Rebellin, Scarponi, Pantani: il dramma dei ciclisti investiti in strada. Più di 100 solo nel 2022

Solo in Italia nei primi otto mesi dell'anno sono stati 103 i ciclisti che hanno perso la vita in strada

Mercoledì 30 Novembre 2022
Rebellin, Scarponi, Pantani: il dramma dei ciclisti investiti in strada. Più di 100 solo nel 2022
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Scarponi, Wiggins, lo stesso Pantani, Alex Zanardi. Ora Davide Rebellin. Il dramma dei ciclisti investiti per strada mentre si allenano si arricchisce di un altro tragico capitolo. D'altro canto i numeri parlano chiaro: solo in Italia nei primi otto mesi dell'anno sono stati 103 i ciclisti che hanno perso la vita in strada, cui si debbono aggiungere i decessi avvenuti a distanza di giorni o settimane negli ospedali dopo il ricovero. Sono i dati forniti dall'Associazione sostenitori Polstrada (Asaps), dopo la morte in Veneto dell'ex campione Davide Rebellin, travolto in bici da un camion. Un incidente, ricorda l'Asaps, che sembra la fotocopia di quello in cui morì nel 2017 Michele Scarponi. «La scia di sangue sulle strade - commenta il presidente Giordano Biserni - purtroppo continua, con una particolare crudeltà anche per i ciclisti».

La sicurezza per i corridori è spesso messa a rischio anche in gara, dove purtroppo non si contano le cadute fatali ma anche gli incidenti dovuti a comportamenti irresponsabili di persone alla guida di auto o altri veicoli piombati nel bel mezzo di una corsa. Nel 1971, morì travolto da un'auto prima di una gara il campione del mondo Jean Pierre Monserè, campione del mondo in carica. Nel 2010, l'azzurro Thomas Casarotto si scontrò con un'auto finita nel percorso di gara durante il giro del Friuli e morì qualche giorno dopo in ospedale. Sorte simile, nel 2016, per il belga Antoine Demoitiè alla Gand-Wevelgem, travolto da una moto e morto in ospedale. Un paio di mesi prima, il 23enne francese Romain Guyot finì sotto un camion a un incrocio. Nomi e volti noti, triste copertina di una strage che riguarda professionisti ed amatori.

L'incidente di Scarponi

Per molti era «il gregario più forte del mondo», in grado di mettersi di traverso anche con il campionissimo Armstrong per via del caso doping. Il 22 aprile 2017, mentre si stava allenando per le strade di Filottrano, sua città di residenza, in preparazione al Giro d'Italia, fu investito da un furgone guidato da un artigiano locale, amico del padre, che non aveva rispettato il segnale di stop. Era tornato a casa il giorno prima dal Tour of the Alps, dove aveva centrato una vittoria di tappa, e qualche giorno dopo sarebbe dovuto andare in Sicilia per concludere la preparazione al Giro, a cui avrebbe preso parte con i gradi di capitano a causa dell'infortunio di Fabio Aru.

Da Wiggins a Pantani

Il rapporto tra ciclisti e automobilisti non è dei più semplici, anche quando si tratta di campioni del ciclismo. Bradley Wiggins, campione britannico e vincitore del Tour de France e oro olimpico a cronometro, fu ricoverato nel 2012 dopo essere stato investito da un’automobile, guidata da una donna, mentre si allenava in strada nei pressi di Wigan. Pantani durante la sua attività ebbe tre gravi incidenti stradali. Il primo, 16enne, nel 1986: un frontale con un’auto dal quale uscì con lesioni alla milza. Due volte fu investito nel 1995 riportò lesioni alla milza. Addirittura due gli investimenti nel 1995: il primo per colpa di un’auto che non rispettò uno stop, con lesioni che lo costrinsero a saltare il Giro d’Italia; il secondo durante la Milano-Torino, quando trovò un’auto lungo il percorso e riportò la frattura scomposta ed esposta di tibia e perone della gamba sinistra. Un incidente che secondo molti gli avrebbe troncato la carriera. Ma Pantani invece è tornato a correre e a vincere dopo quella caduta. Alex Zanardi infine rimase gravemente ferito nel 2020 dopo uno scontro tra la sua handbike e un camion.

 

Ultimo aggiornamento: 18:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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