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Al via Obiettivo 2030: il progetto italiano

INFORMAZIONE PUBBLICITARIA
Mercoledì 6 Aprile 2022
Al via Obiettivo 2030: il progetto italiano

Prendersi cura della propria salute passa inevitabilmente dal salvaguardare il luogo in cui viviamo. Per avere cura di sé, dunque, è necessario proteggere il pianeta Terra. A tale intento sono rivolti i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) inseriti all’interno dell’Agenda Onu 2030. L’Organizzazione delle Nazioni Unite ha infatti definito con chiarezza quali saranno i focus su cui intende concentrare le proprie forze e attenzioni nei prossimi anni. A partire dalla coalizione internazionale, ogni Paese ha poi declinato gli intenti sul piano territoriale. In Italia, ad aver recepito con entusiasmo e determinazione gli obiettivi Onu sono state Earth Day Italia e ASviS - l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile. Le due realtà hanno quindi dato avvio a un progetto denominato Obiettivo 2030, il cui scopo è diffondere il più possibile i 17 SDGs dell’Organizzazione internazionale.

COME SI ARTICOLA
Il progetto è stato inaugurato il 22 aprile 2018, in occasione della Giornata mondiale della Terra. Le intenzioni che hanno portato Earth Day Italia e ASviS a dare vita a un percorso di questo tipo sono di interesse divulgativo e aggregativo. Oltre a voler diffondere gli SDGs Onu, infatti, Obiettivo 2030 punta anche a mettere in contatto le realtà italiane che si impegnano quotidianamente per il raggiungimento di tali obiettivi.

Per questo motivo, le due associazioni incaricate hanno dato vita a una duplice piattaforma. Da un lato è stata creata una sezione virtuale, composta di un portale web (www.obiettivo2030.it) presso cui i molteplici partner del progetto possono fare rete tra loro, raccontare la propria realtà e il proprio progetto, oltre al poter lanciare degli appelli rivolti al pubblico. A completamento di tale sezione virtuale è stata realizzata una piattaforma fisica. Questa si compone di ben 17 installazioni - una per ciascuno degli SDGs Onu - volte a rappresentare il percorso itinerante che le realtà italiane stanno svolgendo per raggiungere gli obiettivi stabiliti dalle Nazioni Unite entro il termine dell’attuale decade.

I PRIMI INTERVENTI DEL BELPAESE RIGUARDANO L'ENERGIA E L'AGRICOLTURA
Il progetto attivato da Earth Day Italia e ASviS inizia a dare i primi importanti frutti. Hanno preso il via diversi interventi all’interno del Belpaese, e le aree ora in cura sono quelle maggiormente al centro del dibattito pubblico. In primo piano si trovano infatti il settore energetico e quello agroalimentare. Con Obiettivo 2030 tali interessi sono stati declinati su un piano collettivo, chiamando all’azione svariati gruppi di persone. Sul fronte energetico si è intenzionati a dare avvio a delle vere e proprie comunità energetiche, ovvero collettivi di istituzioni locali capaci di produrre la materia prima, oltre che consumarla. Al contempo, il focus sul settore alimentare ha portato la riflessione a concentrarsi sullo sviluppo di un’agricoltura sostenibile, che sia quindi meno impattante sulla natura.


TUTTI GLI SPUNTI DELLA DISCUSSIONE
Sono stati oltre 200 i Paesi presenti alla Cop26, la conferenza sul clima indetta dalle Nazioni Unite e svoltasi a Glasgow a novembre 2021. Dopo diversi giorni di discussione, sono stati tanti gli spunti di riflessione e gli accordi conclusivi. L’obiettivo comune di contrastare il riscaldamento globale ha permesso di delineare un percorso condiviso dalla totalità dei governanti, rimettendo in discussione diverse dinamiche industriali ed economiche dei singoli Stati. Sebbene in linea generale si ravvisi una direzione unitaria, tuttavia, sono diversi i punti critici rimasti ancora insoluti.

Il dibattito ha trovato immediato terreno fertile nelle discussioni riguardo il settore industriale. Quest’ultimo, infatti, negli ultimi anni ha assistito a un utilizzo ancora troppo accentuato dei combustibili fossili. Ridurre l’impiego del carbone in favore delle energie rinnovabili è stato dunque uno dei passi maggiormente condivisi all’interno della discussione. L’obiettivo di restare nei limiti di un incremento di 1,5°C risulta ancora raggiungibile, ma solo realizzando in breve tempo la neutralità carbonica: il pareggiamento tra i gas serra emessi in atmosfera e quelli da essa rimossi. Per arrivare a tale punto zero, oltre 100 Paesi hanno promesso di terminare i processi di deforestazione entro il 2030. Tale data è invece simbolica per la riduzione delle emissioni di metano: il provvedimento non è stato condiviso da molti produttori.

UNA COALIZIONE A IMPATTO ZERO
Oltre agli obiettivi che il Consiglio ha condiviso con gli Stati membri in vista del 2030, l’Unione Europea guarda al futuro, ponendo le basi per gli step da raggiungere entro il 2050. Al primo posto in agenda si trova il diventare una coalizione a impatto zero. Ciò significa proporsi quale potenza economica pienamente verde, fiduciosa delle possibilità industriali e agricole che la sostenibilità può offrire. Al fine di raggiungere questo obiettivo, sarà necessario ridurre drasticamente le attuali emissioni di gas serra, escogitando al contempo misure compensative per gli inevitabili residui prodotti. Inoltre, dal momento in cui diversi settori avranno maggiore necessità di essere ristrutturati, l’Ue ha stabilito un piano di investimenti calibrato al fine di permettere un equo sviluppo ecologico a tutte le aree di interesse. Per questo motivo, almeno il 30% del bilancio comunitario tra il 2021 e il 2027 si concentrerà sul clima.

I FOCUS UE SUL CAMBIAMENTO CLIMATICO
Nonostante il difficile momento legato al conflitto in Ucraina, l’Unione Europea non perde di vista la cura dell’ambiente. In particolare, gli Stati membri dialogheranno con le potenze extraeuropee al fine di accelerare l’attuazione dei programmi di riduzione delle emissioni discussi nel corso della Cop26.


LE MISURE
Il Consiglio europeo si mostra saldo nell’intenzione di ridurre delle emissioni di gas serra dannosi per l’atmosfera. A testimoniare l’impegno degli Stati membri vi è la volontà di andare oltre gli accordi definiti a Glasgow lo scorso novembre. Difatti, in sede di dibattito internazionale, alla Cop26 era stato deciso di ridurre le emissioni dannose del 40%. L’Unione Europea, forte dell’ultimo risultato raggiunto in termini di sostenibilità ben tre anni prima del previsto - ovvero una diminuzione del 30% di emissioni a partire dal 1990 -, pone per i Paesi comunitari un vincolo ancora più stringente. L’obiettivo dei governi europei sarà infatti una riduzione del 55%, puntando a conquistare quindici punti percentuali in più rispetto a quanto proposto alla conferenza internazionale sul clima.

Si tratta indubbiamente di un obiettivo ambizioso, che riscontrerà non poche difficoltà di attuazione tra le quali, prima fra tutte, si trova la ristrutturazione del modello di business industriale attualmente vigente in Europa. Rivedere dalle fondamenta un modello economico che ha accompagnato il continente per secoli non è per nulla facile, ma l’UE punta a concentrarsi sul risvolto positivo della medaglia. In primo luogo, ristrutturare l’industria a favore di nuove fonti energetiche - riducendo quindi l’utilizzo di combustibili fossili - permetterà di sviluppare un business sostenibile, creando al contempo nuovi posti di lavoro su tutto il territorio comunitario.

Inoltre, una scelta radicale di questo tipo consentirà agli Stati membri di qualificarsi quali competitor significativi nel medio termine. Se infatti il futuro dell’industria sarà green, l’Europa, investendo sin da subito in queste soluzioni, sarà in grado di mettere in campo un invidiabile know-how che la renderà ben distinguibile nel panorama globale.
 

Ultimo aggiornamento: 19 Aprile, 09:42

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