Testa e cuore, le donne che fecero la rivoluzione prima e dopo il Sessantotto

Domenica 23 Settembre 2018 di Alessandra Spinelli
A leggere le cronache dei continui femminicidi e delle disuguaglianze di genere, non sembra proprio che, come ha scritto Eric Hobsbawm, «la rivoluzione femminile sia stata l’unica rivoluzione riuscita del Novecento». Eppure a leggere, invece, il libro “Donne nel Sessantotto” (Il Mulino, 291 pagine, 23 euro) si capisce che lo storico e scrittore britannico, inventore del “Secolo breve”, aveva ragione. Perché, ben al di là di una frettolosa catalogazione femminista, il volume presenta sedici ritratti di donne che, lontane dagli angeli del ciclostile, davvero hanno rivoluzionato la società. Prima e dopo il fatidico Sessantotto.
A cominciare da Franca Viola che cambiò morale e leggi rifiutando le nozze riparatrici con il ragazzo che l’aveva stuprata: al suo fianco aveva un uomo, il padre Bernardo. O da Elena Gianini Belotti, la cui vita è cambiata grazie al Messaggero, diventando cardine di tante altre vite. Proprio sul nostro giornale infatti lesse un annuncio di una scuola Montessori. Aveva 21 anni, era impiegata in via Barberini, il suo capo le aveva usato violenza. Lei in quell’ufficio non tornò più, diventò la direttrice del Centro nascita Montessori e grazie al suo lavoro scrisse “Dalla parte delle bambine”.
A raccontare di loro, e poi dello sguardo acuto di Letizia Battaglia, della scelta tra croce e mitra della brigatista Mara, della poesia libera di Amelia Rosselli, dei disegni sovversivi di Carla Accardi, del nuovo stile di Krizia, della libertà di Patty Pravo e della memoria di Giovanna Marini, solo per citarne alcune, le scrittrici e giornaliste del gruppo di Controparola, da Dacia Maraini a Cristina di San Marzano. Che cesellano con particolari inediti volti e storie anche molto conosciuti. Come Emma Bonino, la zia di noi tutte, o Rossana Rossanda con la sua posizione diversa anche nel movimento femminista: «Non sono nemica degli uomini: non sono anch’essi nella loro virilità determinati da una storia che li ingabbia?». E accanto a Carla Lonzi, che sottolineò la differenza tra la donna clitoridea e la donna vaginale liberando un po’ tutti, l’incredibile Tina Lagostena Bassi che con la toga fu in prima linea contro la violenza, e basti ricordare “Processo per stupro”: «Ho sognato in grande, libertà e giustizia per tutti». 
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