Lo scrittore Stefano Benni ricorda Inge Feltrinelli, regina dell'editoria

Lo scrittore Stefano Benni ricorda Inge Feltrinelli, regina dell'editoria

di Andrea Velardi

 La notizia della morte di Inge Feltrinelli sopraggiunge mentre Stefano Benni è impegnato nelle prove dello spettacolo nella sala Teatro studio Borgna all’Auditorium Parco della Musica dove stasera leggerà dei testi inediti, accompagnato dalla pianista Giulia Tagliavia, nell’ambito di “Una striscia di terra feconda”, XXI edizione del festival franco-italiano di jazz, dopo l’esibizione in trio alle ore 21 di Geoffroy Tamisier, Edouard Ferlet, Stephane Kerecki. Lo abbiamo sentito per ricordare la Regina dell’editoria attraverso un legame durato decenni che andava al di là di un mero rapporto editoriale.

Parlare dell’amicizia tra Inge Feltrinelli e Stefano Benni vuol dire anche ricordare il rapporto elettivo creatosi tra la grande casa editrice e la città di Bologna dove lo scrittore è nato, anche se Benni è più legato alle montagne dell’Appennino, a Monzuno,  luogo di autentica iniziazione letteraria e politica.
  
Verso la fine del 1962 lo storico Renato Zangheri convinse Giangiacomo Feltrinelli ad aprire la storica libreria di piazza Ravegnana nel capoluogo emiliano. Inge Feltrinelli aveva allora 32 anni e ha sempre ricordato la Bologna di quel periodo come una realtà vitale, addirittura sexy come lo può essere solo Berlino o una capitale europea, con un Partito comunista svecchiato e disancorato, aperto alla modernità, una borghesia illuminata piena di interesse per i libri e la musica. Erano anni di fermento, entusiasmo, avanguardia alimentati da una folta schiera di intellettuali che, come Umberto Eco, gravitavano attorno e fuori l’Università in un pendolarismo straordinario sulla tratta Milano-Bologna.
 
Poi arriva il 1977 che rappresentava per Inge Feltrinelli una frattura, l’inizio di quello che definiva il «declino di Bologna», ricordando che un anno prima ricordava era stato pubblicato un ritratto umoristico, surreale, composito dell’Italia e soprattutto della sua provincia, ovvero Bar Sport di Stefano Benni, uscito nel 1976 con Mondadori. Inge punta gli occhi lungimiranti di editrice pensante, fuori dalle categorie, su questo autore eccentrico, imprevedibile, non incasellabile. Il Lupo (il soprannome, ripreso autobiograficamente in alcuni libri, nasce dall’ abitudine di girare di notte ululando insieme ai suoi sette cani) si schermisce subito per ricordare che «Inge amava tutti i miei libri, non uno solo. E Bar Sport non era il suo preferito, amava molto gli ultimi. Diceva che invecchiando ero un po’ rincoglionito, e scrivevo meglio». In effetti è vero che non c’è solo Bar Sport. Tra gli 11 libri chiave che l’editore Feltrinelli elenca come quelli che hanno segnato la sua storia c’è, oltre il Il dottor Živago, 1957, Il tamburo di latta, 1962, La casa degli spiriti, 1983,  Terra! ( 1983), il primo dei successi narrativi di Stefano Benni, satira politica e libro di fantascienza insieme, ispirato alla metafisica di Moby Dick di Melville e non come qualcuno ha pensato alla trama di Guida galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams, uscito quattro anni prima.  
 
E’ vero che Inge Feltrinelli amava molto gli ultimi libri di Benni. Una foto su Twitter li ritrae sorridenti sul Duomo di Milano per festeggiare l’arrivo di Prendiluna pubblicato nel 2017, l’anno dei 70 anni dello scrittore bolognese, festeggiato il 12 agosto da un video realizzato per l’occasione dall’editore, in cui all’inizio Inge gli esprime il suo grandissimo affetto, rievocando «l’autore bello degli anni Ottanta», arrivato in casa editrice con il suo fare unico e anticonformista, «impertinente e bizzarro». Benni ci racconta come è avvenuto il loro incontro all’inizio degli anni ottanta, come si è consolidata l’amicizia con questo editore unico definito da Amos Oz «un vero vulcano di idee, curiosità, gentilezza», capace di regalare a Doris Lessing un abito da indossare per il Nobel: «Berlusconi compra la Mondadori e io passo a Feltrinelli, con l’aiuto di Goffredo Fofi. I primi incontri con Inge sono all’insegna del sospetto: lei mi considera un selvaggio che deturpa i salotti, io la trovo troppo mondana. Lei ha un tailleur champagne, io sono in canottiera. Poi cominciamo a parlare di libri, e scoppia un’amicizia che è durata fino alla fine. Capii subito che dietro il suo stile apparentemente leggero, c’era una grande serietà. Lei sosteneva i suoi autori, li difendeva, li incitava a fare di più. Se non le andavi a genio, allora era capace di mandarti a quel paese in modo spettacolare. Le sue arrabbiature in Feltrinelli si sentivano fin in piazza della Scala».
 
Tra gli aneddoti che esprimono il carattere unico di Inge Feltrinelli, ricorda che «una volta la misero a tavola con un assessore alla cultura donna. Dopo un’ora che costei le riversava banalità nelle orecchie Inge le disse con calma: ‘Da donna a donna, cara, lei è una cretina’». Ma con Benni nemmeno un litigio: «No. Tutt’al più ci prendevamo reciprocamente in giro». Oltre che per il carattere forte, la grande Signora dell’editoria era nota per il suo entusiasmo, la sua mondanità glamour e colta, sempre finalizzata ai contenuti e mai alla mera frivolezza. La sua mondanità aveva qualche legame con il bar sotto il mare di Benni, il luogo fantastico e immaginario del porto di Brigantes dove misteriosi avventori, si ritrovano per darsi il turno durante un’intera notte nella narrazione di una storia. C’è una mondanità negativa che sarebbe oggetto di satira e umorismo da parte del Lupo-Benni, ma forse l’apertura e la festosità mondana e progettuale nello stile Inge Feltrinelli ha una sua fondamentale utilità per l’arte, i libri, la creatività? «Le piaceva la compagnia – ci risponde convinto- le piaceva bere e mangiare, le piaceva ridere e ballare e conversare su tutto. Niente a che fare con l’esibizionismo del glamour moderno. Non sarebbe stata tanto amica di scrittrici e scrittori tutti diversi tra loro, se non fosse stata una donna colta e innamorata della letteratura».
 
Andiamo al caso Daniel Pennac. Nel 1987 Benni aveva da poco pubblicato proprio Il bar sotto il mare, si trova a Parigi quando gli capita di leggere in francese La fée carabine (La fata carabina), il secondo volume della saga dei Malaussène. Ci facciamo raccontare meglio cosa avvenne e come l’asse Benni-Feltrinelli introdusse Pennac in Italia. «È andata esattamente così. “Lessi La fata carabina” e dissi: ‘Se non lo prendete in squadra io me ne vado’. Per una volta mi diedero retta. Ma Pennac sarebbe comunque arrivato in Italia anche senza di me».  Pochi mesi dopo esplose il caso Pennac in Italia con la pubblicazione de Il paradiso degli orchi, tradotto  dalla ingegnosa e brillante Yasmina Melaouah, che inventa perfino il neologismo La prosivendola, per tradurre  La petite marchande de prose.
 
Nel 1992, con La compagnia dei Celestini, suo ottavo libro nel catalogo Feltrinelli, Stefano Benni vende 250.000 copie in un anno. Gli chiediamo quanto conta aver potuto contare su un editore intelligente e attento come Inge Feltrinelli nella realizzazione artistica oltre che nel successo di vendita di uno scrittore? «Inge si occupava più di qualità che di tirature. Ovviamente era molto contenta del successo di un libro, ma era amica nello stesso modo degli scrittori di best-seller e di quelli con un pubblico più ristretto. L’importante era la stima. L’ hanno definita ‘regina’ ma non stava chiusa nel castello, era una guerriera, la letteratura era il suo mestiere e la sua passione. E non poteva leggere tutti i libri che pubblicava, ma ne leggeva molti ed era informata su tutti».
 
Inge Feltrinelli ha tenuto celate dentro di sé molte delle tristezze della sua vita, a partire dalla morte di Giangiacomo. Non ha mai confidato le sue melanconie o i suoi abbattimenti a Stefano Benni, ma lo scrittore ricorda che “nelle ultime tre-quattro mie presentazioni di libri, lei è sempre arrivata, appoggiandosi al suo bastone, e ridendo dei suoi acciacchi. Ha affrontato la malattia sorridendo, con una forza incredibile». Quella energia festosa, penetrante, travolgente che ha alimentato il mondo dell’editoria e di cui ora sarà difficile per tutti elaborare il lutto.
 
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Giovedì 20 Settembre 2018, 19:04






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