Clima, temperatura in aumento. E in Italia cresce più che nel resto del mondo. Bacino padano tra i più inquinati d'Europa

Mercoledì 3 Giugno 2020
Clima, temperatura in aumento. Ma in Italia cresce più che nel resto del mondo. Bacino padano tra i più inquinati d'Europa

In Italia fa caldo, si sa. Ma forse troppo. La temperatura infatti, cresce in Italia più che in altre parti del mondo. Nel 2018 è stata registrata un'anomalia media pari a +1,71 gradi rispetto alla media climatologica 1961-1990, superiore a quella globale sulla terra ferma (+0,98 gradi). Lo rivela l'Annuario dei dati ambientali 2019 dell'Ispra (il centro studi del ministero dell'Ambiente), presentato oggi in streaming alla presenza del premier Giuseppe Conte, del presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, del ministro dell'Ambiente, Sergio Costa.

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In particolare è stato calcolato un aumento della temperatura media pari a circa 0,38 øC ogni dieci anni nel periodo 1981-2018. Elemento che porta l'Italia ad allontanarsi dagli obiettivi di contrasto dei cambiamenti climatici. Nuovo picco per la temperatura dei mari italiani nel 2018 (+1,08øC), il secondo dopo il 2015, rispetto al periodo 1961-1990. «L'accelerazione dei cambiamenti climatici porterà probabilmente a un aumento dei rischi anche in Europa, in particolare per i gruppi vulnerabili. Gli impatti possono derivare da ondate di caldo, incendi boschivi, inondazioni e alterazioni nella larga diffusione di malattie infettive», si legge nella nota congiunta Ispra-Snpa-European Environment Agency.

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Nel primo trimestre di quest'anno, si stima per il 2020 una riduzione, a causa del lockdown, dei gas serra del 5,5%, a fronte di una variazione congiunturale del PIL pari a -4,7 %. Nel 2018 la diminuzione era stata dello 0,9% rispetto all'anno precedente, e per il 2019 la tendenza è di una riduzione del 2,0% rispetto al 2018. Diminuiscono del 17,2% le emissioni di gas serra in Italia nel medio periodo (1990-2018). 
Il Bacino padano è una delle aree dove l'inquinamento atmosferico è più pesante in Europa. Guardando ai dati del 2019, il valore limite giornaliero del PM10 è stato superato nel 21% delle stazioni di monitoraggio (50 microgrammi per metro cubo, da non superare più di 35 volte l'anno). Rispettati invece i limiti per i PM2,5 nella maggior parte delle stazioni di rilevamento. Uno degli effetti del lockdown è stata la riduzione del biossido di azoto tra il 40 e 50% nelle regioni del Nord e nella Pianura padana.

Ultimo aggiornamento: 14:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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