Pantani, la mamma: «Marco mi è apparso in sogno. Pace con il pm, ma non cambio idea»

Martedì 31 Agosto 2021
Pantani, la mamma: «Marco mi è apparso in sogno. Pace con il pm, ma non cambio idea»
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17 anni e poco più sono passati da quel 14 febbraio 2004. quando il Pirata di Cesenatico Marco Pantani fu trovato privo di vita in una stanza del residence "Le Rosè", a Rimini, un accadimento che spense una delle più luminose stelle dello sport azzurro e mondiale. Un San Valentino di sangue quello della famiglia Pantani, soprattutto per la mamma Tonina, che non ha mai accettato in tutti questi anni la versione fornita dal pm Paolo Gengarelli, magistrato titolare della prima inchiesta sul caso del ciclista. Il cui decesso all'inizio era stato imputato ad un mix esagerato di cocaina e farmaci ingurgitato dall'atleta, che aveva portato all'overdose senza che nessuno potesse intervenire.

 

 

Tonina Pantani: «Non cambio idea»

 

La famiglia ha invece sempre chiesto di indagare sull'ipotesi che sia stato ucciso. Ma anche l'ultima inchiesta, riaperta a distanza di anni, aveva portato alla stessa conclusione: la pista di un assassinio non era fondata. Ieri Tonina però ha ripercorso le tappe della storia processuale, confrontandosi con il pm su alcuni punti, seppur rimanendo, alla fine, della propria opinione. L'incontro è servito a ricostruire i fatti in modo sereno, ponendo fine agli equivoci nati nel tempo. Secondo il Resto del Carlino Tonina avrebbe dichiarato: «Marco mi è apparso in sogno e mi ha detto di andare dal pm. È stato un incontro tra amici, ma non cambio idea sull'accaduto».

 

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L'ultima archiviazione è del giugno 2016, quando il gip Vinicio Cantarini ha sancito, accogliendo la richiesta della Procura, che non ci sono più strade da seguire per provare a sostenere che Pantani sia stato ammazzato. Era stato un esposto presentato a luglio 2014 dalla famiglia del corridore a chiedere di indagare ancora. Ma gli investigatori non hanno trovato nulla in tal senso. La verità giudiziaria, dunque, dice che Pantani morì da solo in una stanza del residence, chiusa dall'interno. Per un'azione prevalente di psicofarmaci, così da far pensare più a una condotta suicida, che a un'overdose accidentale. Esclusa, in ogni caso, l'ipotesi di un'assunzione sotto costrizione.

 

 

Le pene

 

Rimane a questo punto la ricostruzione dei processi fatti. Un patteggiamento a quattro anni e dieci mesi per Fabio Miradossa e a tre anni e dieci mesi per Ciro Veneruso, per spaccio e morte come conseguenza di altro reato. Il primo avrebbe consegnato al Pirata la dose letale, l'altro l'avrebbe procurata. Poi c'era un altro imputato che aveva rifiutato il patteggiamento e che alla fine è stato assolto dalla Cassazione. Non hanno portato a risultati neppure gli accertamenti, sempre sollecitati dalla famiglia, su un presunto intervento della Camorra al Giro d'Italia del 1999, quando Pantani venne escluso per l'ematocrito alto.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 18:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA