Lazio, il trio delle meraviglie è tornato nel derby

Lunedì 27 Settembre 2021 di Alberto Abbate
Lazio, il trio delle meraviglie è tornato nel derby

Nel nome di Pedro, Felipe e Ciro. La Lazio rende grazie al trio. Si riaccende nella gara più sentita, l’attacco, e sono fuochi d’artificio. Perché la fiducia si trasforma in cinismo e spettacolo. Felipe è indemoniato, sgomma sulla Roma, serve a Milinkovic un cioccolatino e lui sbrana l’intero incontro. Immobile mette il piede in ogni gol, pure se finisce nel tabellino solo nei due assist per il secondo e il terzo centro: prima fa la sponda per Pedro, poi serve ancora Anderson ed esce sfinito. Non raggiunge Rocchi a 5 marcature nella stracittadina, ma il suo contributo è quasi eroico. Scritto nel destino invece, quel gol avvelenato di Pedro. Prima di lui solo i doppi ex Kolarov e Selmosson. Da una sponda all’altra del Tevere in meno di un anno, il risultato è lo stesso: aveva segnato lo scorso 15 maggio agli antichi “nemici” biancocelesti nel 2-0 del derby di ritorno. Quindi lo sbarco di Mourinho, l’esclusione dello spagnolo dal progetto e la chiamata di Sarri a Formello. Rieccolo decisivo con l’aquila sul petto: Pedro supera di precisione Rui Patricio e vola in panchina ad esultare con Maurizio. C’è tutta la Nord in quell’abbraccio, Pedro è adottato. Quando torna in difesa sotto la curva ad aiutare i compagni, è standing ovation: «Era un derby speciale per me, ma sono soprattutto felice per i tifosi e per la Lazio. Sono stato accolto in una grande famiglia e l’allenatore ha la mia stessa idea di gioco. È un momento cruciale della mia carriera e voglio continuare a fare tanti gol». 
CHIAVE
Rinasce pure Felipe Anderson, corre avanti e indietro: «Gli abbiamo fatto male col ritmo». Lui scartavetra la fascia destra ed è la chiave della vittoria della Lazio. Segna, manda Ibanez e Vina al manicomio, prova sino all’ultimo a ricambiare il favore a Immobile, che sbatte però sempre su Rui Patricio. Alla fine “solo” un gol e un assist per il brasiliano, ma è un altro segno simbolico. È lo stesso dell’11 gennaio 2015, quando servì Mauri e poi timbrò con un allungo il raddoppio. È tornato davvero lui, quasi sette anni dopo, quel funambolo che trascinò poi pure la Lazio di Pioli ai playoff di Champions. Sarri credeva che il suo talento potesse risbocciare all’improvviso, ha il responso nel giorno più bello: «Ora devo ripagare la fiducia del mister con continuità anche in futuro. Non ci ho pensato un attimo a sposare il suo progetto». Secondo gol e terzo assist contro la Roma al decimo confronto: «Ma questo è il mio derby preferito e dobbiamo sempre vincere in questo modo», assicura il brasiliano. 
GENEROSITÀ
Batticinque con Ciro. Sotto la Nord re Immobile resta nudo con la fascia da capitano. La sua generosità e intelligenza valgono molto più del gol e dei record. Sostituito, resta in panchina ed esplode di gioia al gong. Il bomber prende i compagni per mano, balla e urla col suo popolo dal fischio d’inizio. Controlla e accarezza sul piede di Felipe Anderson il cross per Milinkovic-gol. Un carrarmato, Sergej, alza il baricentro e sfonda la Roma all’undicesimo minuto, strappando la palla di testa dalle mani di Rui Patricio. Il portiere gli schiaffeggia il collo, Milinkovic rimane al suolo, ma poi si rialza stordito e contento. Primo centro contro la Roma in campionato per il serbo. Anche se già nel 2017 era diventato incubo giallorosso: due reti e un assist nelle semifinali di Coppa Italia, andata e ritorno. 
FANTASIA
Aveva riposato a Torino, Milinkovic torna vivo nel derby. Col ringhio da mezzala, il tocco da fantasista e la profondità da centravanti. Tredicesimo gol in A di testa per Sergej, nessuno in Italia ha fatto meglio di lui negli ultimi sei anni: «Mi piace segnare e segnerò ancora nei derby. Intanto i tifosi possono tornare a casa felici e noi trovare motivazioni ancora più forti. Dobbiamo migliorare perché facciamo gol e poi perdiamo la cattiveria per farne altri». Non lui. Lui vola e vola finalmente la Lazio di Sarri. Perché dietro i tre attaccanti, sale al potere anche la fantasia dei due centrocampisti. Pure Luis Alberto mostra i suoi numeri: sul terzo timbro, il filtrante per Immobile in profondità ricorda Kakà su Crespo nella finale di Istanbul. Peccato che lo spagnolo esca col solito broncio fra le pacche di Sarri. Poi però canta pure lui coi tifosi: «Questo derby è per voi». Sono cinque, i tenori biancoclesti. 

 


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