Cannes si apre con i fantasmi del delitto Moro: c'è Bellocchio con la serie "Esterno notte"

È l'edizione della riscossa, del ritorno di Hollywood con le sue star, degli italiani spalmati un po' dappertutto

Martedì 17 Maggio 2022 di Gloria Satta
Cannes si apre con i fantasmi del delitto Moro: c'è Bellocchio con la serie "Esterno notte"

Oggi gli zombie di Coupez!, la commedia di Michel Hazanavicius con Bérenice Béjo e Romain Duris, inaugurano il 75esimo Festival di Cannes. È l'edizione della riscossa, del ritorno di Hollywood con le sue star, degli italiani spalmati un po' dappertutto. Domani sbarcherà con tutto il fragore possibile Tom Cruise con il suo Top Gun: Maverick. La Croisette è già in fibrillazione, ma a infiammare il Festival contribuirà Esterno notte, la travolgente serie di Marco Bellocchio sul rapimento di Aldo Moro (6 episodi, fuori concorso a Cannes Première poi in sala in due parti il 18 maggio e il 9 giugno con Lucky Red, quindi in autunno su Rai1). Doppio il finale immaginato dal regista con gli sceneggiatori Ludovica Rampoldi, Stefano Bises e Davide Serino. Primo finale nel segno dell'illusione: dopo 55 giorni di prigionia, Moro (uno sconvolgente Fabrizio Gifuni) è stato rilasciato dalle Br e giace in un letto d'ospedale dove si precipitano in segreto Giulio Andreotti (Fabrizio Contri), Francesco Cossiga (Fausto Russo Alesi), Benigno Zaccagnini (Gigio Alberti). «Devo la libertà e la vita alla generosità delle Brigate Rosse», sono le parole-choc dello statista, «provo incompatibilità con il partito, rinuncio a tutte le cariche e mi dimetto dalla Dc».

Punti di vista

Quella Dc che, rifiutando la trattativa con i terroristi, ha determinato la sua morte. Secondo finale fedele alla storia: il cadavere di Moro viene ritrovato nel bagagliaio della Renault rossa in via Caetani, a metà strada tra la Dc e il Pci. E l'Italia cambia per sempre. La serie è il seguito ideale di Buongiorno notte, il film del 2003 in cui il sequestro di Moro viene raccontato dall'interno della prigione. «Ora, con un approccio meno ideologico di allora, mi sono concentrato sugli eventi che in quei 55 giorni del 1978 si consumarono fuori», spiega Bellocchio.

Il regista, 82 anni carichi di creatività, ha dedicato gli episodi ai diversi punti di vista: di Cossiga, di Eleonora la moglie di Moro trascurata per la politica (Margherita Buy), del papa amico Paolo VI (un Toni Servillo dolente e carismatico), dei brigatisti Valerio Morucci (Gabriel Montesi) e Adriana Faranda (Daniela Marra), dello stesso Moro. «L'ipotesi della sua sopravvivenza è legata alla speranza», dice Bellocchio «oggi io non voglio perdonare ma non provo nemmeno odio». Gifuni, che ha portato in teatro le lettere di Moro dalla prigionia, parla di «rimozione collettiva». Dice: «Le carte sono state rese pubbliche ma il martirio dello statista è stato dimenticato come se non riguardasse l'intero Paese». I dc di mezzo secolo fa: Esterno notte ritrae una classe politica che dobbiamo rimpiangere? «Magari tra 20 anni parleremo bene anche di Luigi Di Maio», risponde Bellocchio. Moro, che ipotizzava il primo governo con l'appoggio dei comunisti, «è stato un vero riformista e ha pagato con la vita la sua visione».

La famiglia

Il regista racconta di aver avuto l'appoggio di Giovanni, il figlio più giovane di Aldo, mentre la primogenita Maria Fida lo ha attaccato affermando che il suo interesse «non somiglia all'arte ma alla tortura». «Capisco il suo dolore», ribatte il regista, «ma pensa che il padre le appartenga in esclusiva... noi abbiamo rappresentato la famiglia Moro con il massimo affetto». Nella serie spicca il funerale di stato senza il corpo della vittima che, prima dell'uccisione, aveva chiesto esequie private. E colpisce la quotidianità piccolo-borghese (vivono insieme, ma viene nascosto alla figlia di lei) di Morucci e Faranda, orientata a risparmiare Moro ma disposta ad accettarne l'esecuzione in nome dell'«obbedienza militare» vigente nelle Br. «In passato volevo girare un film sulla brigatista», rivela Bellocchio, «ma lei pretendeva il controllo così non se n'è fatto niente».

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