Batman: i videogame
di Natale Warner Bros

Sabato 7 Dicembre 2013 di Andrea Andrei
Batman: Arkham Origins
ROMA - Una storia dark ambientata nella notte della vigilia o un classico platform, pi “leggero” e spensierato: ecco i nuovi titoli di Warner Bros in vista del Natale.

Batman: Arkham Origins - C'è poco da fare: Batman è senza dubbio il supereroe più dark e decadente in assoluto. Forse è per questo che, quando si parla di lui, si fa riferimento a un personaggio che viene considerato qualcosa di più che un semplice fumetto. Sarà per la filmografia che lo riguarda, ma è come se l'uomo pipistrello godesse di una reputazione di eroe più “adulto”, ma anche più “oscuro”.



I videogiochi a lui dedicati, e soprattutto gli ultimi tre, firmati dalla stessa Warner Bros, sono decisamente all'altezza del personaggio. La saga di “Batman: Arkham”, cominciata nel 2009 da Rocksteady Studios con “Arkham Asylum” e continuata poi nel 2011 con “Arkham City” ha riscosso un grande successo tra i fan del fumetto e anche fra gli amanti degli “action game”. In effetti i videogame di “Arkham” sono una miscela davvero ben realizzata di azione, trama e violenza, senza contare le ricostruzioni dei personaggi, fedelissime e davvero spettacolari.



Il terzo capitolo della serie, “Batman: Arkham Origins”, sviluppato stavolta da Warner Bros. Games Montreal, continua sulla falsa riga dei primi due: stesso gameplay in terza persona, godibilissimo, stesse mosse e combattimenti spettacolari (come gli attacchi dall'alto che sfruttano l'abilità del personaggio di planare con il suo mantello) e soprattutto, stessa atmosfera gotica, da brivido. Lo skyline di Gotham City è un capolavoro dark, i suoi vicoli putridi sono l'habitat naturale del Batman più amato e più controverso, quello rappresentato forse per la prima volta dal genio di Tim Burton nel film del 1989. La neve e la nebbia della città avvolgono non solo il personaggio ma anche il giocatore. È uno di quei rari casi in cui un videogiocatore finisce per affezionarsi non solo alla storia, ma anche all'ambiente che lo circonda.



Ancora di più se si pensa che “Batman: Arkham Origins”, uscito lo scorso 25 ottobre per PlayStation 3 e Xbox 360 e l'8 novembre anche per Wii U e PC, è ambientato durante la vigilia di Natale, quindi particolarmente a tema con questo periodo dell'anno. Si tratta di un prequel del primo episodio della trilogia, in cui Batman attraversa un periodo di grande crisi esistenziale: non solo i delinquenti, ma anche la polizia è contro di lui. Il “pipistrello” viene considerato un criminale, i politici e i dirigenti corrotti della polizia di Gotham City lo vogliono eliminare. Bruce Wayne, che ha assunto l'identità di Batman da circa due anni, nonostante le difficoltà continua a battersi contro il crimine. Anche qui, come in Arkham Asylum, tutto inizia con dei criminali che evadono: ma stavolta non da un manicomio, ma dal carcere. A fronteggiare Batman sarà soprattutto il temibile Maschera Nera e i suoi uomini, ma durante l'avventura l'Uomo Pipistrello incontrerà anche Calendar Man, il Pinguino, Killer Croc, Bane, Deadshot, Deathstroke, Electrocutioner e tanti altri. Molti dei personaggi, Batman in primis, hanno i doppiatori originali della serie.



Nulla da dire insomma sul gioco in sé, che anche stavolta si concentra sulla campagna giocatore singolo e che offre diverse ore di divertimento. Il problema di “Batman: Arkham Origins” è semmai l'essere sostanzialmente molto simile ai precedenti. Le dinamiche di gioco, fin da “Arkham Asylum”, sono rimaste pressoché identiche. Se la principale innovazione del secondo capitolo, “Arkham City”, era la possibilità di spostarsi con grande agilità fra i tetti perennemente imbiancati di Gotham e di godersi il bellissimo panorama, “Arkham Origins” finisce per essere un ibrido fra le atmosfere claustrofobiche del primo capitolo e le scene in esterna del secondo. Chi giocherà per la prima volta a “Batman: Arkham Origins” rimarrà senz'altro soddisfatto, ma chi invece ha già provato i primi due non potrà non notare la ripetitività insita in questa trilogia. Squadra che vince non si cambia. Ma se non cambia, prima o poi annoia.



Lego Marvel Super Heroes Provate a unire un gioco classico a un fumetto classico. Il risultato che otterrete non può che essere un classico dei videogiochi. È qualche anno che Warner Bros ha pensato di dar vita a una serie di videogame “costruiti” con i Lego, ispirati a film e personaggi particolarmente famosi. Si va da “Indiana Jones” a “Harry Potter”, passando per “I pirati dei Caraibi” e “Batman”. In questi giochi le ambientazioni e gli stessi personaggi sono fatti con i celebri mattoncini colorati, e perciò tutti gli elementi sono scomponibili e ricomponibili. L'ultimo capitolo della serie è dedicato ai supereroi più famosi: quelli dei fumetti Marvel. “LEGO Marvel Super Heroes”, sviluppato da Traveller's Tale e pubblicato da Warner Bros., è uscito in Europa fra il 15 e il 29 novembre per tutte le piattaforme, da Xbox 360 e Xbox One fino a PlayStation 3 e 4, passando per Wii U, PC e Mac.



Si tratta di un platform a tutti gli effetti, che ricalca abbastanza i precedenti, e in particolare “LEGO Batman 2: DC Super Heroes”. Anche qui tutto il mondo è fatto di Lego, e qualsiasi cosa (personaggi compresi) è distruttibile in centinaia di mattoncini. La trama in realtà non è particolarmente degna di nota, ma il videogioco mostra quante cose si possano fare con i mitici Lego. E soprattutto, si possono selezionare decide e decine di personaggi, cioè tutti i supereroi Marvel più famosi, da Hulk a Spiderman. La cosa davvero particolare è che ognuno ha le proprie caratteristiche e i propri poteri, che devono essere utilizzati per raggiungere determinati obiettivi. In effetti, a differenza dei soliti platform, proprio per la grande varietà di caratteristiche dei personaggi, gli enigmi che bisogna risolvere per passare da un quadro a un altro sono tutt'altro che semplici, o perlomeno non si prestano a una comprensione immediata. D'altra parte, i personaggi hanno una barra d'energia, composta da quattro cuori, esaurita la quale vanno in mille pezzi, anche se poi sono in realtà immortali: si rigenerano come se nulla fosse all'infinito. Insomma, se da un lato è mediamente più difficile dei classici platform (il che è un pregio), dall'altro, in verità, alla lunga è abbastanza noioso. Le transizioni da un quadro e da un livello a un altro, sono lente e la grafica, a parte qualche exploit, non si può certo definire esaltante.



È più divertente il concetto del gioco (che sarà di sicuro particolarmente apprezzato dai bambini, soprattutto perché potranno divertirsi a continuare l'avventura del videogame con i veri mattoncini), che l'effettiva realizzazione. Ovviamente senza nulla togliere all'irresistibile resa dei personaggi, simpaticissimi nella loro versione Lego. Buono il doppiaggio e spassose le battute, meno i sottotitoli, troppo grandi. Un gioco per chi adora i Lego, meno appagante per gli altri.
Ultimo aggiornamento: 8 Dicembre, 08:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA