Transizione elettrica, c’è molto da migliorare

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Martedì 19 Aprile 2022
Transizione elettrica, c’è molto da migliorare

La transizione verso la mobilità elettrica ha ancora una lunga strada da fare. Lo studio condotto dall’università di Ferrara in collaborazione con Anfia, Anie, Ancma e Motus-E evidenzia come in Italia al momento il percorso sia ancora molto complesso. Le attività di ricerca e sviluppo dovranno giocare un ruolo fondamentale: secondo le aziende intervistate, l’elettrificazione della filiera e la collaborazione con realtà che in precedenza erano estranee al settore della mobilità ha comportato molte novità nei progetti, portando a estendere la rete di collaborazione ma richiedendo una mole di competenze fin qui mai esplorata. Le imprese che lavorano di più sui temi di ricerca e sviluppo sono di conseguenza le più avanzate nel percorso di transizione.

Gli ostacoli
Tra gli ostacoli principali riscontrati dalle aziende ci sono la difficoltà di rendicontazione e i tempi di erogazione dei contributi destinati alla transizione, al punto che molte imprese hanno ritenuto di dover inserire nel loro organico una figura destinata interamente al servizio dei progetti finanziati e dei finanziamenti pubblici. Un aspetto, quest’ultimo, che secondo le ditte diventerà fondamentale in questi anni per non perdere il treno dei fondi legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

Le scelte
Il cammino di transizione sta portando le aziende a rivalutare il modo in cui destinare le risorse. Secondo il 70% delle intervistate, il budget riservato alla transizione alla mobilità elettrica deve essere destinato all’ambito di ricerca e sviluppo. Decisamente minore l’impatto dell’implementazione diretta di nuove aree produttive. Una delle conclusioni dello studio è che “la transizione non richiede solo maggiori volumi di R&S, ma anche nuovi modi di condurre le attività”. Per il 30% del campione esaminato, e questo è forse il dato più allarmante, l’elettrico è un settore marginale: molte delle aziende che fanno parte di questo 30% si occupano di componentistica per la meccanica tradizionale.
Il ruolo dell’economia circolare sarà sempre più determinante
Un ruolo decisivo nella corsa all’elettrificazione sarà giocato dall’evoluzione dell’economia circolare, un aspetto cruciale per gli anni a venire.
La prossima sfida per i produttori sarà l’efficientamento massimo dei processi di produzione, evitando il più possibile sprechi di materie prime e di energia lungo l’intera catena della filiera dell’automotive: un modo per ottimizzare anche i costi, visti i rincari dell’ultimo periodo. La mobilità circolare si snoda attorno a cinque sezioni: materie prime (ossia il carburante che alimenta i veicoli), produzione (il lavoro compiuto dalle case produttrici), distribuzione (i compiti di noleggiatori e concessionari), utilizzo e gestione (dal noleggio alla mobilità condivisa), smaltimento e riutilizzo (vendita dell’usato e “ri-noleggio”).

Zero emissioni, scelta vincente
Una ricerca condotta da Nomisma ritiene che le aziende stiano guardando con interesse sempre crescente all’acquisto o al noleggio a lungo termine delle automobili elettriche. Dal lato delle imprese, infatti, i minori costi chilometrici e l’esenzione dal pagamento del bollo, oltre che l’accesso libero nei centri cittadini dotati di zone a traffico limitato, rappresentano motivazioni forti per il passaggio all’elettrico.
Inoltre, per la metà delle aziende intervistate, una transizione verso una mobilità elettrica rappresenta un impatto positivo sull’immagine del brand. Nel mondo del noleggio a lungo termine, le immatricolazioni di auto elettriche sono aumentato notevolmente nel 2021, rappresentando il 15% del totale immatricolato rispetto al 12% del 2019.
Per quanto riguarda i privati, la prima ragione che porta alla scelta di un veicolo elettrico è l’attenzione all’ambiente (43%), seguita da considerazioni di natura più pratica, come l’accesso alle zone a traffico limitato (35%) e i costi contenuti di ricarica e di manutenzione (33%).
Proprio per agevolare questa transizione, il governo Draghi ha stanziato, con un apposito Dpcm, 650 milioni per ogni anno da qui al 2024. Lo scopo è garantire ai privati un Ecobonus da 3 a 5mila euro per l’acquisto di auto elettriche; fino a 4mila euro per le ibride plug-in; fino a 2mila euro per le endotermiche a basse emissioni. Per le aziende sono previsti, invece, aiuti da 4 a 14mila euro per veicoli commerciali al 100% elettrici.

Quota 50% sul mercato nel 2030
Nel 2030 le automobili elettriche copriranno il 50% della domanda nel settore dell’automotive. Questo emerge dal report “La mobilità elettrica: inevitabile o no?”, stilato da Motus-E e Quintegia partendo dai dati di uno studio condotto da Element Energy su commissione della Platform for Electromobility, l’ente europeo che promuove e facilita le politiche a supporto della mobilità elettrica.
Si ritiene che già nel 2025 le auto elettriche rappresenteranno la fetta primaria degli acquisti, assestandosi al 30% contro il 25% delle auto a benzina e il 23% delle ibride plug-in.
Nel 2030 la domanda dovrebbe salire fino al 51%, toccando poi il picco nel 2050 quando l’unica altra opzione sul mercato sarà l’ibrido ricaricabile. Per quell’anno, in particolare, la richiesta di veicoli elettrici si assesterà al 77%, contro il 23% dell’unica alternativa che sarà possibile in futuro.
Un settore in progressione costante
Tra il 2020 e il 2021 la quota di mercato delle auto elettriche in Italia è praticamente raddoppiata, passando dal 3,1% al 6%. L’anno scorso ci sono state 4,2 milioni di immatricolazioni a fronte dei 2,01 dei 12 mesi precedenti. Una svolta che emerge dai dati pubblicati da Jato, che parte dalle cifre del 2019 (1,4 milioni di auto registrate) per far capire l’entità della crescita. A giocare un ruolo importante è anche la carenza globale dei semiconduttori: le case automobilistiche hanno dirottato la propria attenzione verso i modelli più redditizi, sacrificando le automobili a benzina e a gasolio per dare più spazio al comparto delle vetture  elettrificate.

L’Europa e la Cina
L’Europa e il Nord America sono ancora indietro rispetto alla Cina: la presenza di modelli a batteria a costi accessibili ha infatti trainato le immatricolazioni di auto elettriche nel Paese del Dragone, che nel 2021 ha visto il dato schizzare fino al 50% del totale delle immatricolazioni mondiali.
I costruttori cinesi hanno adottato delle politiche commerciali di incentivi che hanno riscosso grande successo. L’Europa sta cercando di inserirsi in questa scia: i grandi costruttori europei (Volkswagen e Stellantis su tutti) hanno fatto registrare numeri decisamente incoraggianti e il dato sempre crescente di modelli elettrici a disposizione degli acquirenti ha contribuito alla crescita registrata degli ultimi anni.

Il nord america
Pian piano anche gli Stati Uniti stanno cercando di adeguarsi al resto del mondo: Tesla domina le vendite negli Usa, ma le nuove politiche in tema di sostenibilità e l’aumento dei costi di carburante stanno spingendo anche altri costruttori alla svolta in chiave elettrica. Alcune startup statunitensi destano molto interesse, così come i modelli immessi sul mercato nordamericano dalle case europee.
Negli Usa il fenomeno delle automobili elettriche dovrebbe decollare grazie all’arrivo dei pick-up a batteria: si tratta di un segmento di mercato particolarmente caro agli utenti americani, che ritengono questi mezzi, specialmente per viaggiare al di fuori delle grandi città, praticamente indispensabili.
 

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