Scuola, allarme ricercatori: «Probabile contagio come fuori, subito test rapidi in classe»

Sabato 24 Ottobre 2020

A scuola i contagi da Covid-19 sono «probabili come fuori». Lo dice la scienza. Cosa significa? «La probabilità di infezione in una scuola non è significativamente diversa da quella della società nel suo complesso». E' il risultato di un'analisi condotta da Enrico Bucci e Antonella Viola del Patto Trasversale per la scienza. Le scuole non rappresentano un «moltiplicatore di infezioni» ma «non sono più protette del resto della comunità e il tasso di infezione scolastica appare seguire quello della comunità circostante». «Al momento non esistono motivi per evocare la chiusura delle scuole più di quanto non ve ne siano per un lockdown dell'intera società» ma è «urgente intervenire su regole e procedure». Per questo servono «subuti test rapidi nelle scuole». La diagnostica in ambito scolastico «deve essere uniformata e potenziata, attraverso l'introduzione di test rapidi antigenici e la procedura di pooling, in modo da evitare di affaticare ulteriormente il sistema diagnostico nazionale, già sotto stress per la ripresa epidemica in atto», continuano ricercatori Bucci e Viola del Patto Trasversale per la scienza nell'analisi condotta sul rischio di contagi da Covid nelle scuole.

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I dati - spiegano Bucci, docente in Systemdìs Biology alla Temple University, e Viola, ordinaria di Patologia generale all'Università di Padova - suggeriscono che «al momento non esistano motivi per evocare la chiusura delle scuole più di quanto non ve ne siano per un lockdown dell'intera società, poiché non sembra ascrivibile alla scuola l'aumento dei contagi. Al contrario, la scuola è fondamentale per la formazione, la socialità, lo sviluppo e il benessere dei bambini e dei ragazzi e la sua chiusura causerebbe danni gravissimi alle future generazioni e al Paese».

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Al fine di proteggere la scuola dal diffondersi del contagio, è però «urgente - avvertono - intervenire sulle regole e sulle procedure per la tracciatura ed il contenimento di eventuali focolai scolastici». I ricercatori sottolineano quindi come «al momento in Italia vi è un'inaccettabile disparità di indicazioni da regione a regione; questa deve essere abbandonata, in favore di una procedura unica».

L'analisi rileva inoltre come, in sostanza, «la crescita più o meno veloce della curva epidemica è indipendente dalla data di riapertura delle scuole». Così, la Campania che ha riaperto il 24 settembre, per esempio, cresce altrettanto velocemente delle regioni più veloci tra quelle che hanno riaperto il 14, come la Lombardia; viceversa il Veneto, che ha aperto il 14 settembre, non cresce più velocemente dell'Abruzzo, che ha riaperto il 24 settembre. Tuttavia, «effetti esponenziali - concludono - potrebbero manifestarsi su periodi più lunghi, ed essere invisibili nella finestra di tempo considerata».

 

Ultimo aggiornamento: 22:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA