Dante, l'attacco dei tedeschi: «Era un plagiatore e non ha inventato la lingua italiana»

Venerdì 26 Marzo 2021 di Francesco Musolino
Dante, l'attacco dei tedeschi: «Era un plagiatore e non ha inventato la lingua italiana»

«Dante? Era solo un arrivista, un plagiatore, lontano anni luce da Shakespeare». Un fulmine a ciel sereno guasta l'armonia delle celebrazioni del Dantedì la giornata nazionale indetta per celebrare il Sommo Poeta - e fa ribollire i social nel settecentesimo anniversario della sua morte. Dalle colonne del Frankfurter Rundschau, il fondatore della testata tedesca (non popolarissima), Arno Widmann, cita apertamente i festeggiamenti e li usa come cassa di risonanza. Dante, a suo dire, viene elogiato per la sua lingua ma «nessuno riesce a comprendere i suoi testi».
Il Sommo avrebbe anche copiato i poeti provenzali per la metrica mentre l'idea del viaggio sarebbe «identica» a quella di Maometto verso il Paradiso e inoltre, mediante la Divina Commedia avrebbe osato elevarsi al ruolo di Dio, sfoderando «un enorme ego», arrogandosi «il piacere di giudicare» per punire i suoi nemici relegandoli all'inferno. Infine, avrebbe anche la colpa di aver innalzato Beatrice, mentre «la moglie e i suoi figli non compaiono da nessuna parte».

La festa di Dante infastidisce i tedeschi distratti


LA REPLICA
Widmann, diciamolo, ha fatto centro, ottenendo il suo quarto d'ora di celebrità. Con un tweet è giunta la pacata replica del ministro Dario Franceschini - «Non ragioniam di lor ma guarda e passa (Inf. III, 51)» - ma di ben altro vigore sono le parole dello storico e accademico Alessandro Barbero (autore di Dante, Laterza), raggiunto al telefono: «Ho visto la foto, non dovrei dirlo, ma Arno Widmann ha chiaramente la faccia da cretino. E anche noi, prendendolo sul serio, facciamo la figura degli stupidi. La verità è che non ci importa nulla se Dante era una persona perbene o se aveva commesso degli errori. Era corrotto? Forse. Era un politicante fallito, ambizioso e arrivista? Può essere. Era lagnoso e trattava male sua moglie? È probabile. Ma la grandezza di Dante è indiscutibile».
Widmann giudica «Dante anni luce inferiore a Shakespeare» e Barbero affonda il colpo: «Sbaglia ancora. Dante ha scritto un capolavoro immortale che secondo T. S. Eliot era almeno allo stesso livello di Shakesperare. Invece, James Joyce si spinse oltre, scrivendo ci sono la Bibbia e Dante, il resto è zavorra». Non è certo la prima volta che i media tedeschi si prestano ad operazioni gratuite per colpire l'Italia. Tutti ricordano la copertina di Der Spiegel, nel 1977, con la rivoltella sul piatto di spaghetti che associava la mafia a un intero Paese.
L'accademico e critico letterario Giulio Ferroni (autore di L'Italia di Dante. Viaggio nel paese della Commedia) afferma: «In Germania c'è sempre stato un atteggiamento anti-italiano ma queste accuse sono assurde, Dante è sempre celebrato dalla maggioranza dei critici tedeschi. Widmann mette in dubbio che il Sommo abbia inventato la lingua italiana, come facciamo a prenderlo sul serio?».
Proprio da Firenze il tedesco Eike Schmidt, il direttore delle Gallerie degli Uffizi, al telefono dice: «Widmann è un noto provocatore a caccia di pubblicità, uno che scrive a ruota libera. Già nell'800 la Germania aveva una società Dantesca e questa estate, non appena si potrà viaggiare, comitive di tedeschi andranno a Ravenna e Forlì per visitare le mostre che celebrano il poeta. L'amore dei tedeschi per la cultura italiana non è in discussione».


UNA NUOVA TRADUZIONE
Intanto nella nuova traduzione olandese dell'Inferno (Blossom Books), è stato omesso il nome di Maometto che Dante elenca tra i dannati di Malebolge nel canto XXVIII. Myrthe Spiteri, l'editrice, rincara la dose: «Maometto subisce un destino crudo e umiliante, solo perché è il precursore dell'Islam». «Dante islamofobo? Bisogna avere il senso della storia tuona Ferroni - Maometto va all'inferno perché fra il mondo cristiano e quello islamico c'era un conflitto continuo. Capire il contesto è fondamentale, senza profondità storica dovremmo censurare tutto per paura di offendere qualcuno».
A tal proposito, Alessandro Barbero, conclude: «Questa censura è un fatto molto grave. Dante, diversamente da molti idioti di oggi, sapeva benissimo che l'Islam è una religione gemella del Cristianesimo, entrambe adorano lo stesso Dio. Di questo fatto vorrei se ne parlasse poco perché corriamo il rischio che dei fanatici islamisti mettano al bando la lettura della Divina Commedia».

Ultimo aggiornamento: 11:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA