Roma, Belotti: «Non ci poniamo limiti. Qui c’è un progetto ambizioso. Imparerò da Abraham»

Il gallo si presenta: «Non cercavo un contratto, ma un progetto. Quest'estate mi sono allenato con un preparatore atletico: fisicamente sono a posto. La Roma può vincere tutte le partite»

Giovedì 1 Settembre 2022 di Gianluca Lengua
Roma, Belotti: «Non ci poniamo limiti. Qui c è un progetto ambizioso. Imparerò da Abraham»

Andrea Belotti dà a José Mourinho nuove opportunità in attacco. Il Gallo non ha timore della concorrenza e ha scelto la Roma per il progetto ambizioso che ha strutturato: «La mia priorità era di venire a Roma perché qui so di aver trovato un progetto importante. Abraham è uno stimolo in più per migliorarmi e quando sei in una grande squadra tutti sono forti. Dal primo giorno che sono venuto ho percepito la voglia che c’è di vincere anche in allenamento. La Roma può vincere tutte le partite. Dove arriveremo si vedrà la fine. Non bisogna porsi dei limiti». Ecco la conferenza stampa integrale si Andrea Belotti. 

Dopo sei stagioni in doppia cifra, lo scorso anno è andata meno bene. Come mai?

«L’anno scorso rispetto agli altri anni ho avuto una stagione turbolenta. Ho avuto infortuni, gran parte accidentali, non muscolari. Il primo è stato un calcio preso sul perone, uno muscolare al flessore e l’altro un pestone alla caviglia. Infortuni che mi hanno tenuto fuori di più rispetto alle altre stagioni. Non è mai facile quando inizi a prendere la condizione, fermarsi e poi ricominciare. È stato un sali e scendi e ho giocato meno partite rispetto ai miei standard». 

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Che sfida è essere alla Roma? Che estate ha passato?

«È stata un’estate strana perché anche a livello di mercato è stata particolare. Ci sono stati tanti giocatori che sono rimasti svincolati per lungo tempo. La mia priorità era di venire a Roma perché qui so di aver trovato un progetto importante, una squadra e una società con grandissime ambizioni. Ed era quello di cui avevo bisogno. Io non cercavo un contratto che mi tutelasse, ma una situazione sportiva che fosse giusta per me. E la Roma lo è stata. Non sono stato neanche a pensarci. Abraham è uno stimolo in più per migliorarmi e quando sei in una grande squadra tutti sono forti».

Come si è allenato questa estate? Come sta dal punto di vista fisico?

«È stata un’estate un po’ particolare quando ho visto che la situazione andava un po’ in avanti, ho preso un preparatore atletico per allenarmi. Sapendo che sarei arrivato dopo il pre campionato, dovevo farmi trovare subito pronto. Sono arrivato qui, ho fatto due allenamenti e ho giocato 10 minuti una partita. Fisicamente sono a posto, ci vorrà il tempo per affinare i meccanismi di squadra. Sono a disposizione e devo solo lavorare». 

Trova una Roma prima in classica in un campionato anomalo, è possibile fare qualcosa in più del quarto posto?

«È un campionato strano perché si ferma per il Mondiale. Però è un’opportunità per i giocatori che non vanno al Mondiale per mettersi in condizione perché da gennaio a giugno ci saranno tante partite. Ed essendo una rosa ampia ci sarà bisogno di tutti. L’obiettivo per la Roma sarà vincere partita per partita, quella deve essere la cosa principale. Dal primo giorno che sono venuto ho percepito la voglia che c’è di vincere anche in allenamento. La Roma può vincere tutte le partite. Dove arriveremo si vedrà la fine. Non bisogna porsi dei limiti». 

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Quando le è stata prospettata la prima volta l'ipotesi di venire alla Roma? Ha visto la festa dopo la vittoria della Conference?

«A luglio c’è stato un primo contatto, ma era più un interesse. Ma allo stesso tempo il parco attaccanti era al completo e il matrimonio non si poteva fare. L’ultima settimana di luglio il direttore si è informato su tutta la situazione e ci ha chiesto di aspettare 72 ore per prendere una decisione. Io gli ho la disponibilità a farlo perché la mia priorità era di venire alla Roma. Dopo queste 72 ore il direttore ha richiamato e in due/tre giorni si è fatto tutto. La festa l’ho vista. È stata molto bella, si è vista l’unione e l’amore tra la Roma e la sua gente. È stato uno spettacolo fantastico». 

Come vive la situazione di non essere titolare? Come ha trovato Dybala?

«La situazione con Abraham la vedo come un’opportunità di migliorarmi e di crescere. So che è un attaccante di grande livello, mi stimola a fare sempre di più. Paulo è stato bello ritrovarlo, le prime parole sono state sul percorso fatto insieme. Siamo andati via insieme da Palermo, stavamo entrambi a Torino e poi ci siamo ritrovati qui. A Palermo eravamo ragazzi e ora abbiamo raggiunto un livello di personalità importante». 

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 Che impressione le ha fatto l’accoglienza che le ha riservato lo stadio?

«È stata una sensazione magica. È stato bello vivere tutto quello che è successo, prima che entrassero i miei compagni sentivo i tifosi che mi cercavano. È stato magnifico percepire l’affetto della gente sulla gente. Quando sono entrato non mi aspettavo tutte quelle persone, sapevo che c’era il tutto esaurito ma un conto è sentirlo e un conto vederlo. Poi l’atmosfera, l’inno, la vittoria, il mio ingresso. È stato come vivere un sogno, che se avessi fatto gol sarebbe stato coronato in maniera perfetta». 

 

Ultimo aggiornamento: 2 Settembre, 00:56
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