Luca Parmitano: ora la nuova passeggiata spaziale dopo aver rischiato di morire nel 2013

Parmitano ora di nuovo a passeggio nello spazio dopo aver rischiato di morire

di Paolo Ricci Bitti

Luca Parmitano ha fatto capolino dall'air lock della stazione internazionale alle 13.10, ora della sua Italia: 400 chilometri sotto di lui, nel buio cupo della breve notte in orbita, l'Indonesia e, all'orizzonte, l'Australia, scivolate in fretta dalla sua vista alla fantastica velocità di 28.800 kmh.
L'astronauta Parmitano torna a fluttuare libero in orbita a sei anni dal terrore, ancora più spaventoso perché del tutto imprevisto, di morire annegato nello spazio, tragedia mai immaginata da Jules Verne a Ray Bradbury. La passeggiata spaziale terminerà verso le 19.30, sempre in diretta streaming tv sui canali della Nasa e dell'Agenzia spaziale europea: il comandante della stazione spaziale internazionale e della missione Beyond sarà impegnato in una attività extra veicolare da record per riparare un macchinario complesso e unico nella storia della ricerca scientifica come il "cacciatore di antimateria" Ams-02. Oltre che dal tricolore sulla spalla sinistra, il primo e unico italiano a compiere queste attività e anche il primo europeo a guidare una spacewalk, lo riconoscete dalle strisce rosse di leader sulla tuta. Con lui c'è l'americano Andrew "Drew" Morgan.



 

LA CRONACA
Parmitano e Morgan sono usciti dalla stazione spaziale con una pesantissima (ma per fortuna sono in orbita) borsa degli attrezzi e con una pompa di ricambio dell'Ams-'02, un po' elettricisti, un po' elettrauto, un po' idraulici. Poi l'italiano si è assicurato con i piedi al minuscolo predellino in cima al braccio meccanico canadese manovrato dalle colleghe Christina Koch e Jessica Meir dall'interno dell'Iss. Il "cacciatore di antimateria" è nel punto forse più lontano dall'air lock e non era previsto restasse tanto in orbita: pesa 7 tonnellate e mezza ed è stato portato lassù nel 2011 da uno space shuttle che avrebbe anche dovuto riportarlo a terra qualche anno dopo.

L'addio alle navette Usa ha comportato che il macchinario restasse confinato sull'Iss per un periodo più lungo assai procuo per la ricerca scientifica ma molto usurante per le sue componenti che devono ora essere riparate o sostituite a cominciare dall'impianto che lo mantiene in maniera costante a basse temperature. Il volume delle istruzioni di questa manutenzione monstre è spesso come tre cataloghi dell'Ikea e Parmitano e Morgan si sono allenati per un anno per questi interventi senza precedenti.

Verso le 14, ora avvolto dall'abbagliante luce del sole,  Parmitano, ha tirato fuori dalla "cassetta" attrezzi e ricambi e ha iniziato l'intervento a "cuore aperto". La telecamera sul suo casco rimada le immagini delle sue mani che si muovano alecremente da una parte all'altra dei pannelli del macchinario.

Impressionante la "cintura" degli attrezzi vincolata a Parmitano per averli sempre a portata di mano. Determinante non perderne qualcuno non solo per il prosieguo della manutenzione: sulle prime la chiave inglese o il trapano continuerebbero a fluttuare nei pressi dell'Iss (nessun drammatico allontanamento alla "Gravity" come quello fra Sandra Bullock e Goerge Clooney, licenza poetica del regista Cuaròn) poi nel tempo potrebbe però diventare un pericoloso proiettile per la stessa Iss o per qualche satellite: altrimenti "degraderebbe" via via di quota per distruggersi infine nell'attraversare gli strati più bassi dell'atmosfera.
  


IL RISCHIO MORTALE DEL 2013
Il portellone dell'air lock della stazione spaziale si aprirà verso le 13.10 e bisogna tornare al 16 luglio 2013 per tentare di immaginare che cosa farà battere il cuore a un tipo pure pronto a tutto come il catanese di 43 anni, maggiore pilota collaudatore dell'Aeronautica militare, medaglia d'argento al valore. Cuore in subbuglio, a Houston, anche per la moglie Kathy e le figlie Maia e Sara.

Sei anni fa Parmitano, primo e unico italiano ad avere effettuato passeggiate spaziali (acronimo Eva, rischioso e meraviglioso privilegio di poco più di 200 dei 580 astronauti dal Gagarin in poi), dovette interrompere la sua seconda Attività extraveicolare perché un difetto dell'impianto di compensazione termica della tuta gli aveva "iniettato" un litro e mezzo di acqua nel casco. Questione di pochi minuti, venne poi ricostruito, e l'italiano sarebbe morto annegato nello spazio.

Parmitano, va da sé, non aveva bisogno di quell'inchiesta per capire che aveva davvero rischiato di lasciarci la pelle e in quella maniera così inaspettata. Grazie al sangue freddo e all'addestramento, annaspando in orbita senza più riuscire a vedere se non ombre, fluttuando da una maniglia all'altra della stazione spaziale, riuscì a raggiungere appena in tempo l'airlock in modo che i compagni di missione potessero finalmente toglierli in casco. "Sono sano come un pesce" twittò poco dopo frantumando la tensione che per ore ci aveva atterrito seguendo in diretta l'emergenza che segnò una svoltà nella storia della Nasa.

"Abbiamo quasi ucciso un astronauta (We almost killed an astronaut)" ammisero i vertici dell'ente spaziale americano dando anche il sottotitolo al docufilm Eva 23 che raccontà di quella drammatica situazione: a rivederlo, a riascoltare le comunicazioni fra Parmitano e la sala di controllo torna tutta l'angoscia di quel giorno, con tutti i tecnici che cercano di tenere sotto controllo il tono della voce senza poter però impedire il diffondersi di quella tremenda puzza di bruciato che stava salendo nell'anima.

La Nasa e non solo considera un eroe Parmitano per come se la cavò in quell'occasione: la sua testimonianza risultò decisiva nell'individuare il difetto della tuta il cui impianto di refrigerazione (durante un'Eva gli astronauti passano da temperature di più 100 gradi, quando sono esposti al sole a meno meno 120 gradi) venne totalmente riprogettato: "Devono la vita a Luca - ammise la Nasa - tutti quegli astronauti che sarebbero stati esposti allo stesso rischio". 

A ogni modo ogni astronauta non rinuncerebbe per nessuna cosa al mondo a un'attività extraveicolare e così oggi Parmitano proverà di nuovo quell'ebbrezza travolgente di vedere sotto i suoi piedi la Terra a 400 chilometri di distanza mentre sfreccia, senza avvertirlo, alla fantastica velocità di 28.800 chilometri orari, con l'alba dai colori lancinanti e il tramonto che sfuma nel nero assoluto ogni 90 minuti, il tempo impiegato dall'Iss a compiere un'orbita completa del pianeta.

"Già è un'emozione unica vedere la Terra dalla Cupola - raccontano Parmitano e i colleghi, fra i quali Samantha Cristoforetti che seguirà la passeggiata odierna dal centro di controllo dell'Esa di Colonia - figuriamoci quando ti trovi all'esterno della stazione, libero di galleggiare nello spazio, indipendente grazie a quella piccola navicella spaziale che è la tuta. E' una sensazione... ecco manca anche il modo di descriverla perché ancora non esiste un adeguato vocabolario per le vicende spaziali che solo da pochi decenni attraversano la storia dell'uomo e dei suoi millenari linguaggi".

In attesa che poeti e scrittori vengano invitati a viaggiare nello spazio, va anche detto dell'inutilità del termine "passeggiata" ché quella nello spazio è semmai una durissima maratona che richiede fisico e mente iperallenati: oggi Parmitano dovrà trasformarsi in un meccanico idraulico di precisione per sostituire e riparare tubicini a pressione. Un compito a dir poco complicato sulla Terra, ma lassù lui avrà a disposizione attrezzi studiati per la bisogna azionabili aprendo e stringendo la mano, unica operazione permessa dai guantoni della tutta. Ecco, provate a comprimere e a rilasciare una palla da tennis per otto ore di seguito, in bilico su una scala retta precariamente da un amico e magari coperti da una tuta che vi fa sudare come in una sauna senza la possibilità di andare in bagno per tutto quel tempo, con le gocce di sudore che vi fanno bruciare gli occhi, alcuna possibilità di grattarsi il naso, di starnutire, di "stirare" la schiena quando comincia a indolenzirsi. E dopo tutto ciò nemmeno la possibilità di farsi una doccia. Insomma, "passeggiata" proprio no. Pessima, del resto, anche la resa della definizione di Attività extra veicolare, acronimo Eva, mutuata dall'inglese.


IL PROGRAMMA DI OGGI
Un'operazione "a cuore aperto" di alta precisione meccanica idraulica viene allora chiesta a Parmitano e al collega americano Andrew Morgan che dovranno tagliare, sostituire e collegare i tubicini del radiatore del grande macchinario (4 x 3 x 3 metri) ideato dal premio Nobel per la Fisica Samuel Ting con la partecipazione anche del fisico italiano Roberto Battiston, dell'Università di Trento ed ex presidente dell'Agenzia spaziale italiana.
   
 

Parmitano sarà inoltre leader dell'intera serie di passeggiate spaziali per modificare il cacciatore di antimateria Ams-02 (Alpha Magnetic Spectrometer). Lo ha detto all'Ansa il capo del Gruppo di esplorazione dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa), Bernardo Patti "Questa serie di passeggiate spaziali, ha detto Patti, potrebbe comprenderne da 3 a 5, a seconda delle eventuali difficoltà".

CHE COS'È
Ams-02 è un rilevatore di particelle operante come modulo esterno della Stazione Spaziale Internazionale. Si tratta di un laboratorio orbitante per la fisica delle particelle, con più di 3 metri di lato per un peso complessivo di 7,5 tonnellate, il cui scopo è quello di studiare con precisione la composizione e l'abbondanza dei raggi cosmici nello spazio in cerca di tracce di antimateria primordiale e materia oscura ad energie estreme fino a qualche TeV («tera-elettronvolt»). La maggior parte dei raggi cosmici, circa il 99%, è formato da materia «ordinaria» quali protoni e nuclei elio. Lo strumento Ams-02 è stato progettato per misurare con precisione la rarissima componente di antimateria nei raggi cosmici, come positroni ed anti-protoni, e scovare particelle di antimateria pesante, come nuclei di anti-elio, mai osservati prima.

In questo scenario, l'Agenzia Spaziale Italiana e l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare sostengono questo esperimento dal 1995, nell'ambito di una collaborazione internazionale che comprende istituti di ricerca e università in America, Europa e Asia. In particolare, i ricercatori italiani sono responsabili della realizzazione, del mantenimento e delle operazioni dei principali strumenti di bordo, e partecipano in prima persona all'analisi scientifica dei dati raccolti dallo strumento. I rivelatori di particelle di Ams-02 sono stati progettati, costruiti e sono ad oggi operati con l'apporto dei ricercatori dell'Infn di Bologna, Milano, Perugia, Pisa, Roma La Sapienza, e Trento. L'Asi contribuisce alle attività di operazione dello strumento e di analisi dati con la partecipazione di ricercatori presso l'Unità di Ricerca Scientifica Asi-Urs e lo Space Science Data Center. Il rilevatore Ams-02 è stato portato in orbita con la penultima missione dello Shuttle, l'Sts-134 Endeavour. A bordo dello shuttle c'era anche l'astronauta italiano dell'Agenzia Spaziale Europea Roberto Vittori per la missione Dama dell'Asi. Ams è stato agganciato alla Iss dove, dal 19 maggio 2011, sta raccogliendo raggi cosmici con continuità.

in questa prima Eva Luca Parmitano sarà concentrato solo sul complesso lavoro da svolgere e, grazie alla sua esperienza accumulata, è anche Ev-1 che in gergo spaziale significa che «il leader» dell'operazione, tanto che veste la tuta con le righe rosse, differenziando dal collega. Ed è la prima volta che un astronauta europeo ricopre questa carica. Il compito iniziale dei due astronauti è quello di sostituire il sistema di raffreddamento Ams-02 e riparare una perdita di refrigerante che serve a mantenere fredda e costante la temperatura dello strumento. Parmitano ed il collega americano sono sostenuti nell'attività dagli astronauti americani Christina Koch e Jessica Meir che hanno il compito di gestire il braccio robotico Canadarm-2 dall'interno della Stazione contribuendo così a posizionare gli astronauti attorno al loro sito di lavoro, altrimenti difficile da raggiungere.


 
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Venerdì 15 Novembre 2019, 10:02






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