Capo Rizzuto, arrivano gli scooter subacquei per salvare i tesori in fondo al mare

Venerdì 16 Luglio 2021 di Laura Larcan
Capo Rizzuto, arrivano gli scooter subacquei per salvare i tesori in fondo al mare

Il patrimonio subacqueo ha una nuova "scuderia". Intelligenti, veloci e resistenti alle correnti, superaccessoriati a livello tecnologico, dotati di tablet, videocamere per la fotogrammetria e di sistemi di georeferenziazione, entrano in azione gli scooter subacquei al servizio degli archeologi. Se le immersioni sono complesse e lunghe, gli scooter consentono anche di monitorare i parametri biometrici dei sub impegnati nelle operazioni.

I nuovi apparecchi sono il fiore all'occhiello del progetto europeo DiveSafe al centro di una campagna di sperimentazione nelle acque dell’Area Marina Protetta Capo Rizzuto. «Gli scooter subacquei sono stati ideati per documentare i siti archeologici sommersi e per rendere le immersioni scientifiche più sicure ed efficienti», spiega Barbara Davidde, la Soprintendente nazionale al patrimonio subacqueo del Ministero della Cultura (con sede a Taranto), che sta collaborando con ricercatori e ingegneri della 3D Research (Spin-Off dell’Università della Calabria) e dell’Università Politecnica delle Marche per testare e ottimizzare i due prototipi sviluppati nell’ambito del progetto DiveSafe (partenariato internazionale composto dall’Istituto Centrale per l’Archeologia del Ministero della Cultura, dalla società Atlantis Consulting di Salonicco, dalla società BURC di Istanbul, dall’Autorità per le Antichità di Israele, dall’Istituto greco per la ricerca archeologica subacquea KORSEAI e da DAN – Diver Alert Network con sede a Malta).

I "SEGRETI" DEGLI SCOOTER SUBACQUEI

Sono altamente tecnologici, in grado di supportare le esplorazioni subacquee fornendo ai sub importanti informazioni come la propria posizione sul fondale, i percorsi da seguire e i punti da esplorare. Grazie ad un sistema di comunicazione acustico, gli scooter sono, inoltre, in grado di comunicare fra loro e con il supervisore che coordina le operazioni dalla superficie. Quest’ultimo è infatti in grado di scambiare messaggi con i sub, di controllare i loro spostamenti e, soprattutto, di monitorarne i parametri vitali più importanti come la frequenza cardiaca e la respirazione. In tal modo è possibile intervenire tempestivamente nel caso che si verifichi qualche imprevisto o incidente.

LE ESPLORAZIONI

«Nel corso delle attività per il progetto DiveSafe nell’Area Marina Protetta “Capo Rizzuto” - racconta Barbara Davidde - gli scooter subacquei sono stati testati su alcuni siti archeologici di rilevante interesse e nello specifico sul relitto Punta Scifo D e sul relitto del Bengala. Il primo è una nave lapidaria di età imperiale che nel corso della prima metà del III sec. d.C. naufragò su un fondale di 4,5 metri con un carico di circa 350 tonnellate di marmi bianchi provenienti dalla Grecia e dall’Asia Minore. Il secondo, il Bengala, è una nave a vapore della lunghezza di 75 metri varata a Sunderland nel 1871 e naufragata a Capo Rizzuto nel 1889 a causa di una collisione contro alcuni banchi rocciosi semi affioranti. Si tratta di un piroscafo che era prevalentemente utilizzato per le rotte con il sud-est asiatico che nel corso della sua breve vita cambiò nome per ben tre volte e che appartenne ad alcune importanti compagnie armatoriali italiane del tempo come il “Lloyd Italiano”, la “Rubattino” e la “Navigazione Generale Italiana”».

Gli scooter appositamente attrezzati per il survey archeologico sono stati utilizzati, poi, su un sito scoperto nelle acque di Capo Rizzuto e segnalato alle Autorità nel maggio del 2019 dai subacquei Francesco Megna, Simone Megna, Franco Megna e Luca De Rosa. «Si tratta di alcuni pezzi di artiglieria, verosimilmente in ghisa - spiega Barbara Davidde - fortemente concrezionati e sparsi su un fondale di pochi metri unitamente ad altri elementi metallici appartenenti alle attrezzature della nave tra i quali si riconosce una imponente ancora di tipo ammiragliato in ferro. Le due Soprintendenze, valutato l’interesse del giacimento sottomarino, presumibilmente riconducibile ad un naufragio avvenuto sul finire dell’età moderna, hanno concordato di procedere nelle prossime settimane alle attività di rilievo e documentazione per meglio definire le caratteristiche e la datazione del sito, coinvolgendo gli scopritori». ​

 

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