Andreas Brehme morto a 63 anni, chi era: lo scudetto con l'Inter nell'89 e il rigore in finale con l'Argentina a Italia 90

La sua morte arriva a poco più di un mese, era il 7 gennaio scorso, da quella di un altro grande giocatore tedesco, Franz Beckenbauer

Martedì 20 Febbraio 2024 di Salvatore Riggio
Andreas Brehme morto a 63 anni, lo scudetto con l'Inter nell'89 e il rigore in finale con l'Argentina a Italia 90: addio al mancino fatato

Il calcio piange la scomparsa di Andy Brehme, 63 anni, campione del mondo con la Germania Ovest a Italia ‘90 con un suo rigore trasformato in finale contro l’Argentina di Diego Armando Maradona e icona dell’Inter dei tre tedeschi – gli altri erano Lothar Matthäus e Jurgen Klinsmann –, club con il quale vinse lo scudetto del 1989 con Giovanni Trapattoni in panchina.

Oltre a una Supercoppa Italiana e una Coppa Uefa. Fatale per l’ex terzino un arresto cardiaco. La sua morte arriva a poco più di un mese, era il 7 gennaio scorso, da quella di un altro grande giocatore tedesco, Franz Beckenbauer. L’ex calciatore è stato trasportato al pronto soccorso della clinica in Ziemssenstraße, vicino alla sua abitazione, ma ogni soccorso è stato vano. Brehme lascia la compagna Susanne Schaefer e due figli adulti avuti dall’ex moglie Pilar. «Un giocatore magnifico, un grande interista. Ciao Andy, per sempre leggenda», il post su X dell’Inter.

La carriera

Brehme era nato ad Amburgo, nell’allora Germania Ovest, il 9 novembre 1960, innamorandosi subito del calcio grazie al padre Bernd. Tanto che a soli cinque anni entrò nel settore Giovanile del Barmbek-Uhlenhorst, squadra del quartiere dove è nato, e dopo aver fatto tutta la trafila approdò al Saarbrücken prima del grande salto al Kaiserslautern e poi al Bayern Monaco. Nel 1987, dopo una Bundesliga e una Supercoppa con i bavaresi, il suo sbarco in Italia. Arrivò all’Inter e diventò, appunto, uno dei calciatori più importanti della squadra di Giovanni Trapattoni. Nel 1992 andò in Spagna, alla Real Saragozza, ma dopo un solo anno tornò in Germania al Kaiserslautern, dove chiuse la carriera nel 1998, vincendo una Coppa di Germania e un altro campionato. Brehme fu apprezzato molto: aveva un mancino fatato, con il quale batteva con straordinaria efficacia i calci da fermo. Ma era in realtà ambidestro e poteva giocare anche come mediano.

 

I guai

A fine carriera, però, arrivarono i guai. Prima un’indagine per guida in stato di ebbrezza (che si risolse in un nulla di fatto), poi il suo matrimonio con Pilar in frantumi con tanto di divorzio nel 2010. Andy doveva pagare gli alimenti all’ex moglie e iniziarono per lui anche i problemi economici. Non si conoscono esattamente le dinamiche, ma nel giro di pochi anni del suo patrimonio non rimase nulla e dovette ipotecare la casa di Montecarlo, avendo debiti per oltre 200mila euro. Partecipò a un reality televisivo nel tentativo di guadagnare qualche soldo. Avrebbe avuto bisogno di aiuto, ma non ebbe il coraggio di chiederlo. Per lui lo fece Franz Beckenbauer, che invitò ufficialmente la DFB a dargli una mano. Dopo la provocazione di un suo ex compagno, Oliver Straube, che gli offrì un posto nella sua ditta come addetto alla pulizia dei bagni, a salvarlo fu il Bayern Monaco: fu assunto come osservatore del club bavarese. Ha svolto questo ruolo per alcuni anni, nei quali ha potuto ripagare tutti i suoi debiti. Il peggio sembrava alle spalle, ma un arresto cardiaco gli è stato fatale.


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