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De Zerbi e i suoi "prigionieri" in hotel: «E alcuni giocatori possono essere chiamati a combattere. Hanno paura»

Sabato 26 Febbraio 2022 di Stefano Boldrini
De Zerbi e i suoi "prigionieri" in hotel: «E alcuni giocatori possono essere chiamati a combattere. Hanno paura»

La speranza alla quale sono aggrappati lo staff italiano e i calciatori brasiliani dello Shakhtar Donetsk, rinchiusi da tre giorni nell’hotel Opera di Kiev, è in due parole: cordone umanitario. Il gruppo è intrappolato nella capitale dell’Ucraina da mercoledì pomeriggio, poche ore prima dell’inizio dell’invasione russa. Non ci sono vie di fuga. Il secondo aeroporto di Kiev è controllato dalle forze militari di Mosca e lo spazio aereo è chiuso ai voli civili. I treni sono bloccati. Muoversi in auto è rischiosissimo e alle frontiere ci sono code chilometriche.

Roberto De Zerbi (allenatore), Davide Possanzini (viceallenatore), Agostino Tibaudi (preparatore atletico), Vincenzo Teresa (preparatore atletico), Giorgio Bianchi (allenatore dei portieri), Marcattilio Marcattili (coach fitness), Michele Cavalli (assistente tecnico), Paolo Bianco (assistente tecnico) lavorano con lo Shakhtar dalla scorsa estate. Nulla è stato normale di questa esperienza professionale. La squadra è di Donetsk, in pieno Donbass; si allena a Kiev, presso il centro olimpionico ucraino; gioca a Kharkiv, colpita pesantemente dalle bombe in questi primi giorni di guerra. Da mercoledì, dopo l’ultimo allenamento in vista della ripartenza del campionato dopo la sosta invernale – il torneo è stato sospeso solo dopo l’inizio dell’invasione, una follia -, vivono in questo hotel nel cuore di Kiev, vicino al teatro dell’Opera, la Cattedrale di Santa Sofia e il quartiere delle ambasciate. L’albergo offre 140 camere, ma a parte lo staff italiano, i dodici calciatori brasiliani con le loro famiglie e il personale, c’è il deserto.

Roberto De Zerbi è il portavoce ufficiale del gruppo. E’ lui che tieni i contatti con ambasciata e consolato. “Ci hanno consigliato di rimanere in hotel – le dichiarazioni rilasciate a Radio Deejay -. La strada che porta ai confini con Romania e Polonia è bloccata, sarebbe rischioso affrontare il viaggio. Sentiamo le bombe, ma ci tranquillizzano affermando che ai civili stranieri non accadrà nulla. Abbiamo paura, è naturale, ma dobbiamo controllare i nervi e non possiamo abbandonare al loro destino i calciatori”. De Zerbi ha svelato un altro motivo di angoscia: “E’ stata introdotta la legge marziale e gli uomini da 18 a 60 anni possono essere richiamati al fronte in qualsiasi momento. I nostri calciatori ucraini hanno paura. Fino a tre giorni fa giocavano a calcio e ora potrebbero ritrovarsi con il fucile in mano”.

Agostino Tibaudi racconta la quotidianità di questa situazione: “Non abbiamo problemi di scorte alimentari. Cuochi, camerieri e inservienti stanno facendo il possibile per aiutarci. Mangiamo tutti insieme, nelle sale più riparate. Bisogna stare lontano dalle finestre. La palestra va evitata perché è piena di vetrate, ma poi con questa situazione nessuno ha voglia di frequentarla. Trascorriamo il tempo incollati alla televisione e al computer. Riusciamo a seguire qualche canale Rai e Sky. Seguiamo anche la Cnn e qualche emittente russa. Io capisco qualcosa perché ho lavorato a Mosca, ma è difficile. Siamo in costante contatto con il console Nicolaci che ci informa sugli sviluppi della situazione. La speranza di tutti è che ci sia il prima possibile una tregua e si creino corridoi umanitari per lasciare il paese”.

Lo staff italiano sta reggendo lo stress di questi giorni. I più angosciati sono i calciatori brasiliani, alcuni dei quali giovanissimi. Al gruppo dello Shakhtar, si sono uniti due connazionali della Dinamo Kiev, Vitor Naum e Emerson Santana. Hanno diffuso sui social un video per chiedere aiuto al governo. La lontananza aumenta l’angoscia. Dal presidente Jair Bolsonaro, per ora, nessuna risposta.


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