Il sogno infranto dei gemelli ciechi che corrono in tandem: l'assistente deve stare a distanza

Lunedì 18 Maggio 2020 di Tina Ruggeri
I gemelli Andrea e Sandro Zanibellato con il loro accompagnatore
TREVISO Il tandem è la loro àncora di salvezza in una vita priva di colori. Ma non possono usarlo. Sandro e Andrea sono due gemelli omozigoti di 48 anni. Erano ancora bambini, alle scuole elementari, quando a causa di una malattia persero gradualmente la vista, sino a diventare ipovedenti. Un'adolescenza difficile, ma con i ricordi rimasti impressi nella mente della loro prima biciclettina. Scorrazzavano per le vie del centro di Treviso, dove abitano, pieni di allegria in sella alla due ruote. Poi e il loro mondo ha perso i colori, le forme, la luce. E Sandro e Andrea sono piombati nell'oscurità. Uno dei due gemelli Zanibellato riesce ancora a distinguere piccoli flash di luce, ma nulla di più. E dopo la perdita della vista è iniziato il lungo percorso nel mondo della cecità, dell'apprendere il mondo attraverso gli altri sensi. Ma il fruscio delle ruote di bicicletta è rimasto sempre nel loro cuore.

LA SVOLTA CON LA DOPLA'
Mamma Agnese, 78 anni, vedova da almeno dieci, li segue in ogni loro attività ormai da uomini. Sandro lavora come centralista al Ca' Foncello, Andrea fa lo stesso lavoro all'Inps, a pochi passi da casa. E poi un giorno hanno riscoperto la bicicletta. «Si sono avvicinati alla nostra società racconta Mauro Paulon, responsabile del settore paralimpico della Doplà, società di ciclismo di Dosson e loro guida poco più di due anni fa. Sono del 1974. E dopo quarant'anni sono tornati in sella all'amata bicicletta con trasporto e passione. Siamo stati contattati grazie a un altro conoscente ipovedente che si allena e fa le gare in tandem, sempre trevigiano, attraverso le associazioni che curano il mondo della cecità. Ad Andrea e Sandro abbiamo parlato del nostro settore e si sono subito entusiasmati».
LE COMPETIZIONI
Quindi gareggiano con il tandem: «Li abbiamo abituati alle uscite in bicicletta utilizzando un tandem adatto alla città, una city-byke apposita, e se ne sono innamorati subito. Le prime pedalate duravano solo pochi chilometri, poi abbiamo aumentato uscite e distanze. Sino a farli salire a bordo dei tandem da corsa veri e propri. Biciclette che misurano in lunghezza circa due metri e mezzo. Un ingombro non da poco in strada. Ci alterniamo con altri cicloamatori alla guida del tandem per portarli fuori in allenamento. Anche la pluri-campionessa Lucia Pizzolotto li segue da tempo. Ma adesso siamo fermi e loro scalpitano per poter uscire e assaporare la brezza e le emozioni che dona la bicicletta. Vivono per il tandem ormai».
FERMI DA TRE MESI
L'emergenza Covid-19 ha di fatto bloccato anche questo tipo di sport. «Sono fermi da tre mesi ormai - conferma Paulon - E pensare che Andrea e Sandro non temono pioggia, sole, freddo e quando sono in bicicletta si sentono vivi. Il problema è che, per chi esce in bici, per ora deve tenere le distanze di sicurezza di un metro e mezzo da un altro ciclista. Ma nel tandem per disabili ipovedenti non è possibile. Primo perché a guidarlo non c'è un parente e secondo perché si dovrebbe costruire un tandem di oltre cinque metri. Una follia. Andrea e Sandro mi chiamano ogni giorno per avere novità, se qualche dpcm legato allo sport li possa favorire. Anzi, lanciamo un appello al ministro dello sport affinché intervenga per favorire anche la disabilità. Il ciclismo paralimpico va sulle strade, quello per ipovedenti ha maggiori complessità. Per questi due gemelli la bicicletta è diventata vita. Si allenano in casa con la cyclette, abitano al secondo piano in centro storico e usano le scale come zona di allenamento. Ma loro vogliono uscire. Negli ultimi due anni abbiamo partecipato con discreto successo ai campionati italiani su strada di ciclismo paralimpico nella loro specialità. E vogliono tornare a gareggiare. Ma quanto prima ad allenarsi». Ultimo aggiornamento: 09:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA