Supercoppa, decimo trofeo per un'Imoco travolgente

Lunedì 7 Settembre 2020 di Luca Anzanello
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VICENZA È un’Imoco da 10 (e lode). Battendo Busto Arsizio nella finale di ieri sera sotto il tetto del PalaGoldoni, le pantere hanno alzato la loro quarta Supercoppa italiana, decimo trofeo del club fondato otto anni e mezzo fa e che fino al maggio 2016 era rimasto a secco di titoli. I dieci trofei, quindi, vanno calcolati in appena un quadriennio. Il 3-0 a Piccinini e compagne, ancora prive di Poultern in regia e con la giovane Bonelli che non ha bissato la buona prova della semifinale, è la giusta fotografia di quanto si è visto in campo. Busto ha portato a casa appena 46 punti contro i “consueti” 75 delle pantere, orchestrate alla perfezione da una Wolosz che ha potuto addirittura riposare in corso d’opera. La resistenza dell’Uyba, scesa in campo ieri mattina per completare e vincere la semifinale contro Novara, è durata pochi minuti sia nel primo sia nel secondo set, mentre nel terzo le lombarde hanno potuto usufruire di un effimero vantaggio, frutto più della fallosità di Egonu e compagne che di meriti delle bustocche.
 IL MATCH
L’avvio del match non è stato spettacolare, ma il weekend è stato movimentato tra spostamenti di sede e semifinali interrotte. Conegliano è stata però la più veloce a trovare le giuste misure, disinnescando molto presto Mingardi, temibile opposto dell’Uyba che non è riuscita a raggiungere la doppia cifra e si è fermata a un 33% complessivo in attacco, comunque migliore del 28% di squadra. Tutto ciò a fronte del 54% dell’Imoco, le cui attaccanti hanno tutte potuto beneficiare dell’ottima vena di Wolosz. Due dati spiccano: la “peggiore” (si fa per dire) attaccante gialloblù è stata Sylla con il 43%; le altre hanno tutte raggiunto o superato il 50, con il picco della Mvp Folie che ha chiuso con il 75%. L’altro dato riguarda i palloni smistati dalla polacca: l’attaccante più cercata è stata l’ultima arrivata, ossia McKenzie Adams, che in spogliatoio si è già guadagnata il nomignolo “Mac”. La statunitense ha attaccato 20 dei 75 palloni complessivi dell’Imoco, più di metà dei quali andati a segno.
L’ANALISI
È stato proprio l’attacco assieme al muro a fare la differenza nella finale di Supercoppa, preceduta dal saluto alle squadre del ministro dello sport Vincenzo Spadafora. Le ricezioni delle due squadre sono quasi sovrapponibili, e anche al servizio se è vero che Conegliano ha fatto 5 ace contro nessuno di Busto emerge che continuano a essere un po’ troppi gli errori dai 9 metri: 13 ieri, contro i 7 delle avversarie. Volendo cercare il pelo nell’uovo, l’Imoco dovrebbe cercare di evitare quei piccoli cali che rischiano di rimettere in gioco le avversarie dopo i primi due set. Sia contro Scandicci sia contro Busto il terzo parziale ha visto le pantere iniziare in calo: e se sabato era sembrata crescere parallelamente Scandicci, ieri i primi minuti dell’ultimo parziale sono assomigliati a un passaggio a vuoto delle pantere, che hanno però avuto il pregio di riprendersi in tempo utile, con Sylla che ha suonato la carica, seguita dalle sue compagne che dopo la consegna della coppa hanno ballato e scherzato in mezzo a un campo colmo di coriandoli tricolori. Un momento che per mesi hanno sognato e che finalmente è arrivato, in un palasport “a porte chiuse” per modo di dire vista l’abbondanza di autorità e addetti ai lavori. 

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