Intelligenza artificiale, potrà aiutare a prevedere i terremoti. Ingv: «Investire in ricerca. In 5 anni 124mila scosse Centro Italia»

Martedì 24 Agosto 2021
Intelligenza artificiale, potrà aiutare a prevedere i terremoti. Ingv: «Investire in ricerca. In 5 anni 124mila scosse Centro Italia»

La tecnologia a servizio dell'umanità. Da Intelligenza Artificiale e supercomputer potremo avere in futuro stime previsionali: lo ha spiegato Carlo Doglioni, presidente dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), alla vigilia dei 5 anni dall'inizio della sequenza sismica ad Amatrice. Fondamentale, secondo Doglioni, è però anche investire nella cultura della prevenzione. Prevedere i terremoti - come la sequenza iniziata il 24 agosto ad Amatrice con una scossa di magnitudo 6.0 e ancora in corso dopo altri 124mila eventi registrati - è un obiettivo lontano ma «la speranza c'è. Si comincia a intravederne la possibilità», ha spiegato Doglioni. «Così come una volta - ha aggiunto - i tumori erano definiti come una malattia incurabile, oggi, invece, per alcune patologie abbiamo concrete possibilità di guarigione, traguardo raggiunto grazie alla ricerca scientifica. Analogamente, oggi conosciamo le aree dove sia per la sismicità storica, che per il contesto geologico, sono più pronte a generare in futuro terremoti disastrosi: lì stiamo concentrando i nostri sforzi per monitorare il sottosuolo nazionale».

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Un fondamentale contributo alla comprensione di quel che avviene nel sottosuolo e quindi rispondere al come e perché si manifesta un evento sismico arriva dalla raccolta di dati satellitari e, soprattutto, dalle capillari reti di monitoraggio a terra. In Italia si registrano in media 20-25 terremoti distruttivi al secolo, quindi secondo la statistica è ragionevole attendersi un evento ogni 4-5 anni. «Non siamo in grado di prevedere dove e quando sarà il prossimo evento sismico per la sola ragione che ancora non conosciamo sufficientemente tutti i parametri e le condizioni fisiche che portano all'enucleazione di un terremoto. Sappiamo, però - ha aggiunto il presidente di Ingv - che questo obiettivo è possibile: si tratta di studiare e misurare capillarmente tutto quello che la Terra ci permette di misurare: variazioni della sismicità, delle falde acquifere, delle modificazioni nel sottosuolo della velocità delle onde sismiche, delle variazioni delle velocità tra le stazioni GPS, ecc.».

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Per questo, prosegue Doglioni, si sta investendo molto in reti di monitoraggio che, grazie anche all' intelligenza artificiale e l'utilizzo di grandi sistemi di calcolo, ci permetteranno forse di avere col tempo stime previsionali affidabili. «Le reti di monitoraggio - aggiunge il presidente Ingv - sono le infrastrutture di ricerca che rappresentano i nostri telescopi puntati verso il centro della Terra e che ci consentono di osservare il suo comportamento». A 5 anni dall'inizio, la sequenza detta più precisamente "di Amatrice-Norcia-Visso" non è ancora terminata e ha coinvolto un'area di 8.000 chilometri quadrati e 600mila persone di 140 comuni: «Per noi ricercatori - ha spiegato Doglioni - ogni nuovo terremoto è un esperimento che studiamo con strumenti sempre più diffusi ed efficaci, per cui le conoscenze di oggi sono di gran lunga migliori di quelle che potevamo avere solo 10 o 20 anni fa». Però, ricorda Doglioni è fondamentale diffondere la cultura della prevenzione: «è importante ricordare i terremoti perché il nostro cervello tende invece a voler rimuovere il ricordo delle tragedie, mentre invece la memoria di questi eventi terribili ci aiuta a porre in essere tutte le possibili strategie difensive dagli eventi futuri che inevitabilmente torneranno». 

Ultimo aggiornamento: 25 Agosto, 09:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA