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Disastro Ferrari, crisi di gomme in Ungheria. E il sogno Mondiale si allontana

Lunedì 1 Agosto 2022 di Giorgio Ursicino
La Red Bull bracca la Ferrari nel GP di Ungheria
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Altro che doppietta. Nell’arena del Hungaroring la nazionale Rossa è partita all’assalto con la pistola ad acqua (scarica...). Ed è stato un disastro. Totale, su tutti fronti. Come per un diabolico affetto domino, un problema tira l’altro e, alla fine, sembra non ci sia nulla da salvare, come ai tempi cupi che parevano dimenticati per sempre. Strategie, scelta e gestione delle gomme, lucidità dei piloti, fino a trascinare nel vortice anche la “principessa”. La SF-75 indicata da tutti come la miglior monoposto del 2022, tanto da essere considerata in Ungheria la favorita assoluta, la monoposto “a misura” della pista che avrebbe facilmente fatto uno-due. Ed i primi a crederci erano proprio i ragazzi di Maranello, tanto che lo avevano addirittura dichiarato.

Paradossalmente l’unica cosa che non ha dato problemi è stata l’affidabilità, ritenuta l’unico tallone di Achille della Ferrari ad “effetto suolo”. Binotto, finito questa volta con merito sul banco degli imputati, non ha dubbi: «Semplice: per la prima volta quest’anno non ha funzionato la macchina. Sia la Red Boull che la Mercedes avevano più passo di noi». Il team principal accetta il processo, ma alza leggermente il tono quando viene incalzato: «Certo, ci sino state altre scelte che evidentemente non hanno funzionato, ma da responsabile della squadra la mia analisi è questa». Le due Rosse, che scattavano seconda e terza con davanti solo quel leprotto di Russell, hanno chiuso quarta e sesta, entrambe fuori dal podio.

È scontato che le truppe ferrariste, già idealmente in marcia verso Monza dove alla ripresa si disputerà il GP d’Italia ultimo di un magico tris, cerchino un capro espiatorio. L’impressione è che, quando la cavalcata trionfale si è trasformata in un ingarbugliato rebus, tutta la Scuderia ha perso un po’ la rotta, con direttive dai box assai poco vincenti, pneumatici che non rendevano affatto fino a piloti sbiaditi al cospetto di Verstapper, Hamilton e Russell che hanno dato spettacolo sfiorando la perfezione. Le dita puntate sono tutte sulla scelta della gomme, gli strateghi del Cavallino, oltre ad anticipare troppo la prima sosta per marcare lo spauracchio olandese, sono stati gli unici a richiamare Leclerc la seconda volta ai box per montargli le coperture dure, quelle con la banda bianca.

Non lo ha fatto quasi nessuno, men che meno fra i “top six”, i sei piloti delle tre squadra che ieri, per la prima volta in questa stagione, si sono giocati la vittoria, tutti con concrete speranze di farcela (meno Perez, forse). Con venti gradi di temperatura e goccioline che cadevano con insistenza senza allagare l’asfalto, è evidente che la bianca non era la prima opzione. Anche perché in pista con quelle coperture c’erano le Alpine di Alonso e Ocon che arrancavano assai. A parziale scusante del Cavallino, c’è il fatto che si non potevano montare ancora le gialle con cui erano partiti, ma erano costretti a scegliere fra le rosse e le bianche e a quel punto (mancavano ancora parecchi giri), la cosa migliore per cercare di marcare sempre Max che aveva effettuato il secondo pit montando le gialle perché era partito con le rosse.

Al quel punto il predestinato e naufragato senz’acqua e costretto a fermarsi una terza sosta. Un cazzotto nello stomaco per il favorito che era in testa a metà corsa ed è finito ultimo fra i primi. Il responsabile della attività sportive della Ferrari su un punto ha ragione: la F1 è profondamente cambiata, la variabili in pista sono talmente tante (compreso il feeling fra i piloti) che se qualcosa gira male si inceppa tutto il meccanismo, trasformando anche il bolide virtualmente migliore da cigno in brutto anatroccolo. Dopo 13 gran premi disputati e 9 ancora da correre sfumano quasi del tutto le speranze mondiali perché lo svantaggio, invece di diminuire, aumenta.

Nella graduatoria Costruttori i punti di ritardo di Charles sul campione del mondo in carica sono diventati 80 (più di 3 gare vinte a zero), superMax è a 258, il ragazzo di Montecarlo a 178, solo di 5 lunghezze in più di Perez (173) che ieri gli è arrivato davanti. Carlos ha recuperato un pochettino sul compagno (156) ma è stato scavalcato dal giovane britannico della Mercedes (158) e precede re Hamilton al quinto podio di fila, seconda piazza d’onore consecutiva. Aria ancora più pesante nel Costruttori dove i driver inglesi (incredibile) hanno riportato la Stella a soli 30 punti dal Cavallino, distanza che, con il trend degli ultimi due weekend, può essere colmato in una gara.

In verità, i vertici del Cavallino (esclusi i piloti) non sembrano tanto affranti perché l’obiettivo del 2022 non era il Titolo, ma tornare competitivi. Chi conosce in fondo il meccanismo sa che non basta avere la macchina migliore, ma bisogna sempre arrivare davanti i non fare alcun errore. Al di là della batosta ungherese, le Ferrari non hanno visto il traguardo per troppe volte (errori dei piloti e guasti meccanici), mentre l’olandese volante ha trionfato in 8 GP su 13, un dominio quasi assoluto. È a rischio il record di Vettel, 155 punti di vantaggio sul secondo.

Ultimo aggiornamento: 2 Agosto, 12:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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