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Lazio, Sarri: «Milan squadra difficile da affrontare. Futuro? Serve sintonia, altrimenti...»

Sabato 23 Aprile 2022 di Valerio Marcangeli
Lazio, Sarri: «Milan squadra difficile da affrontare. Futuro? Serve sintonia, altrimenti...»

Maurizio Sarri è tornato a presentare il match della Lazio in conferenza stampa. Si avvicina la sfida contro il Milan in uno stadio Olimpico che si preannuncia a maggioranza rossonera. Situazione che il tecnico ha commentato così: «L’unica cosa che può condizionarci è il sostegno dello stadio, ma i nostri tifosi ci hanno sempre aiutato». Infine anche un segnale sul futuro: «Può mancarmi un anno di contratto o un mese, ma serve sintonia».

La Lazio ha segnato 76 gol in stagione, 0 con il Milan. È un caso?

«Il Milan è una squadra forte, senza fare troppe considerazioni tattiche. Prende pochi gol, quindi andare in difficoltà fa parte della normalità purtroppo. La distanza fino a pochi mei fa era netta. Ora proviamo ad assottigliarla».

C’è rammarico per il risultato col Torino?

«Non si possono vedere situazioni di partita in partita. Nelle ultime dodici la Lazio ha conquistato 24 punti, nelle ultime sei i punti sono stati 13, diamo segnali di crescita importanti. Il Torino è difficile da affrontare, abbiamo sbagliato qualcosa, non avevamo le distanze giuste, ma se ha pareggiato col Milan e con la Juve può farlo anche con noi».

Che gara si aspetta contro il Milan?

«Me l'aspetto diversa dalle altre. A fine primo tempo abbiamo rovinato tutte e due le partite. Una squadra che ha queste caratteristiche ti può fare male, ma spero di vedere un match diverso».

Cosa bisogna fare di diverso contro il Milan e soprattutto che settimana è stata?

«Questa è stata una settimana difficilissima. Queste situazioni ti creano difficoltà, pensando più a chi si può recuperare che a lavorare sul campo. Tutti queste influenze sono difficili da affrontare. Vediamo chi recupereremo e poi con chi avrò a disposizione preparerò il match».

Che finale di stagione sarà?

«Punto a punto fino alla fine per un piazzamento in Europa».

Ha già deciso sul futuro?

«Non mi possono far condizionare dal finale di stagione, può essere condizionato da mille fattore. Mi lascio condizionare solo dalle parole del presidente».

Il presidente l’ha confermata. Lei invece può dirci qualcosa sul suo futuro?

«Nel calcio i contratti non servono a nulla, soprattutto per gli allenatori. Posso avere un anno o un mese ancora di accordo, ma se non ‘è sintonia c’è poco da fare».

La sfida contro il Milan è decisiva?

«Tutte le gare da qui alla fine saranno motivo di rischio o opportunità. Sono cinque partite in cui dovremo raccattare tutti i punti possibili».

Che ne pensa della situazione ambientale?

«Non penso che influenzerà più di tanto i calciatori. L’unica cosa che può condizionarli è il sostegno dello stadio, ma i nostri tifosi ci hanno sempre aiutato. Tutto il resto sono situazioni delle quali non parliamo, vengono da lontano e non ho uno studio della situazione tale da poter dare una mia opinione. Averli allo stadio sarebbe determinante. Ci piacerebbe essere aiutati durante la partita».

Come sta Milinkovic?

«Ieri tra quelli che hanno avuto l’influenza sembrava quello che stava un po’ meglio, ma viste le tante ricadute in questi giorni vediamo la situazione. Sarà dura fino a domani pomeriggio capire chi giocherà».

Cosa serve alla Lazio per crescere e colmare il gap con le grandi?

«Ci manca il passo per diventare una squadra forte, ma mi sembra un problema decennale, non degli ultimi tre mesi. Negli ultimi sette o otto anni senza Inter e Milan la Lazio ha fatto la Champions una volta sola. Stiamo lavorando per migliorarci in questo sperando di farcela, ma non è semplice».

La posizione a fine campionato quanto sposterà sul giudizio di questo anno?

«L'ho sempre detto, sarebbe più preoccupante arrivare quinti senza la sensazione di aver costruito qualcosa che arrivare ottavi avendo invece costruito. Il finale di stagione sarà determinato dagli episodi, quindi mi interessa relativamente poco».

Il calo di Zaccagni pensa sia fisiologico?

«Fa parte della stagione di un calciatore, è assolutamente normale. Sembra che dal punto di vista fisico sia impossibile stare al top per venti giorni. Facciamo uno sport in cui non si può puntare un solo evento, noi ne abbiamo 50 da rispettare e in qualcuno siamo al top e in qualcuno no, ma questo fa parte di questo sport».


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