Roma, troppi episodi contro e Mou attacca gli arbitri: «Io so il perché...»

Lunedì 8 Novembre 2021 di Alessandro Angeloni
Roma, troppi episodi contro e Mou attacca gli arbitri: «Io so il perché...» (foto Mancini)

Spiegare la mediocrità di certi risultati della Roma solo con le nefaste decisioni degli arbitri è sciocco, sbagliato e anche superficiale, però non si può far finta di nulla. Come sostiene Mou, gli episodi non si compenseranno e per ora si accumulano soltanto. Nel breve tempo, poi: dodici giornate fanno quattro-cinque punti persi. E questo tende a essere un problema, anche grande, che lo Special non nasconde e che si trova, nei post partita, a denunciare. La società è avvolta nel silenzio dei Friedkin e da qualche dichiarazione tardiva del gm Pinto. Una volta si preparavano i dossier, con gli episodi e i punti persi, la Roma - Mou a parte - usa altre strategie, alzando la voce sì, ma lievemente. «Ci sono quattro o cinque esempi che sono molto chiari e che ci devono preoccupare. Gli arbitri decidono seguendo criteri opposti ogni volta, è il momento di dire basta», queste le parole di Pinto il giorno dopo la sfida con il Milan.

IL PASSATO
Flashback: quando la Roma di Zeman era martoriata dalle decisioni arbitrali (biennio ‘97-‘99), il presidente Sensi decise di affidarsi a Capello perché più «vicino amico del palazzo». Ecco, fino ad ora abbiamo sempre paragonato la Roma di Mou alla prima di Capello, quella antecedente allo scudetto. Per l’impostazione del progetto, per l’essersi affidati a un allenatore vincente e di esperienza, sì, il confronto può essere calzante. Sotto l’aspetto dei punti persi per decisioni arbitrali sbagliati, Mou sembra più simile a quello Zeman, che al palazzo non piaceva proprio e tutti ricordiamo perché. Il rapporto contrastante tra Mou e la categoria arbitrale non nasce certo a Venezia: lui con il mondo arbitrale s’è sempre scontrato, risultando “antipatico” per quel suo modo sempre sincero di attaccarlo frontalmente, preventivamente. Il suo essere contro risale ai tempi dell’Inter, e il gesto delle manette ha fatto storia. Sono passati anni, sono cambiati i direttori di gara, Mourinho è un po’ più grigio, ma ci risiamo. Lo Special magari pensa che la sua Roma non sia gradita, che quarta non ci deve arrivare (ma forse non può nemmeno per questioni tecniche, di squadra, di inadeguatezza della rosa). Un disegno inquietante, ma non dimostrabile: solo Mou può denunciare, se sa. Per ora siamo/è nel campo delle ipotesi, dei sospetti. Perché gli episodi cominciano ad essere tanti, troppi, ultimo quello di ieri a Venezia, calcio di rigore fischiato contro per un fallo inesistente di Cristante su Caldara: perché il Var non è intervenuto? Mourinho ultimamente ha scelto la linea del dico e non dico, ma si capisce benissimo: si sente penalizzato, e nemmeno casualmente. «Di solito quando arrivi alla fine della stagione, pensi che uno a sfavore non c’era, uno a favore neanche, e le cose si compensano. Ma qui le situazioni si accumulano, e allora meglio stare zitto... Mi chiedo il perché e mi rispondo, ma devo stare zitto. Io sono qui a parlare, l’arbitro e il Var no. Il rigore di Venezia, diciamo, è stata una parte importante della partita». 

ESCALATION
A Mourinho, già alla quinta giornata, qualche dubbio è cominciato a venire. Roma-Udinese, partita antecedente al derby: l’arbitro Rapuano espelle Pellegrini, per la gomitata a Samardzic. Le immagini chiariranno che proprio di gomitata non si trattasse. Lo Special, a fine partita, invocava la presenza di Lorenzo nel derby, definendo quel rosso «ridicolo». Messaggio arrivato agli arbitri, che non hanno gradito. Ma la Roma è appena entrata nel tunnel: giornata successiva, il derby, arbitro Guida. Contestato il gol di Pedro, che nasceva da un fallo di Hysaj in area su Zaniolo. Da possibile rigore a gol subito. Apriti cielo. Show di Mou nel post partita, se la prende anche con un delegato della Lega, che non vuole farlo parlare in presenza dei giornalisti ma solo da remoto. Gli episodi, come sostiene il tecnico si accumulano, ed ecco che a Torino, contro la Juve succede un po’ di tutto. Orsato, pizzicato dalla telecamere durante un colloquio con Cristante, sostiene che «sul rigore non si dà vantaggio». Invece, davanti a una chiara occasione, si può, si deve. E la chiara occasione la Roma ce l’aveva: Abraham aveva fatto gol, invece il rigore - concesso frettolosamente da Orsato per fallo su Mkhitaryan - era stato poi fallito da Veretout (tiro che poi andava ripetuto, e lo stesso Mou lo ha ricordato qualche settimana dopo, postando il penalty fatto ripetere a Dybala in Champions). E non è finita, siamo a domenica scorsa: Roma-Milan, arbitro Maresca, poi fermato dall’Aia. Rigore per il Milan, tocco di Ibañez su Ibra. Il Var interviene e conferma, ma le immagine non chiariscono la vera entità del tocco, che sembra non esserci. Poi, non viene concesso il tiro dagli undici metri alla Roma per il fallo di Kjaer su Pellegrini, lo stesso fischiato qualche giorno prima a San Siro per lo stesso identico intervento di Dumfries su Alex Sandro. E non finisce qui...

 


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