Covid, positivo violò la quarantena nella "fase 2": «Va processato». Respinta richiesta di archiviazione

Martedì 20 Aprile 2021
Covid, positivo violò la quarantena nella "fase 2": «Va processato». Respinta richiesta di archiviazione

Il gip di Milano Chiara Valori ha respinto la richiesta di archiviazione e disposto l'imputazione coatta nei confronti di un 55enne milanese che lo scorso giugno era uscito per recarsi in farmacia, nonostante fosse positivo al covid. Sembra inoltre che l'uomo avesse ripetutamente violato la quarantena uscendo più volte per recarsi all'edicola e portare a passeggio il cane.

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Il giudice non ha accolto l'istanza del pm, secondo cui non era configurabile la violazione del testo unico delle Leggi Sanitarie dove è previsto l'arresto da 3 mesi a 18 mesi e l'ammenda da 500 ad 5.000 euro per chiunque non osserva un ordine dato per impedire l'invasione o la diffusione di una malattia infettiva dell'uomo.

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E questo in quanto, è la prospettazione del pubblico ministero, l'obbligo di quarantena non venne comunicato dal sindaco come richiesto dal decreto legislativo del 25 marzo 2020 relativo alle «misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica». Per il gip tale argomentazione vale per le violazioni avvenute nella 'fase 1'. Nel caso di specie, invece, il reato, che risale allo scorso 6 giugno, si colloca nella 'fase 2' disciplinata da un successivo decreto, quello del 16 maggio, in base al quale spetta all'Autorità sanitaria in generale e non più al sindaco applicare la misura della quarantena obbligatoria. Inoltre, tale disposizione, finalizzata anche alla gestione tempestiva di un numero elevato di casi, non deve necessariamente avere una forma scritta ma può anche consistere in un avviso orale dato con una comunicazione telefonica o attraverso il medico curante. L'uomo, quindi, che aveva ricevuto la comunicazione di Ats il 26 maggio, una settimana dopo essere risultato positivo al tampone, per il giudice ha circolato liberamente creando uno stato di pericolo di ulteriore diffusione del virus. Il provvedimento di oggi rispecchia un orientamento condiviso, dopo una riunione di circa un mese fa, da un gruppo di magistrati dell'ufficio dei gip milanesi.

 


 

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