Stano: «Io convertito all'Islam per amore di mia moglie. Così mi alleno durante il Ramadan»

Venerdì 6 Agosto 2021 di Gianluca Cordella
Stano: «Io convertito all'Islam per amore di mia moglie. Così mi alleno durante il ramadan»

«Ciao, è il campione olimpico che parla». La chiacchierata con Massimo Stano comincia così. La faccia stravolta dalla fatica e dal caldo di Sapporo ha lasciato il posto a un sorriso perenne.

Si è ripreso?
«Gara durissima, ma come piace a me. Umidità pazzesca, ho sperato anche che piovesse e uscisse il sole per farla alzare un altro po’. Non so perché ma in queste condizioni soffro meno degli altri».

Come si gestisce una gara così?
«L’ho affrontata ripetendomi per tutto il tempo “sono il più forte del mondo, sono il più forte del mondo”. Ha funzionato».

Vanno molto di moda i mental coach adesso, ma direi che a lei non serve…
«Mi hanno sempre detto che la testa è uno dei miei punti di forza. Sono nato così. Poi, da solo, ci ho lavorato un po’ su, leggendo tanti libri. In gara mi creo queste automotivazioni che possono sembrare un po’ spocchiose. Ma a volte serve ingannare il cervello».

 

Quando si è convinto di essere il più forte del mondo?
«Negli ultimi due mesi. Ho lottato per diverse settimane con un’infiammazione al bicipite e allora mi sono detto: se manca qualcosa a livello di allenamento, devo compensare con la testa».

Quindi, in sostanza, ci credeva o no a questa medaglia?
«Fisicamente non pensavo di essere così in forma, sono sincero. Ma mentalmente sentivo che era la mia Olimpiade. L’avevo detto solo a mia moglie e a Patrick (il suo tecnico, ndi)».

A proposito di Fatima: prima di sposarla si è convertito all’Islam. Una scelta che non tutti potrebbero comprendere…
«Ognuno sceglie di fare quello che vuole. Io ho una moglie marocchina e per questo la mia è stata anche una scelta di cuore. Non ci vedo nulla di scandaloso».

Chi è Massimo Stano: si è convertito all'Islam per amore della moglie

Quanto è difficile conciliare allenamenti e gare con i periodi di ramadan?
«Ripeto: con la testa puoi fare miracoli. Era difficilissimo anche gareggiare con il caldo e l’umidità che c’erano oggi eppure lo abbiamo fatto».

Nel suo percorso verso quest’oro che ruolo ha Ostia?
«Non smetterò mai di ringraziare Fatima che mi ha seguito senza dire una parola. Lavorare con Patrick è incredibile, è il miglior allenatore del mondo. Mi aiuta molto anche il gruppo di lavoro: allenarsi con campioni come Antonella Palmisano e Marco De Luca ti fa crescere. A Ostia c’è tutto quello che mi serve per vivere serenamente e raggiungere i miei obiettivi».

A Castel Porziano ha messo insieme due gruppi sportivi…
«Io sono un atleta delle Fiamme Oro ma le Fiamme Gialle mi hanno permesso di allenarmi nel loro centro. E tutti insieme funzioniamo dietro la maglia dell’Italia».

A Ostia ha fatto anche il lockdown e si è messo a studiare il giapponese.
«Da due anni ormai, ho imparato anche a scriverlo. In Giappone mi sento come se fossi a casa. Mi piace la gente, il paesaggio, sono appassionato di Anime e Manga. E’ una cultura che amo».

In gara qualche parola a Ikeda e Yamanishi l’ha detta?
«A un certo punto mi sono avvicinato a Yamanishi e gli ho detto in giapponese “andiamo”. L’ho spiazzato. Le gare si giocano anche su queste cose. Demoralizzi gli avversari che dicono “questo parla pure la mia lingua”. Però al traguardo gli ho reso omaggio con l’inchino».

La vittoria è per la sua Sophie?
«Durante la gara ho pensato tanto a lei. Io volevo diventare papà ma dopo i Giochi. Mi spaventano le notti insonni durante la preparazione. Poi quando hanno rinviato tutto io e Fatima abbiamo deciso di non aspettare più. E Sophie è stata la mia forza, anche oggi».

 

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Ultimo aggiornamento: 10:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA