Centenario di Coppi, le pagine di Brera per il suo Faustin: «Gli eroi autentici vanno per tempo rapiti in cielo»

Domenica 15 Settembre 2019
Ecco due delle più grandi pagine di sport scritte da Gianni Brera (di cui 7 giorni fa ricorreva il centenario della nascita) e dedicata all'amico, sodale e coetaneo Fausto Coppi, di cui si celebra proprio oggi il centenario della nascita (1919-2019).

I testi sono tratti dai celeberrimi libri "Il sesso degli Ercoli" e  “Coppi e il diavolo” di Brera (Rognoni, 1959 e Rizzoli, 1981).

​«Il mondo intero piange Fausto Coppi. Gli amici si disperano per sentirsi incapaci anche di rabbia. La fatalità è stata chiaramente propiziata ma, ahimè, alla morte non v’è rimedio. Personalmente mi sono consolato, se era possibile consolarsi, pensando che Fausto abbia voluto morire. Troppo intensamente aveva vissuto per poter reggere ancora alla vita. In quarant’anni ha letteralmente bruciato anche se stesso. Ha sofferto l’esistenza dei poveri e le si è ribellato con sacrifici di epica imponenza. Ha inventato il ciclismo moderno e al suo stesso epos si è immolato con la precisa coscienza di immolarsi.
Né io voglio qui sprecarmi in metafore vane, Dirò di Fausto Coppi che non era mai nato nel nostro paese e forse neppure nel mondo; e quando ha capito che sopravvivere a se stesso non era impossibile ma certo sconveniente, per uno come lui, con infinita tristezza ha deciso di abdicare e di lasciarci. Il destino beffardo gli ha consentito di evitare il suicidio offrendogli una scappatoia impensata. E i medici, che del destino sono umili strumenti, si sono diligentemente prestati all’esecuzioe.
Del resto, gli eroi autentici vanno per tempo rapiti in cielo. Non possono vivere fra noi, al nostro mediocre livello. Così il leggendario Fausto Coppi da Castellania.
Requiescas in pace, povero vecchio amico. La sola certezza che tu finalmente riposi può consolare in parte noi che restiamo». 

E ancora...
«Caro Faustin,
io ti debbo infinita gratitudine. Se tu non fossi andato oltre la salumeria in cui ti misero per non scavezzarti sui solchi, il mio destino di cronista sarebbe stato ancora più insignificante. Ad ogni pasto – vivessimo in tempi meno disincantati – dovrei raccomandare ai miei figli di ricordarti nelle loro preghiere. Tu sei stato e sei per i cronisti quello che Sherlock Holmes per Conan Doyle, quello che l’ispettore Maigret per Simenon.
Ho vissuto per te giornate indimenticabili; ho scritto su di te infinite colonne di giornali e di riviste. Per molti anni sei stato l’eroe, muscolare ma vero, d’un Paese che quasi sempre è stato costretto a inventare gli eroi. L’epopea tristemente mancata in guerra venne offerta dai tuoi garretti ai facili entusiasmi degli italiani.
Qualcuno giunge a dire che Bartali ha evitato una rivoluzione: se tanto ha potuto, lo deve al fatto in sé portentoso di essere riuscito a batterti qualche volta...».

  Ultimo aggiornamento: 20:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA