L'Irlanda salva l'Italia e il business: "Niente retrocessioni nel Sei Nazioni"

Domenica 31 Maggio 2020
Il capitano dell'Italia Sergio Parisse placcato da tre giocatori dell'Irlanda nel Sei Nazioni 2015

LONDRA - «Tutti i migliori tornei dello sport professionistico sono chiusi, dove tu puoi fare investimenti effettivi, nelle infrastrutture e nei giocatori. AFL, l'Australian Rules, la NFL e la NBA sono tutte leghe chiuse e sono i campionati che hanno maggiore successo».

A sottolinearlo, per spiegare che è giusto fare altrettanto nel 6 Nazioni di rugby che quindi non deve prevedere né promozioni né retrocessione, è l'autorevole quotidiano britannico "The Times", lo stesso che, tramite un altro editorialista, l'ex nazionale inglese Stuart Barnes, aveva chiesto una ventina di giorni fa l'esclusione dell'Italia dal torneo. Ora invece il "Times" ospita l'opinione del Ceo (Chief executive operator, in pratica l'amministratore delegato) della federazione irlandese, Philip Browne, secondo il quale va lasciato tutto così com'è, anche se l'Italia fatica e non vince una partita da cinque anni. Ma è vero anche che alternative reali non ce ne sono.
«Da anni si fa il nome della Georgia come alternativa all'Italia nel torneo - spiega il Ceo irlandese -. L'Italia ha battuto più volte la Georgia. Non credo che la Georgia darebbe qualcosa in più al torneo».

Ma, secondo Browne, c'è anche una motivazione economica: pensando a un sistema di retrocessioni nel 6 Nazioni ora la principale candidatà sarebbe senz'altro l'Italia, ma va detto che negli ultimi anni hanno chiuso all'ultimo posto anche Scozia, Galles, Francia e Irlanda. E cosa succederebbe, si chiede il dirigente dei verdi, se in futuro fosse l'Irlanda a retrocedere? «Ci distruggerebbe - sottolinea -. Se l'Irlanda venisse retrocessa e finisse a giocare in un torneo con Georgia, Russia, Spagna e Germania, allora l'impatto sarebbe immediato e dovremmo cancellare subito due formazioni professionistiche per l'impatto devastante che avrebbe sulle nostre finanze».

Viene poi sostenuta la tesi secondo cui il fatto che il campionato di club inglese, la Premiership, e quello francese, il Top 14, abbiano promozioni e retrocessioni costituisce un danno per questi stessi tornei. Quindi rimanga tutto come ora, compresa l'Italia nel 6 Nazioni. 

Ultimo aggiornamento: 15:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA