 08:33






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