Prima mossa di Innocenti: "Ascione via dalla direzione tecnica della federazione"

Lunedì 15 Marzo 2021 di Ivan Malfatto
Il nuovo presidente federale Marzio Innocenti incontra per la prima volta la nazionale azzurra

AGGIORNAMENTO 

Il primo atto di Marzio Innocenti da presidente della Federazione italiana rugby (Fir) oggi è stato la rimozione dal vertice dell'area tecnica di Franco Ascione, visto il suo ruolo ritenuto uno dei maggiori resposabili dei risultati negativi del movimento e della Nazione (31 sconfitte consecutive nel Sei Nazioni) in questi anni.

«Dopo aver condiviso un’attenta valutazione sulle prospettive future del nostro movimento insieme al prof. Franco Ascione, direttore dell’area tecnica Fir, abbiamo condiviso la scelta di intraprendere un nuovo percorso - è scritto nel documento della Fir, inviato a tutti i club - Questo prevede che il responsabile tecnico nazionale, Daniele Pacini, assuma ad interim la direzione tecnica della Fir. Ascione nei prossimi mesi trasferirà tutte le informazioni e conoscenze necessarie a Pacini in modo tale che la transizione avvenga nel segno della continuità. Ascione manterrà la posizione negli organismi internazionali e la Fir continuerà a giovarsi della sua professionalità".

L'INTERVISTA

«Non abbiamo più tempo. Il rugby italiano è solo. Gli altri non ci vogliono male, ma ci sopportano. Dobbiamo trovare in noi le risorse per venirne fuori». Sono le parole dette da Marzio Innocenti, 62 anni, sabato agli azzurri reduci dalla sconfitta per 48-7 con il Galles, 4° turno del Sei Nazioni. La prima uscita del nuovo presidente della Federazione italiana rugby. Il primo passo del cambiamento invocato dal 56% delle società.
Con lei, livornese arrivato in Veneto nel 1982 e guida il comitato regionale, per la prima volta in 94 anni la regione leader del rugby esprime il leader della Fir.
«Non era mai successo, a parte un mese ad interim di Vittorio Cogo negli anni ‘70 quando era stato male Mario Martone. Sono orgoglioso di questo, del messaggio fra i tanti ricevuti del governatore Zaia e del fatto che dopo 8 anni in comitato il Veneto si sia espresso in modo monolitico superando le divisioni».
Solo il Benetton, tra i big, non ha votato per lei?
«Sì, Treviso e pochi altri»
Unità da riproporre per il successore nel Crv?
«si votal’8 maggio. Chiederò ai club di fare la scelta più condivisa possibile. Pe ora è candidato Guido Feletti (Tarvisium), una disponibilità da apprezzare».
Si aspettava che l’intera classe dirigente della continuità fosse spazzata via?
«Il rugby italiano voleva cambiare. Non si fidava più di chi l’aveva gestito. All’assemblea lo spettacolo di certi federali a caccia di voti è stato patetico».
Quando è stato certo di farcela?
«Dopo la sconfitta di 4 anni fa e nel giro delle club house italiane. E quando Giovanni Poggiali 3 giorni fa ha rinunciato alla candidatura per appoggiarmi. Un grande gesto. Perciò l’ho voluto con me sul palco e gli ho detto: hai tirato fuori la palla dalla mischia, io ho solo calciato il drop vincente».
Il ricorso di Elio De Anna rischia di invalidare le lezioni.
«Secondo me no, ma facciano i passi che ritengono. Eventualmente le rivinceremo».
Con Poggiali (Emilia Romagna) e in consiglio con gli altri presidenti di comitato Giorgio Morelli (Abruzzo), possibile vice vicario, Antonio Luisi (Lazio) e Grazio Menga (Puglia) nasce una sorta di “governo dei governatori”.
«I comitati territoriali saranno il motore del cambiamento, l’ho detto in campagna elettorale».
Ha detto pure che avrebbe sostituito Franco Ascione.
«La direzione tecnica Fir è giusto abbia un ricambio, dopo 31 sconfitte nel Sei Nazioni. Per noi e per Ascione stesso».
In che tempi?
«Rapidi, ma senza mettere in difficoltà la federazione. Come detto, non abbiamo più tempo».
Doterà la Fir di un manager?
«Preferisco la definizione segretario generale. Uno che ha le chiavi in mano di tutto per mettere in atto le direttive del presidente e del consiglio».
La riforma delle franchigie di Pro 14?
«Esamineremo le due candidature sul tavolo, di Banzato-Petrarca e di una cordata inglese. L’obiettivo è spendere per Zebre e Benetton i 9 milioni di euro previsti, destinando gli altri 4 milioni spesi ora in più al movimento».
Il campionato italiano?
«Deve tornare il centro d’interesse del nostro rugby, attraverso superlega pro stile Nba gestita da un commissioner, con condizioni economico-tecniche d’ingresso e niente promozioni o retrocessioni».
Rivedrete la decisione di sospendere i campionati minori per il Covid?
«Se ci sono le condizioni proveremo a far riprendere l’under 16 e 18, per non far perdere due anni a questi giovani».
Il destino della Accademie?
«Finalizzare la formazione solo dei ragazzi in età di 4ª e 5ª superiore, per quelli al di sotto la preparazione ritornerà ai club».
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Ultimo aggiornamento: 23:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA