Le vecchie macchine fototessera? Rinascono per creare arte

Domenica 6 Settembre 2020
La cabina per fototessera come elemento caratterizzante della geografia urbana dagli anni Sessanta a questi giorni. Le facce formato fototessera che dal 1962 raccontano i volti dell’Italia che cambia e oggi, in epoca di videochiamate, videolezioni,  videoconferenze diventano di attualità estrema. L’iconica cabina vintage Dedem e le sue foto sono protagoniste a Di là dal Fiume, festival curato dall’Associazione Culturale Teatroinscatola, che va in scena a Roma dal 23 agosto al 6 settembre.

 

Il progetto - che ha vinto l’Avviso Pubblico Estate Romana 2020 – 2021 – 2022 e fa parte di Romarama 2020, palinsesto culturale promosso da Roma Capitale e realizzato in collaborazione con SIAE,- offre un programma di ‘esperienze culturali’ insolite, diffuse gratuitamente in luoghi ogni volta differenti del XII Municipio di Roma, tra Porta Portese e il suo mercato domenicale, Ponte Testaccio, e con deviazioni verso Trastevere e Piazza Sonnino.





In questi anni il festival ha portato straordinari artisti legati al mondo della sperimentazione, come Nanni Balestrini, Antonello Neri, Mike Cooper, Alvin Curran, Carlo Quartucci, Pippo Di Marca su autobus, battelli, piscine, stazioni dei treni, gallerie d’arte, studi d’artista, centri sportivi, mercati o semplici caffetterie.  Tutto questo, nell’idea di fondo che il riuso di strade, piazze e aree della città mediante l’interazione con le arti può creare inediti luoghi di relazione, esaltando il carattere stesso di questi interventi, fondati sul temporaneo, sull’effimero, sull’elemento programmaticamente limitato nel tempo e nello spazio.

 

Nodo centrale dell’appuntamento di questa edizione è l’omaggio all’artista e fotografo Franco Vaccari, che arricchisce l’ultima data (6 settembre), attraverso la ripresa – nuovamente interattiva – del progetto Esposizione in tempo reale N.4. Lascia una traccia fotografica del tuo passaggio. La ritrovata attualità di questa esperienza artistica è la conferma del fatto che per definizione l’arte sa sempre dialogare con il presente, trovando chiavi di lettura calzanti con i fenomeni dell’oggi. Nella Biennale di Venezia del 1972, il Maestro Vaccari metteva a disposizione del pubblico una macchina per fototessere che i visitatori utilizzavano per ritrarsi, incollando poi le foto sulla parete, realizzando così via via una sorta di opera collettiva, di cui l’artista era solo la scintilla iniziale. Per una sera a Roma viene resa disponibile una macchina per fototessera vintage, che realizza ritratti degli spettatori: chiunque potrà farsi ritrarre e rivedersi, magnificato. L’opera-macchina-installazione è aperta e fruibile, e in questo suo funzionamento risulta singolarmente in sintonia con un contesto, come quello recente o recentissimo, in cui ci siamo abituati a veder viaggiare la nostra immagine per i canali della rete. E stuzzica domande e riflessioni. Zoom, per citare l’applicazione più utilizzata tra le tante esplose durante i mesi di lockdown, ha superato a maggio i 300 milioni di utenti giornalieri e in Italia già a marzo l’applicazione è stata scaricata circa 2,3 milioni di volte dal solo Play Store. Quegli oltre 300 milioni di volti formato fototessera che quotidianamente a maggio si affacciavano su zoom sono la versione 4.0 e parlante delle tradizionali fototessere? Ultimo aggiornamento: 12:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA