Martin Castrogiovanni: «Il rugby mi annoia, in tv mi diverto e sono me stesso»

Venerdì 22 Novembre 2019 di Marco Lobasso
Il rugby lo ha reso famoso e lui ha ripagato il suo sport diventando uno dei giocatori più forti della storia della palla ovale italiana. Martin Castrogiovanni è nato e cresciuto in Argentina, ma italiano di adozione e con quell'accento incancellabile e simpaticissimo che ricorda nel modo di parlare Diego Maradona.

Il rugby è stato la sua vita, ma lei, Martin, nei programmi televisivi sta ottenendo un successo enorme, così lontano dai grandi stadi che ha calcato.
«A me piace essere vero e in tv ho scoperto che riesco a essere perfettamente me stesso. È un qualcosa che mi diverte tanto. A me piaceva giocare a rugby e piaceva anche tutto il suo mondo attorno, ma a vederlo in tv ora mi annoia, voglio fare altro».

Quell'altro si chiama personaggio tv: Festival di Sanremo, programmi su Dmax, Amici Celebrites, Tu si que vales, Tutti contro Castro. Simpatia e schiettezza quasi migliori di placcaggi e touche.
«Sono stato Castrogiovanni come pilone, sono solo Castro in tv. Non c'è solo lo sport nella mia vita; voglio conoscere i miei limiti, mettermi alla prova in altri campi e il mondo dello spettacolo in questo mi aiuta tanto».

Anche cuoco sui social con Tutti contro Castro.
«Sì, ma non ho vinto quasi mai. Ho scoperto che mi piace cucinare, ma non mi piace poi pulire e mettere in ordine. Quindi, su consiglio anche della mia fidanzata, a casa cucino poco, perché poi tocca a lei fare il resto. E' stata comunque una bella esperienza dedicata alla cucina senza glutine. Io sono celiaco, mi ha interessato molto».

Le manca il rugby?
«Quello giocato sì, ma ho la mia Accademia, i miei ragazzi dove insegno la mia filosofia di vita in questo sport meraviglioso. E sono libero di farlo senza vincoli».

Oggi c'è qualcuno che ricorda Castrogiovanni in campo?
«Meglio di no (e scherza, ndr). Meglio non assomigliarmi».

Italia a luci e ombre ai Mondiali di rugby. C'è chi dice che a perdere spesso poi si perde anche il consenso.
«Falso. La gente continua a seguire l'Italia del rugby, gli stadi sono pieni. Bisogna avere pazienza perché la nuova generazione dopo quella mia sta crescendo. L'importante è non cambiare continuamente guida. Altrimenti poi diventa difficile...». Ultimo aggiornamento: 11:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA