Sanremo 2021, le canzoni dei big: gli ascolti in anteprima. Ecco come sono i brani del Festival

Mercoledì 10 Febbraio 2021 di Rita Vecchio
Sanremo 2021, le canzoni dei big: gli ascolti in anteprima. Ecco come sono i brani del Festival

E alla fine, dopo tante polemiche, toccò finalmente alla Musica. Dopo  la conferenza stampa di presentazione del Festival di Sanremo 2021, di cui Amadeus e Fiorello sono stati i grandi protagonisti, oggi sono scesi - finalmente - in campo i cantanti e le loro canzoni. Oggi è stato possibile per i giornalisti accreditati ascoltare per la prima volta le canzoni dei cosiddetti "big", dei "Campioni". Ventisei canzoni che tutti potranno ascoltare il primo giorno del Festival sul palco dell'Ariston. E che Leggo ha potuto ascoltare in anteprima per voi. 

 

AIELLO - Ora - Un flashback di ricordi, percussioni e via! Come pop up, la voce si apre su cantautorato, urban, street. Fino al grido/ acuto finale. Tra “Mi sono perso nel silenzio delle mie paure” e il “sesso ibuprofene”.

(Foto Gabriele Gregis)

 

ANNALISA - Dieci - L’ha definita la dichiarazione d’amore alla sua musica (dieci sono gli anni di carriera). Ballad moderna, elettronica, suoni acustici. Il ritornello canta come mantra “dieci ultime volte”.

(foto Luisa Carcavale)

 

ARISA - Potevi fare di più - Una poesia sussurrata firmata Gigi d’Alessio. Un po’  “La notte”, un po’ fantasy, metricamente sono strofe che ben si accompagnano alla splendida voce di Arisa. La triade è: amore, dolore, libertà.

(Foto Sara Purisiol)

 

BUGO - E invece si - Celentano, Ronaldo, Ringo Starr. Tutti all’appello per dire: “Cristian cresci”. Una canzone del vorrei ma non posso. Del sogno, dell’oltre il mito. Melodie vintage.

(Foto Federico Sorrentino)

 

COLAPESCE/DIMARTINO - Musica leggerissima - Si fischietta. Ci si diverte. Come da titolo. Pop esistenzialista immerso tra i violini che va alla ricerca di suoni anni’60 e ’70. “Metti un po’ di musica leggera perché ho voglia di niente”. Brano trascinante.

(Foto Jacopo Farina)

 

COMA_COSE - Fiamme negli occhi - Nella vita e nella musica, è la corrispondenza d’amorosi sensi tra Venere di Milo e il suo bello. “Come il basilico al sole” sopra un balcone italiano”: acustica ed elettronica, con tanto di scricchiolata finale.

(Foto Mattia Guolo)

 

ERMAL META Un milione di cose da dirti - Una canzone d’amore, dalla struttura classica che più classica non si può. Così: “ho un milione di cose da dirti, ma non dico niente”/“tu mi allunghi la vita, inconsapevolmente”.

(Foto Paolo De Francesco)

 

EXTRALISCIO + FEAT Davide Toffolo (dei Tre allegri ragazzi morti) - Bianca luce nera - Tre colori per andare a suon liscio. Mettete su un piatto, il punk di balera, la fisarmonica, il clarinetto. E le strofe cantate in modo coinvolgente. E il gioco è fatto.

(Foto Stefano Tommasi)

 

FASMA - Parlami - “Parlami parlami” canta il rapper con un sincopato amoroso che ti entra in testa dal primo ascolto, tra “sospiri” e “baci” e autotune

 

FRANCESCO RENGA - Quando trovo te - Due stati d’animo messi insieme dalla parola “sempre”. Melodia ritmata, con qualche suono fuori dal recinto di Renga. “Dicono che tornerà sereno a fine mese, io sempre fuori stagione”.

(Foto Toni Thorimbert )

 

FULMINACCI - Santa Marinella - Roma non manca. E manco Santa Marinella. “Na na na” è il “dududu” di una storia, di un racconto che può essere di chiunque. Voglio solamente diventare deficiente e farmi male”. Chissà se basterà.

 

GAIA - Cuore amaro - Un viaggio sonoro dall’altra parte del mondo: il suo. Niente amore (a dispetto del titolo). “Fedele ai miei sogni”: la sua testardaggine in una ballata seducente e latineggiante.

(Foto Alessio Albi)

 

GHEMON - Momento perfetto - Non si sente “secondo a nessuno” ed è il suo “momento perfetto”. Un brano di rivincita a ritmo di swing, gospel, rap, soul. Canzone “da urlare”.

 

 

GIO EVAN - Arnica - Cuore, cicatrici, amori. “E sbaglio ancora a vivere e non imparo la lezione”. Ci pensa l’arnica a curare tutto con una ballad romantica che corre senza interruzioni dalla prima strofa all’ultima. Si fa ascoltare.

(Foto Mario Mondaini)

 

IRAMA - La genesi del tuo colore - Un miscuglio di suoni. Qui Irama mette dentro il suo caleidoscopio dance, elettronica, autotune, disco. Qui si balla e si ballerà e “scoppierà il colore”.

(Foto Nicolò Parsenziani)

 

LA RAPPRESENTATE DI LISTA - Amare - Cantano di corpi, di vita, di paura e di strade infinite. Melodia classica in crescendo fino al fortissimo quando nel rit. la voce arriva all’apice (“Amare senza avere tanto/Urlare dopo avere pianto/ Parlare senza dire niente”).

(Foto Manuela Di Pisa)

 

LO STATO SOCIALE - Combat Pop - Benvenuti alla fiera dello Stato Sociale. I 5 scalmanati prendono la musica e la rivoltano come un calzino.
“Mica rock ’n roll, questo è combat pop”, quello che cita Amadeus e il suo “profilo di coppia”. Praticamente strofe a mille battiti al secondo.

(foto Jessica De Maio)

 

MADAME - Voce - Protagonista è la voce. “L’ultimo soffio di fiato darà la voce a quella che è l’unica cosa più viva di me”. Ballad suadente. Da ascoltare con l’accompagnamento orchestrale.

(Foto Mattia Guolo)

 

MALIKA AYANE - Ti piaci così - Un fiume di suoni per accettarsi così come è. Malika è elegante. Come il testo scritto a quattro mani con Pacifico. Up tempo energico, sì. Ma nemmeno troppo.

(Foto Cosimo Buccolieri)

 

MÅNESKIN - Zitti e buoni - Imprinting rock per i simpatici quattro. La redenzione è il comune denominatore e la voglia di spaccare il mondo pure. La gente? “Non sa di che cazzo parla”. 

(foto Gabriele Giussani)

 

MAX GAZZE’ con la Trifluoperazina Monstery Band - Il farmacista - Con quel nome impronunciabile, ha la soluzione per tutto e per tutti  (pure alla “pettegola che origlia”). L’ironia è elevata al quadrato. “Si può fare!”. É il Gazzè style, d’altronde!

 

FRANCESCA MICHIELIN/FEDEZ - Chiamami per nome - Vocalità e rap dialogano con una staffetta di generi. Una canzone moderna e contemporanea. “Le mie scuse erano mille,/ e nel cuore sento spille”. Il duo promette bene. Tra. le firme del pezzo  compare Alessandro Mahmoud

(Foto Fabrizio Cestari)

 

NOEMI - Glicine - Intro di pianoforte. Saliscendi e sincopati. La voce fa la differenza.  “Non sento da un po’ i brividi sulla mia pelle, il tuo nome tra le stelle”. In linea con la sua musica, un mix di analogico e digitale.

 

ORIETTA BERTI - Quando ti sei innamorato - Targata amore, è la canzone classica. “Sogni” di altri tempi.  “L’amore che mi dai è quello che vorrei”. Bello sentirla cantare.

 

RANDOM - Torno a teLenta. Melodia semplice (fin troppo). “Quando giri intorno a me, sai non mi sembra vero”. Magari l’orchestra le darà l’acceleratore.

(Antonio ragni)

 

WILLIE PEYOTE - Mai dire mai (La Locura) - Irriverente. Saccente. Pulsante. Critica alla musica, “schiavi dell’hype”, allusione alla querelle Morgan - Bugo (“le brutte intenzioni…” che succede?), ai teatri chiusi. E a “tutta ‘sta roba c’ha rotto i coglioni”. Farà parlare. Farà discutere.

(Foto Chiara Mirelli)

Ultimo aggiornamento: 26 Febbraio, 21:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA