Lazio-Inter: Luiz Felipe-Correa, resta il gelo

Lunedì 18 Ottobre 2021 di Alberto Abbate
Lazio-Inter: Luiz Felipe-Correa, resta il gelo

L’aria è ancora tesa dopo il nervosismo e le scintille di sabato sera. Luiz Felipe si asciuga le lacrime e chiede scusa a Correa e all’Inter dopo la sua esultanza: «A fine partita sono finito per saltare sulle spalle del Tucu perché è uno dei miei grandi amici. Volevo abbracciarlo e scherzare sul risultato, perché lo permette la nostra amicizia. Forse, ripensandoci, non era il momento migliore o il luogo più adatto, ma il mio gesto era innocente e non voleva essere irrispettoso né verso Joaquin né verso i suoi compagni e i tifosi della società nerazzurra.

«Ti amo, Mano», è il messaggio postato nella notte su Instagram dal brasiliano con sei foto degli abbracci con Correa. Che - nonostante l’intermediazione di Leiva - non aveva risposto al telefono sabato sera e da ieri sembra ancora offeso a distanza: «Mi dispiace per quanto accaduto da tutti i punti di vista. Innanzitutto per i tifosi di calcio, di cui dovremmo sempre essere un esempio positivo. Sicuramente il mio amico Luiz ha sbagliato, il gesto e il momento. E poi a caldo la mia reazione è stata quella. Ora voltiamo pagina». Alla fine a rimetterci è comunque il brasiliano, con il rosso estratto da Irrati che gli costerà almeno la trasferta di Verona. Emergenza in difesa (anche Acerbi squalificato, pronti Patric-Radu) che verrà accettata dalla Lazio, soltanto se al centrale verrà comminata una giornata. Dipende cosa sarà contestato, se Irrati ha visto solo irriverenza o violenza. In caso di pesante pena, pronto il ricorso della società.


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SCONTRO CON MAU 

Eppure di Lazio-Inter non rimane solo quella brutta scena. Il campo diventa un ring già prima, quando Felipe Anderson vede Dimarco a terra e lancia comunque Immobile verso la porta. Dopo il gol, si scatena la prima rissa. Sarri è costretto a sostituire il brasiliano perché c’è una caccia all’uomo su di lui ed è una continua minaccia. Proprio il mister a fine gara risponde a Correa: «Ma cosa vuoi, avete continuato voi a giocare...». E il Tucu replica: «Proprio tu che mi pregavi di restare tutta l’estate qui a Roma...». Un altro ex avvelenato con la tribuna: «Vi aspetto fuori», le parole di Kolarov ai laziali, che insultavano la panchina. Lautaro però è il più nervoso e lascia il campo quasi spaccando un plexiglass. Nel tunnel volano insulti fra de Vrij-Skriniar e Reina, ma per fortuna le due società riescono a formare dei cordoni per placare e scongiurare qualunque contatto e la baruffa. 
 

LO SCONFORTO DI SIMONE

Serviva uno sceriffo, non un arbitro. La trance agonistica e i nervi “dinamitardi” degli interisti, su tutti di Dumfries e Lautaro, guastano il finale e soprattutto il ritorno di Inzaghi all’Olimpico: «Questa doveva essere la partita del cuore ed invece è finita così male», le parole dell’ex tecnico ad alcuni tifosi vip della Lazio, uscendo dallo stadio. Prima lo stesso Simone aveva giustificato in conferenza l’atteggiamento della Lazio e di Felipe Anderson, lui non avrebbe detto ai suoi giocatori di fermare il gioco. Eppure all’Inter non sono d’accordo: il giorno dopo dai corridoi di via della Liberazione fanno trapelare che d’ora in avanti l’applicazione del regolamento dovrà essere specifica sulla prosecuzione o meno in caso di giocatore al suolo. Intanto adesso bisogna pure capire cosa hanno scritto Irrati e gli ispettori della Procura federale nel referto. Se i fatti porteranno o meno a provvedimenti e a ulteriori strascichi, si saprà domani, quando si esprimerà il giudice sportivo. 


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