"La Fir usi i 3 milioni delle Accademie per il rugby di base e il campionato"

Martedì 26 Maggio 2020 di Ivan Malfatto
Umberto Casellato, trevigiano, allenatore della FemiCz Rugby Rovigo

Nelle casse della Federazione rugby italiana nei prossimi mesi arriverà una pioggia di circa 20 milioni di euro, in virtù della cessione del 28% delle azioni del Pro 14 al fondo d’investimento Cvc. Un mare di soldi in tempi di crisi economica e sportiva per il Coronavirus.
Quasi in contemporanea all’annuncio di questa operazione finanziaria, l’allenatore della FemiCz Rugby Rovigo Umberto Casellato ha lanciato una proposta rivolta anch’essa a fronteggiare l’emergenza Covid-19 e a impostare un nuovo sviluppo del rugby italiano. Ovvero togliere i circa tre milioni di euro investiti annualmente nelle Accademie e Centri di formazione Fir di alto livello per destinarli all’attività di base, alla formazione tecnica e allo sviluppo del Top 12. L’ha fatto dalle pagine del sito specializzato Rugbymeet, intervistato da Daniele Goegan, telecronista streaming nonché giocatore del Colorno. L’ha fatto con parole inequivocabili.

ITALIA CROLLATA NEL RANKING
«Siamo in un periodo di emergenza, durante i quali vanno prese decisioni importanti per risolvere la situazione - afferma Casellato, 51 anni, trevigiano, ex mediano di mischia azzurro, due scudetti da giocatore al Benetton Treviso e uno da allenatore al Mogliano  -. Da bilancio Fir vengono spesi 1,5 milioni di euro all’anno per la Nazionale maggiore tra compensi giocatori, spese di trasferta e raduni tra Sei Nazioni e Mondiale, dati del 2019. A questa somma si aggiungono i ben 3,2 milioni di euro destinati a finanziare i progetti di Accademie e Centri di formazione under 16 e under 18. Progetti nati nel lontano 2006 e che in oltre un decennio non hanno dato di sicuro i frutti sperati. Basta leggere i numeri. Allora l’Italia era all’8° posto nel ranking mondiale, da quando ci sono le Accademie viaggiamo tra il 12° e il 15° e non vinciamo una partita nel Sei Nazioni da 5 anni».

Poi Casellato spiega cosa andrebbe fatto secondo la sua visione. «Tagliare gli oltre 3 milioni destinati alle Accademie, fare un passo indietro. Siamo in momento di crisi che necessita eccezionali provvedimenti. Questi 3,2 milioni sono fondi di vitale importanza per i club e per la sopravvivenza del rugby italiano. A cosa serve avere delle Accademie, se non ci sarà un campionato in cui farli giocare questi ragazzi? Molte squadre rischiano di non potersi iscrivere al campionato la prossima stagione. Davanti a questa realtà come ci si può permettere di mantenere i costi di un’Accademia per fare il campionato di Serie A?». La squadra dell’Accademia Fir di Remedello, a due passi da Calvisano, milita infatti in serie A.
Casellato non è il solo a pensarla in questo modo. Punti di domanda sempre più grandi sull’utilità di conservare l’investimento sulle Accademie Fir, in momento di crisi, trapelano anche dal consiglio federale e da altri dirigenti del movimento.

LO SVILUPPO DEL TOP 12
«Io investirei quei soldi nel rugby di base, nelle strutture, nella formazione degli allenatori e sul campionato di Top 12. In quest’ultimo migliorando le strutture, gli stadi, le sale stampa, le palestre e ancora costruendo i “box concussion”, migliorando le postazioni per i giornalisti in tribuna. Bisogna permettere alle società di investire sugli staff tecnici. Servono allenatori di qualità. Penso anche, ma forse sto sognando, a un centro studi per analizzare le statistiche del Top 12 e del Pro 14».

Ultimo aggiornamento: 28 Maggio, 07:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA