Ultima Thule, svelata la prima immagine: ecco la “nocciolina” a 6 miliardi di chilometri dalla Terra

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Ultima Thule: ecco la “nocciolina” a 6 miliardi di chilometri dalla Terra

di Enzo Vitale

Se all'inizio somigliava lontanamente a una specie di arachide ora, con le immagini ad alta risoluzione arrivate alla Nasa, Ultima Thule si conferma essere proprio una grande nocciolina. O forse una scamorza? Beh, decidete voi. L'asteroide nella fascia di Kuiper lontano quasi 6 miliardi di chilometri dalla Terra  è sicuramente costituito da due corpi a contatto, come già è stato osservato per alcuni nuclei cometari. Secondo i primi dati elaborati dalla Nasa è un oggetto oblungo formato da  corpi rocciosi con un'altezza di circa 33 chilometri per una larghezza di 16. La prima immagine ad alta risoluzione rilasciata dalla Nasa è stata scattata da circa 25 mila chilometri.

Nella notte di Capodanno la sonda New Horizons è passata a circa 3.550 chilometri da 2014 MU69, questo il nome in codice dell'asteroide scoperto proprio nel 2014 dal telescopio spaziale Hubble, a una velocità di 50 mila chilometri orari. Dal passaggio all'arrivo delle immagini sul nostro pianeta si sono dovute attendere diverse ore vista l'enorme distanza dell'oggetto ai confini del Sistema solare.

Ma per elaborare il lungo “papiro” pervenuto ai ricercatori ci vorranno almeno una ventina di mesi. Tra gli scienziati che hanno lavorato alla missione ci sono anche tre italiane: Cristina Dalle Ore, Silvia Protopapa e, l'ultima arrivata in ordine di tempo, la giovane romana Francesca Scipioni. Le tre ricercatrici hanno il compito di analizzare i dati dello spettrometro Ralph, uno strumento che rileva, come uno scanner, la superficie di un oggetto. Le tre italiane, dunque, dovranno analizzare le misure ottenute dallo strumento per svelare morfologia e composizione della superficie di Ultima Thule.


(Le tre ricercatrici italiane nel team di Ultima Thule: Cristina Dalle Ore, Francesca Scipioni e Silvia Protopapa)

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Nella missione ci sono diversi team di studiosi che lavorano con i vari strumenti a bordo di New Horizons. Le tre giovani italiane, come già accennato, hanno il compito di analizzare i dati dello spettrometro Ralph che deve investigare la composizione superficiale dell'asteroide nella fascia di Kuiper.  Nel team, chi si distingue per meriti scientifici diventa co-investigator, come nel caso di Silvia Protopapa, che ha assunto responsabilità di rilievo rispetto agli altri team member.  Il principal investigator della missione è l'americano Alan Stern, del Southwest Research Institute di Boulder, in Colorado, che coordina gruppi di scienziati di diverse nazioni: oltre alle tre italiane ci sono scienziati tedeschi, francesi, britannici, un paio di indiani, un cinese e, naturalmente, nella gran parte, ricercatori statunitensi. A completare lo staff due gruppi specializzati: quello dei geologi (nome in codice Ggi, Geology/geophysics investigation), e quello che studia le atmosfere e l'interazione di questa con le particelle.

IL RESPONSABILE DELLO STAFF A CALDO
E Proprio Alan Stern, una volta osservata la prima immagine ad alta risoluzione, ha detto che «Il sorvolo di Ultima Thule è stata un'impresa storica. Mai prima d'ora una squadra di astronavi ha rintracciato un corpo così piccolo a così elevata velocità nell'abisso dello spazio, New Horizons ha creato una nuova barra per la navigazione all'avanguardia dei veicoli spaziali».
«New Horizons -ha invece ribattuto Jeff Moore, Geology and Geophysics- è come una macchina del tempo, che ci riporta alla nascita del Sistema solare: stiamo assistendo a una rappresentazione fisica dell'inizio della formazione planetaria, congelata nel tempo. Studiare Ultima Thule ci aiuta a capire come si formano i pianeti - sia quelli del nostro sistema solare che quelli che orbitano attorno ad altre stelle nella nostra galassia».
La missione continua in attesa delle nuove immagini che continueranno ad arrivare da oltre sei miliardi di chilometri.


(La sala di controllo della missione con la prima immagine di Ultima Thule arrivata sui computer che si può scorgere al centro della foto)


(Sopra la primissima immagine a bassa risoluzione e la ricostruzione della rotazione  dell'asteroide fatta dalla Nasa)


enzo.vitale@ilmessaggero.it
 
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Mercoledì 2 Gennaio 2019, 20:43






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