Facebook ancora sotto accusa: «Così gli hacker russi hanno manipolato le elezioni»

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Facebook ancora sotto accusa: «Così gli hacker russi hanno manipolato le elezioni»

di Enrico Chillè

Se Facebook, nel settembre dell'anno scorso, aveva ammesso per la prima volta, dopo averla negata con forza, l'ingerenza di hacker russi nella campagna presidenziale degli Stati Uniti del 2016, oggi sono arrivate le prime accuse documentate, che coinvolgono anche altri social network, come Instagram e Twitter. Un dossier di alcuni deputati democratici, membri della Commissione per l'intelligence e la sicurezza nazionale del Congresso, illustra in modo chiaro come il dibattito elettorale statunitense sia stato indirizzato, gestito e alimentato da ambienti vicini al Cremlino.




Sotto accusa, infatti, c'è l'Internet Research Agency, un'organizzazione che aveva solo finto di avere la propria sede negli Stati Uniti, e che invece è di base a San Pietroburgo. I membri di questa organizzazione, tra il 2015 e il 2017, hanno acquistato almeno 3500 contenuti sponsorizzati su Facebook, attraverso 470 diversi account, per una cifra superiore ai 100mila dollari. Lo scopo non era quello di parteggiare per un candidato in particolare, ma di creare annunci e contenuti mirati a seconda dei gusti e delle opinioni politiche degli utenti statunitensi, in modo da indirizzare il dibattito politico sui temi più controversi. Per alimentare le tensioni e lo scontro sociale, secondo le accuse dei deputati democratici riportate anche dal Washington Post, su Facebook e su Instagram venivano creati account e pagine volutamente discordanti.

La sponsorizzazione dei due social network consente ai vari account di raggiungere un target ben definito, ed ecco che alcune pagine create dai russi sono state utilizzate per diffondere contenuti inneggianti al suprematismo bianco (e 'mirate' verso chi aveva messo 'like' alla pagina di Fox News, un'emittente da sempre vicina agli ambienti conservatori o di destra) ma anche contenuti vicini al movimento 'Black Lives Matter', con tanto di proteste organizzate sui social. In poche parole: gli hacker russi, al tempo stesso, fomentavano gli animi da una parte e dall'altra, alimentando il dibattito su argomenti controversi come l'immigrazione, la discriminazione razziale, il terrorismo e le prese di posizione come quelle di Beyoncé o dei giocatori di football afroamericani della Nfl.

«Facebook ci ha promesso la massima collaborazione e otterremo presto dei dati più precisi, ma siamo di fronte ad un fatto gravissimo: gli hacker russi non hanno solo provato a manipolare le elezioni, ma avevano come scopo quello di destabilizzare la società degli Stati Uniti, accrescendo le tensioni sociali in un momento in cui non se ne sentiva assolutamente il bisogno», ha commentato il parlamentare democratico Adam Schiff. Le accuse presentate sembrano confermate anche da Robert Mueller, il procuratore che indaga sul caso del Russiagate: almeno dodici persone su cui si concentrano i sospetti di manipolazione avrebbero infatti collaborato direttamente con l'Internet Research Agency. Lo scandalo, intanto, ha finito per investire anche Twitter, dove nel gennaio scorso sono stati scoperti almeno 50mila account automatizzati o bot, tutti legati alla Russia e che avrebbero raggiunto, solo durante la campagna per le elezioni presidenziali del 2016, quasi due milioni di utenti.

 
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Venerdì 11 Maggio 2018, 14:48






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