Stadi aperti, luci e ombre. E tornano gli insulti razzisti

Mercoledì 22 Settembre 2021 di Benedetto Saccà
Stadi aperti, luci e ombre. E tornano gli insulti razzisti

Se è vero (ed è manifesto) che il calcio da tempo fatica a trovare i sacerdoti del bello, non è falso annotare che tanto, molto, troppo, se non tutto, è stato rimesso ormai alla vivacità dei tifosi. A pensarci freddamente, lo si è intuìto durante i periodi di lockdown dovuto al Covid – e lo si è capito, ad essere precisi, per sottrazione, in ossequio a quella piega del reale facilmente riscontrabile in qualsiasi vita di coppia: della presenza, dell’importanza di una presenza ci si accorge soprattutto durante la mancanza. Del resto si può ammettere in piena serenità: il calcio senza tifosi allo stadio era, è e rimarrà francamente inguardabile. Certo, le chiusure erano necessarie per ragioni di sanità pubblica: però, sul piano dello spettacolo, l’andare del campionato scorso ha timbrato la sentenza. E ora. E ora anche la città di Roma avrà la grande occasione di tornare a respirare: perché, domenica pomeriggio, allo stadio Olimpico si giocherà il derby. E soprattutto: sarà finalmente animato dal pubblico. È vero che lo stadio ha aperto le porte ai sostenitori già dall’avvio della stagione, ma è chiaro che il derby potrà diventare la prima, vera festa della ripartenza. A patto che ciascuno si comporti da tifoso – e da tifoso soltanto, ovvio. Come si sa, tra l’altro, l’Olimpico potrà accogliere la metà delle persone previste dalla capienza e quindi, tra quattro giorni, fra curve, tribune e distinti si accomoderanno non più di 32 mila persone. E tutti con il Green pass. E (ben) distanziati.
L’OCCASIONE
Un derby con i tifosi potrà sembrare una sfavillante novità ad occhi invero provati dalle vicende pandemiche e invece è – dovrebbe essere – la consuetudine. Che effetti psicologici, il Covid. Insomma. Torneremo indietro per correre in avanti: e sarà un contro-movimento pazzesco, e in fondo liberatorio, e probabilmente indimenticabile. Desiderosi (e bisognosi) di futuro, recuperiamo il passato – ancora non sporcato dal virus. Agli appassionati di corsi e ricorsi e rincorse piacerà sapere che l’ultimo derby romano giocato a porte spalancate risale al 26 gennaio del 2020: finì 1-1, segnarono Dzeko e Acerbi e gli spettatori erano una cifra non incredibile ma oggi decisamente fantasmagorica: 59.902. Cinquantanovemila. E quindi adesso i romani avranno – pesante perché leggera – la responsabilità di rendere la festa...una festa. Sarebbe delittuoso – questo è pacifico – macchiare il pomeriggio di sport romano, tra l’altro inquadrato dalle telecamere di mezzo mondo, convertendolo in una serata a base di razzismi, ululati, quando non di violenza. E, d’altronde, come andava avvertendo un ex premier: bisogna dirselo chiaramente, questo rischio c’è.
LA PUNTEGGIATURA MORALE
Per cui domenica, epperò non da domenica, servirà una punteggiatura morale intrecciata a uno stile. Ché la riapertura degli stadi ha lasciato dietro di sé una scia di pessimi episodi. Intanto vanno ricordate tutte le contestazioni dalle tinte vagamente razziste ricevute, in mezza Europa, dai giocatori della nazionale inglese ogni volta che abbiano scelto di genuflettersi in omaggio al movimento del Black Lives Matter. E poi, certo, bisogna registrare i recentissimi (beceri) accadimenti che hanno coinvolto variegate tifoserie italiane. Dopo i cori razzisti rivolti a Bakayoko e gli ululati a Kessié nella sfida tra il Milan e la Lazio, ad esempio, durante il pre-partita di Milan-Juventus un sostenitore bianconero ha insultato Maignan urlando «Scimmia, neg...». Indecente, sì. Il Milan ha contattato la Juve, che ha già avviato le procedure per individuare il responsabile: la procura federale ora aprirà un fascicolo. E non solo. Sul romanista Abraham, domenica, sono piovuti buuu e insulti discriminatori durante la gara contro il Verona. E, giusto ieri, il giudice sportivo ha inflitto una multa di 10 mila euro all’Udinese perché l’altra sera i suoi tifosi hanno intonato cori di insulti nei confronti dei napoletani e di Luciano Spalletti. Senza dimenticare, poi, risse, invasioni e disordini avvenuti nel campionato francese da agosto. Lo sport merita di più.

 


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