Penelope Cruz a Venezia per "L'immensità": «Amo l'Italia e Raffaella Carrà»

Domenica 4 Settembre 2022
foto

Penelope Cruz parla italiano, «l'Italia è la mia seconda casa, amo questo paese dove sono sempre stata accolta, è un legame anche cinematografico e quando arriva un progetto, bello come quello del film di Emanuele Crialese, L'Immensità, per cui sono qui, sono felice». L'attrice spagnola premio Oscar accompagna il film oggi in concorso (prodotto da Wildside, distribuito da Warner dal 15 settembre), in cui interpreta una moglie infelice, »in trappola, senza un piano B, per il suo matrimonio finito, visti i tempi« e »una madre che diventa complice dei suoi figli, soprattutto di Adriana, così diversa e anche lei infelice che attende gli alieni che la portino via in un altro mondo in cui sentirsi meglio, potersi chiamare Andrea. C'è - dice in un'intervista all'ANSA - una fortissima connessione tra loro due, nel loro sentirsi in gabbia, senza possibilità di scappare. Nel non detto, nel loro scambiarsi sguardi c'è tutto«.

Alessandro Borghese: «Ho un figlio di 16 anni che non ho mai visto. Io in tv? Me lo merito»

Nel film, dichiaratamente autobiografico per il regista, Cruz è di nuovo madre, »anzi tante madri nella complessità di questo ruolo. Ho un lato materno fortissimo, sin da quando ero piccola. Ho fatto sette film con Pedro Almodovar e in cinque sono madre, la maternità mi appartiene, è un mondo infinito sempre da scoprire, così come la famiglia«. Per convincerla a fare L'Immensità, Crialese ci ha messo appena un'ora: »Me ne sono innamorata subito e quando, dopo il Covid, il progetto è ripartito ho trovato la stessa passione e la stessa voglia di fare questo film. Non ho mai smesso di parlare con lui, di confrontarmi, lo abbiamo costruito ogni giorno, c'è il suo vissuto ma anche il mio, c'è sua madre ma anche altre madri. Erano tempi diversi, non si poteva, negli anni '60 - '70, cambiare facilmente un destino, ma anche oggi conosco tantissime, troppe donne, infelici dentro al matrimonio, intrappolate nelle cose, costrette a fingere davanti ai figli, situazioni che sfociano anche in violenza domestica, uno dei tanti temi che pure il film affronta«. La moglie infelice dell'Immensità, »non è una pazza, ha la follia che basta per sopravvivere in un matrimonio finito, la sua unica fuga è il sogno attraverso lo schermo tv, che la ricollega all'arte. Non è pazza ma oppressa e finisce per cadere in depressione«. Un legame con i figli, in questa casa anni '70 che rappresenta la loro 'prigionè, è Raffaella Carrà: mamma Penelope si scatena a ballare Rumore, coinvolgendo i tre ragazzini. »Io sono pazza di Raffaella da sempre, cantavo le sue canzoni a squarciagola per tutta la mia famiglia, è stata una donna molto importante per me«.

© RIPRODUZIONE RISERVATA