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Mamma salva figlia di 3 anni: «Greta stava morendo e i donatori tardavano: le ho datto il mio fegato»

Venerdì 26 Marzo 2021 di Giacomo Nicola
Mamma salva figlia di 3 anni: «Greta stava morendo e i donatori tardavano: le ho datto il mio fegato»

«Abbiamo sperato fino all'ultimo nella telefonata per un fegato per Greta. A una settimana dall'intervento è arrivata, ma anche in quel caso l'organo non andava bene. Darle una parte del mio era l'unica salvezza». Una storia a lieto fine, all'insegna dell'amore materno. Nei giorni scorsi una bambina sarda è stata sottoposta a trapianto di fegato utilizzando la parte sinistra dell'organo della madre medico, Barbara Pittore, 43 anni, all'ospedale Molinette della Città della Salute di Torino. Colpita da una rara malattia congenita del fegato che determina ittero irreversibile, la bambina era già stata sottoposta a un'operazione, ma l'intervento non era riuscito a scongiurare l'evoluzione del fegato verso la cirrosi epatica.

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Ricoverata nella Gastroenterologia pediatrica, diretta dal dottor Pierluigi Calvo, dell'ospedale Infantile Regina Margherita, era stata inserita nella lista d'attesa nazionale per trapianto di fegato pediatrico già a maggio, ma non si sono presentate per la bimba offerte d'organo. Di fronte a questa situazione, insostenibile, la madre si è proposta quale potenziale donatrice. Il duplice delicato intervento di prelievo della parte sinistra del fegato della mamma e di trapianto dell'organo al posto del fegato malato nella bambina è durato circa 12 ore ed è stato eseguito dal professor Renato Romagnoli (direttore del Centro Trapianto di fegato delle Molinette) e dalla sua équipe, in collaborazione con il dottor Fabrizio Gennari (direttore della Chirurgia pediatrica del Regina Margherita) e con l'équipe dell'Anestesia e rianimazione 2 delle Molinette, diretta dal dottor Roberto Balagna.


Ha dato la vita una seconda volta alla sua bambina...
«Credo che al posto mio lo avrebbe fatto chiunque. Ora speriamo nella sua rinascita, anzi una vera e proprio nascita, un inizio di una vita normale. A tre anni dovrebbe giocare sull'altalena con sua sorella e andare all'asilo, non stare in un letto d'ospedale».


Quando avete deciso per il trapianto?
«Nel momento in cui le sue condizioni hanno iniziato a peggiorare. Mangiava ma non cresceva più e perdeva peso: è arrivata a 11 chili. Era in lista dal 14 maggio, ma nessun organo andava bene e a gennaio è stata ricoverata per l'ottava volta in un anno. Il 6 febbraio abbiamo iniziato l'iter, ci sono tutti gli esami, ma anche il nullaosta del tribunale che è arrivato l'11 marzo, il tempo di fissare l'intervento e il 18 siamo andate in sala operatoria».


In tutto questo periodo non avete ricevuto speranze? Nessun donatore?
«Nei 10 mesi in cui Greta è stata in lista per il trapianto abbiamo ricevuto due telefonate, anche se non so quante siano state valutate. La prima lo scorso luglio: eravamo a Cagliari dove viviamo, l'organo è andato a un bimbo che era più grave di Greta. Poi, il venerdì prima dell'intervento, la seconda telefonata: in quel caso il professore è andato con l'équipe dell'espianto a verificare la compatibilità ma non andava bene. Abbiamo sempre saputo che c'era la possibilità di trapianto ma abbiamo sperato fino all'ultimo in un'alternativa. Che però non è arrivata».


Qual è stata la parte più difficile?
«Non poterle stare accanto prima del trapianto. Volevo starle vicino per farle coraggio. Prima dell'intervento le abbiamo spiegato che avrebbe dovuto subire un'operazione. Aggiungendo che sarei stata operata anch'io e che per questo non stavo con lei. Lei non si rende conto di avere una malattia così importante, ci vive e convive. È una bimba serena, molto coraggiosa».


Adesso come sta?
«Ora non vede l'ora di tornare a casa e giocare sull'altalena che abbiamo in giardino».

Ultimo aggiornamento: 10:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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