Garozzo, un argento di rabbia: «Una sconfitta che brucia»

Martedì 27 Luglio 2021 di Gianluca Cordella
Garozzo, un argento di rabbia: «Una sconfitta che brucia»

dal nostro inviato

TOKYO Il frutto di una finale persa o un alloro che ti consegna alla storia. L’argento conquistato a Tokyo da Daniele Garozzo è la classica medaglia… dalle due facce. Lui, al momento, la vede nel primo modo, «ma so che tra qualche giorno sarà un argento splendente». Le statistiche del fioretto invece la collocano dalla parte opposta. Guadagnarsi la finale individuale alle Olimpiadi per due edizioni di seguito – il siciliano di Acireale fu oro a Rio cinque anni fa – era un’impresa che non riusciva dai tempi del mito Nedo Nadi, che la realizzò nel 1912 e nel 1920, prima e dopo la Guerra Mondiale che cancellò i Giochi di Berlino 1916. Le lacrime di Daniele al termine dell’assalto perso contro l’avversario di Hong Kong, Cheung Ka Long, fanno il paio con quelle di domenica della sua fidanzata Alice Volpi che, sempre nel fioretto, la medaglia l’aveva solo sperata, prima di perdere la finale per il terzo posto contro la russa Korobeynikova.
CINQUE ANNI FA
Come cambiano le cose. A Rio erano tutti e due sorridenti: lui per l’oro vinto in pedana e lei in tribuna, dopo aver sofferto e tifato per tutto il tempo. Ma siccome l’unione fa la forza, Alice anche ieri ha messo da parte la sua delusione e si è presentata all’arena Makuhari per sostenerlo. «E’ fantastica, pure oggi ha tifato per me dalla tribuna – dice Garozzo – E’ stata sfortunata anche lei, ma sono sicuro che nei prossimi anni regalerà all’Italia grandissime soddisfazioni». Quando Daniele dice “anche lei” si riferisce ai crampi che prima hanno messo in pericolo il suo torneo, durante l’assalto con il francese Lefort, e poi lo hanno condizionato in finale. «Ma non ho perso per questo. Lui era super in forma, ha imposto il suo ritmo, devo ammetterlo». L’onestà di Garozzo, quella di un medico. Titolo che presto affiancherà alle medaglie olimpiche. Iscritto all’Università di Tor Vergata, gli mancano pochi esami alla laurea. Un futuro dopo la scherma che, dunque, potrebbe non essere banale. Al punto da “rubare” spazio anche alla notte dello Stadio Olimpico che ha dato il via ai Giochi, come testimoniato dalla foto del nuotatore azzurro Matteo Restivo, che ha postato sui social uno scatto insieme a Garozzo con questa didascalia: «I veri studenti di medicina siamo io e Daniele, a parlare di esami e della tesi subito prima della cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Tokyo».
DUE DESTINI
Il destino suo e quello di Alice sono adesso intrecciati una volta di più. Perché l’unico modo per lasciarsi alle spalle la delusione di aver chiuso i rispettivi tornei con una sconfitta è quello di rifarsi con la prova di squadra. 
Giovedì tocca alla Volpi, domenica sarà la volta di Garozzo. «Speriamo di andare a medaglia, sarebbe il miglior modo per non pensare più a quello che è successo ma il mondo della scherma però è cambiato, non è più quello di una quindicina di anni fa, si è globalizzato. Vincere sempre non è scontato». Ne sa qualcosa la scherma italiana tutta che chiude questo giro di prove individuali con due argenti che forse sono un po’ meno di quanto ci si potesse aspettare alla vigilia, visti i nomi ai nastri di partenza. Ciononostante, con quella di Garozzo diventano 127 le medaglie portate all’Italia da questo sport. Nessun’altra disciplina ha contribuito nello stesso modo.

 

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