Il cuore di Corinna Schumacher: «Michael è con me»

Giovedì 9 Settembre 2021 di Gianluca Cordella
Il cuore di Corinna Schumacher: «Michael è con me»

«Michael c’è». Per i tifosi di Schumacher difficilmente un’altra combinazione di lettere potrebbe arrivare così al cuore, dritta e a tutta velocità come una Ferrari - quella che sapeva vincere - lanciata sul rettilineo del traguardo. «Michael c’è, è diverso ma c’è». Parla Corinna, la moglie del pluricampione del mondo della F1. E le sue frasi hanno un effetto paradossale. Danno un filo di speranza in più, pur non spostando di un millimetro la tenda immaginaria che avvolge il campione dal 29 dicembre 2013 e dietro la quale tutti quelli che lo amano (e non solo) vorrebbero sbirciare un pochino. Forse qualcuno con morbosità. Sicuramente tanti solo per sapere che Michael sta meglio di quanto il silenzio assordante faccia sempre inconsciamente credere e temere. La voce della compagna di una vita del campione tedesco arriva da “Schumacher”, il documentario prodotto da Netflix in uscita il 15 settembre prossimo. Parla Corinna, parlano anche i figli Gina Maria e Mick. Non trapela nulla sulle condizioni del fuoriclasse dei motori, coerentemente con quanto la famiglia ha scelto di fare sin da subito, dopo l’incidente sugli sci di Méribel. Ma le testimonianze della famiglia, per quanto dolorose perché pregne di una nostalgia ormai sedimentata, restituiscono comunque chiara la sensazione che Schumi c’è e che, in linea anche con quanto dichiarato da Jean Todt in diverse circostanze, è in qualche modo in grado di interagire. «Stiamo insieme, viviamo insieme a casa. È in cura. Noi facciamo di tutto per migliorare le sue condizioni, per assicurarci che sia a suo agio e per fargli sentire l’affetto della famiglia, il nostro legame. Si cerca di andare avanti come avrebbe voluto Michael. Lui ci ha sempre protetto, e ora noi proteggiamo lui». 

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IL RICORDO
Corinna ha raccontato anche alcuni retroscena legati all’incidente. In particolare il fatto che prima della caduta il marito avesse manifestato qualche perplessità sulle piste. «Mi disse che la neve non era ottimale e che avremmo potuto cambiare meta e andare a Dubai», racconta. Ma quella giornata tolse al pilota forse più forte che la F1 ricordi la possibilità di scegliere. «Non ho mai incolpato Dio per quel che è successo – aggiunge Corinna – Si è trattato solo di sfortuna. Nella vita non si può avere più sfortuna di così».

IL DOLORE DEL FIGLIO
Ma il passaggio probabilmente più toccante del documentario è quello con Mick, che dal papà ha ricevuto anche il dna della velocità. Ed è solo possibile supporre quanto papà Michael abbia voglia di sbandierare l’orgoglio per l’approdo del figlio nel Circus dopo le vittorie in F2. Mentre quanto Mick avrebbe voglia di sentirlo e viverlo quell’orgoglio è lui stesso a raccontarlo. «Avrei tante cose di cui parlare con mio padre – è il racconto del giovane pilota della Haas – Ora che sono in F1 ci capiremmo in modo diverso, potremmo chiacchierare su tante cose. Rinuncerei a tutto solo per poter vivere qualcuno di questi momenti». E ritornano subito alla mente le foto di Schumi, con in braccio Mick ancora piccolo, che scherza nel box della Rossa, mettendolo al volante di quella Ferrari che il secondogenito predestinato, grazie alla Academy di Maranello, troverà poi sulla sua strada. «Dal giorno dell’incidente quei momenti in famiglia tra padre e figlio non ci sono più stati o perlomeno ci sono stati in modo minore, e a mio modo di vedere questo è abbastanza ingiusto». Senza dubbio difficile da accettare, soprattutto da figlio. 

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