Benigni, Leone d'oro a Venezia: «E' di Nicoletta, il mio amore a eterna vista»

Giovedì 2 Settembre 2021 di Gloria Satta
Benigni, Leone d'Oro a Venezia: «E' di Nicoletta, il mio amore a eterna vista»

VENEZIA - La 78ma Mostra di Venezia si è inaugurata all'insegna di cinema, speranza, amore. Una cascata d'amore: quella che il mattatore della serata Roberto Benigni, ricevendo tra gli applausi il Leone d'oro alla carriera, ha riversato sulla moglie Nicoletta Braschi da sempre sua compagna di vita e di lavoro. «Se qualcosa di buono ho fatto, è stato grazie alla tua luce», ha esclamato il 68enne attore e regista premio Oscar rivolgendosi all'attrice e produttrice dei suoi film, emozionata in platea. «Quando ti ho incontrata, ho creduto di vedere un altro sole. Per me non è stato amore a prima o ultima vista, ma amore a eterna vista. Io meritavo un gattino invece mi arriva il Leone. Condividiamolo, io mi tengo la coda ma a te spettano le ali perché il mio lavoro ha preso il volo grazie a te, alla tua femminilità, al tuo mistero, al tuo fascino». Non ha rinunciato a scherzare, Roberto: «Che emozione questo premio, quando mi hanno dato la notizia mi sono messo a ballare la rumba tutto nudo».

Video


I COLLEGHI
Nel suo discorso di accettazione, ha ringraziato tutti i registi che l'hanno diretto, da Giuseppe Bertolucci a Jimi Jarmusch passando per Federico Fellini, Blake Edwards e Matteo Garrone. E si è rivolto con amore anche al presidente Sergio Mattarella, accompagnato al Lido dalla figlia Laura e accolto da una prolungata standing ovation del pubblico: «A Mattarella voglio bene. La vorrei abbracciare. Presidente, rimanga qualche anno in più».
La consegna del Leone era stata preceduta da una laudatio a sorpresa di Jane Campion, che oggi presenta in concorso The Power of the Dog. La regista neozelandese ha definito Roberto «un genio comico di cui il mondo ha più che mai bisogno in questi tempi difficili, una bottiglia di prosecco pronta ad esplodere, un'anima innocente che ci riporta all'infanzia».

Leone d'oro alla carriera a Roberto Benigni, funambolo delle arti


LA SPERANZA
È stata una serata all'insegna della solennità e della speranza, ad alto tasso emotivo: per il secondo anno consecutivo la Mostra celebra il cinema sfidando la pandemia e il Lido è tornato ad affollarsi: 9mila sono gli accreditati contro i 6mila del 2020. Molto sentito anche il discorso dell'efficace, empatica madrina Serena Rossi, rilucente in un abito-bustier Armani Privé tutto bianco. Ha parlato dell'importanza della condivisione: «Venezia ci dice che costruire il nostro futuro è ancora possibile. Che si può andare avanti solo insieme».

 

Ha rivolto un pensiero «alle madri afgane disposte a separarsi dai figli pur di salvarli», ai rischi che corrono gli artisti di quel Paese in preda ai talebani. «Non siete soli, siamo concretamente con voi», ha detto l'attrice. Sabato 4 sbarcherà infatti alla Mostra la regista afghana Sahraa Karimi per partecipare a un panel sulla crisi del suo Paese e ritirare un premio del Codacons. Applausi hanno accolto anche Alberto Barbera, il direttore della Mostra, e il presidente della Biennale Roberto Cicutto mentre il ministro Dario Franceschini dichiarava «per il cinema italiano è un momento d'oro». Accolto con entusiasmo anche Pedro Almodovar che, accompagnato dalla protagonista Penélope Cruz in lungo nero, ha aperto il festival con il film Madres Paralelas.

Mostra del cinema di Venezia, il red carpet dell'austerity: muri, silenzio e mascherine


In platea, oltre alla giuria guidata dal regista sudcoreano Bong Joon-ho, c'era anche Isabelle Huppert: in Les promesses di Thomas Kruithof, che ha inaugurato la sezione Orizzonti, la diva francese interpreta una sindaca dei sobborghi parigini più interessata alle condizioni di vita della gente che al potere: «Mostriamo il volto umano della politica», ha spiegato Isabelle, «non sempre è marcia, a volte prende in considerazione il bene pubblico». Alla Mostra sono cominciate le conversazioni Mastercard online con attori e registi. Il primo a parlare è stato Paolo Virzì. «Correttezza politica e inclusività sono oggi parole d'ordine», ha detto, «ma un artista deve essere spericolato. Ingabbiare in schemi precostituiti la libertà di espressione sarebbe la morte del cinema».
 

Ultimo aggiornamento: 11:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA