Jurassic Park a Trieste, scoperto "branco" di 11 dinosauri di 80 milioni di anni fa

Venerdì 3 Dicembre 2021 di Laura Larcan
foto crediti UNIVERSITA' DI BOLOGNA

Il soprannome di Jurassic Park se l’è già guadagnato. E stavolta a buon diritto (con buona pace di Steven Spielberg). Alle porte di Trieste, infatti, è stato riportato alla luce uno speciale giacimento di resti di ossa fossili di dinosauri: ben 11 creature giurassiche risalenti a 80 milioni di anni fa. Non solo, ma proprio qui sono stati identificati i resti dell’esemplare di dinosauro più grande e completo mai trovato in Italia. Che è stato chiamato “Bruno”. Si tratta della specie “Tethyshadros insularis”, erbivori che raggiungevano almeno i 5 metri: sono gli abitanti, in branco, del sito preistorico, miniera d’oro per i paleontologi italiani, del cosiddetto Villaggio del Pescatore presso Trieste. E’ la straordinaria scoperta al centro di un nuovo studio dell’Università di Bologna, coordinato da Federico Fanti, pubblicata su Scientific Reports, che ha già calamitato l’attenzione dei media internazionali.

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Notizia apparsa già oltremanica e rimbalzata sulle agenzie italiane. Quello che si sapeva era che questa specie di dinosauro (gli “hadrosauriformi” cioè i dinosauri a becco d’anatra), a cui appartiene anche Bruno, viveva su un’isola dell’arcipelago europeo nell’Oceano Tetide 80 milioni di anni fa. Per Tetide si intende un braccio oceanico disposto in senso Est-Ovest che, nei tempi geologici compresi tra il Permiano e il Miocene, separava l’Africa settentrionale dall’Europa e dall’Asia. Pertanto gli studiosi ritenevano che il sito del Villaggio del Pescatore facesse parte di un’isola nel mezzo di Tetide, questo oceano “proto-mediterraneo”.

Con uno sforzo di immaginazione bisogna comprendere che a quel tempo, quella che oggi è l’Italia nord-orientale, era una terra affacciata su un vasto oceano, ma collegata all’Europa occidentale e all’Asia. Il giacimento ha restituito, dunque, ben 11 scheletri di dinosauri, oltre a resti di pesci, coccodrilli, rettili volanti e persino piccoli crostacei. “Bruno”, nel dettaglio, appare con uno scheletro abbastanza completo: conserva il cranio, il bacino e la maggior parte della coda, oltre a frammenti di materiale appendicolare. Il Villaggio del Pescatore era già noto ai paleontologi. Qui, all’inizio degli anni ‘90, era stato già trovato un primo scheletro fossilizzato di Tethyshadros insularis, soprannonimato “Antonio”, che per le dimensioni aveva fatto ipotizzare che fosse una “specie nana”. Una interpretazione, ora, tutta ribaltata dallo studio dell’Università di Bologna.

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Il team di esperti ha affermato che “Antonio” era in realtà solo un giovane dinosauro ancora in crescita. “Bruno” sfoggia dimensioni più grandi e si ritiene che potesse essere ancora in crescita al momento della sua morte. Insomma, una specie tutt’altro che piccola. «Siamo entusiasti della scoperta. Per la prima volta nel nostro paese abbiamo un giacimento di dinosauri e non solo», ha detto Federico Fanti, docente presso il Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Università di Bologna.

Ultimo aggiornamento: 09:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA