Nba, il protocollo anti Covid-19 sarà rigido: tamponi giornalieri per i giocatori non vaccinati

Martedì 7 Settembre 2021 di Marino Petrelli
Nba, il protocollo anti Covid-19 sarà rigido: tamponi giornalieri per i giocatori non vaccinati

Arene piene al 100 percento, rigidi protocolli anti Covid e nuove, ricche sponsorizzazioni. L’Nba si prepara alla nuova stagione con un entusiasmo rafforzato dalla forte dissezione della vaccinazione di massa e dalla scelta del commissionare Adam Silver di aprire, definitivamente, la capienza dei palasport al 100 percento. Già alla fine della passata stagione le arene avevano aperto con un indice di riempimento molto alto, ora è certo che non ci saranno più restrizioni, a meno di una recrudescenza della pandemia che dalla metà di luglio a oggi ha fatto risalire i positivi da quasi 36 mila a oltre 76 mila al giorno.

E se in Europa, e in Italia in particolare, la discussione è se portare al massimo di capienza tra il 35 e il 50 percento al chiuso, gli Stati Uniti si confermano ancora una volta avanti rispetto al resto del mondo. Dal 19 ottobre (si parte con i campioni in carica dei Bucks contro i fortissimi Nets di Durant, Harden e Irving e Los Angeles Lakers contro Golden State Warriors), capienza totale, non solo nel basket, ma anche negli altri sport tanto cari agli statunitensi. 

Nba, senza vaccino non si passa

Si riparte in sicurezza, grazie ad un protocollo anti Covid-19 rigidissimo, soprattutto con chi non è ancora vaccinato. Le linee-guida ancora da ufficializzare, ma nessuno pensa possano essere diverse da quelle che stanno già circolando, stilano una lunga serie di restrizioni riservate soltanto a chi ha scelto di non aderire alla campagna vaccinale. I giocatori non vaccinati, ad esempio, dovranno sottoporsi a tampone in occasione di ogni partita e allenamento, quindi anche due volte al giorno, a seconda degli impegni della squadra, mentre chi ha già ricevuto la doppia dose sarà esentato dai test, ad eccezione se sussiste una chiara evidenza sintomatica di infezione in corso. In aggiunta, i giocatori non vaccinati saranno costretti a osservare una quarantena di almeno sette giorni se venuti in contatto stretto con un positivo al coronavirus, un obbligo non necessario, invece, per i vaccinati, cui basterà risultare negativi al test.

I non vaccinati dovranno mangiare a una distanza di almeno due metri dai compagni di squadra vaccinati e viaggiare in sezioni separate di autobus e aerei durante le trasferte e gli spostamenti pre e post-partita verso i palazzetti. Head-coach, membri dello staff tecnico e arbitri dovranno necessariamente essere vaccinati con doppia dose, così come gli ufficiali di campo e gli addetti ai palazzetti, a loro volta tenuti a mantenere una distanza di sicurezza di 15 piedi (4.5 metri) dai giocatori.

Nella bozza che sta circolando, l'ultimo punto riguarda le leggi locali e prettamente relative ai singoli Stati o metropoli. New York e San Francisco sono tra le grandi città statunitensi che hanno adottato le misure più stringenti contro il coronavirus. L'ingresso ai palazzetti dei Warriors, dei Knicks e dei Nets sarà strettamente riservato ai soli vaccinati, giocatori e staff compresi. Le leggi si applicano per i residenti (nel caso, giocatori e staff di Warriors, Knicks e Nets) ma non per gli ospiti, che potranno scendere regolarmente in campo anche senza copertura vaccinale completa.

SPONSORIZZAZIONI IN CRESCITA - In attesa de prossimo campionato, e nonostante l'impatto che il Covid-19 ha generato sulla passata stagione e su quella precedente salvata soltanto dalla “bolla” di Orlando che ha permesso la conclusione in sicurezza del campionato 2019/20, la National Basketball Association e le sue 30 squadre hanno generato 1,46 miliardi di dollari (1,22 miliardi di euro) di entrate da sponsorizzazioni aziendali, secondo i nuovi dati di IEG, l'agenzia di marketing e strategie di mercato con base a Chicago che ha certificato che la NBA ha aumentato la propria attività di sponsorizzazione di oltre il 6 per cento su base annua.

L'Nba, dice la IEG, è al secondo posto tra le proprietà sportive professionistiche nordamericane per sponsorizzazione totale, dietro a 1,62 miliardi di dollari della NFL, ma davanti a 1,1 miliardi di dollari della Major League Baseball e 676 milioni di dollari della National Hockey League. Assicurazioni, vendita al dettaglio e birra e vino/alcolici sono le categorie ccon il maggior numero di accordi individuali. State Farm, Anheuser-Busch e Verizon sono stati i marchi più attivi in base al numero di accordi e ogni azienda ha stretto patti con almeno 20 delle 30 squadre NBA. Con la pandemia (quasi) alle spalle, la Lega statunitense vuole crescere ancora. Dal 19 ottobre sarà tutta un’altra musica. 

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Ultimo aggiornamento: 8 Settembre, 10:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA