Cosa resterà del lockdown, Roberto Costantini: «L'insostenibile leggerezza del non essere»

Lunedì 18 Maggio 2020 di Roberto Costantini

Rischio di aggiungermi al fiume di cose già dette, scritte, sentite, di pareri contrapposti e previsioni. Pur essendo del tutto evidente che la competenza non è indispensabile per esprimere pareri, mi limito alla stretta esperienza individuale, dando per scontato che nessuno potrà contestare o mettere in dubbio ciò che ho interiormente vissuto, salvo nuove APP introspettive in arrivo. Dal 5 marzo ad oggi ho scritto due libri, il secondo della serie di Aba, il seguito di Una donna normale, ed una commedia noir ambientata durante la pandemia. Non vi preoccupate, non ho intenzione di raccontarveli. Il punto è che ho fatto in due mesi ciò che avrei fatto in due anni pur continuando a distanza il lavoro universitario. Dunque, direte? E tutti quelli che non fanno gli scrittori o il telelavoro (l’altro termine mi rifiuto di usarlo)? Baristi, ristoratori, librai, ambulanti, colf, l’elenco sarebbe interminabile. Che gliene può importare se io ho scritto due libri? Provo a dare un nome a ciò che ho sentito ogni giorno di più: l’insostenibile leggerezza del non essere (mi permetto di parafrasare il titolo del mio libro preferito). L’ho sentito così forte da farmi credere che l’abbiano sentito tutti in qualche momento, modo e misura, pure quelli a cui questa storia ha causato danni economici, escludo solo chi ha avuto malattie e lutti. L’insostenibile leggerezza del non essere: insostenibile (e qui mi avventuro nella previsione) perché ormai siamo educati ai valori della pesantezza, leggerezza, che non vuol dire più felicità e meno angoscia, vuol dire solo consapevolezza che siamo piume nel vento e che non è così male, del non essere tutto ciò che ci siamo costretti nel tempo ad essere, fare, apparire, senza averne voglia davvero.

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