Austria, da oggi scatta il lockdown: chiusi negozi e alberghi, aperte le scuole. E si può sciare

Lunedì 22 Novembre 2021 di Claudia Guasco
Solo il 65% della popolazione è vaccinato, ecco perché l'Austria è di nuovo in lockdown

Da oggi, e per i prossimi venti giorni, l’Austria chiude per Covid. Per la quarta volta dall’inizio della pandemia il governo ha proclamato il lockdown anche per vaccinati, con l’obiettivo di arginare il più possibile la quarta ondata di Covid-19. Dunque negozi non essenziali, alberghi e ristoranti chiusi, scuole, asili e supermercati aperti. I cittadini potranno comunque sciare, perché è ritenuto un’attività motoria, naturalmente solo se vaccinati e guariti e con mascherina Ffp2 sugli impianti di risalita.

Austria in lockdown, ecco perché

 

Come ha affermato il cancelliere Alexander Schallenberg, «una nuova chiusura è l’unica opzione: nonostante mesi di impegno, non siamo riusciti a convincere abbastanza gente a farsi vaccinare». Il premier è rammaricano e anche arrabbiato per una misura che, ha spiegato, si sarebbe potuta evitare con un’adesione massiccia e responsabile alla campagna vaccinale anti coronavirus. «Ci sono troppe forze politiche che remano contro», ha aggiunto, parlando di un «attentato al sistema sanitario». Secondo gli ultimi dati in Austria l’incidenza del contagio è arrivata a mille casi ogni 100 mila abitanti, mentre solo il 65% della popolazione è completamente vaccinato. Uno dei tassi più bassi dell’Europa occidentale.

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BARRIERA CONTRO IL VIRUS

«Non vogliamo una quinta, una sesta e una settima ondata», ha affermato il cancelliere motivando la decisione di imporre un lockdown nazionale, che «avrà conseguenze enormi ma è necessario». Dunque saracinesche abbassate, mascherina obbligatoria al chiuso, più controlli e sanzioni. Non è necessaria l’autocertificazione per uscire di casa, tuttavia si fa appello alla responsabilità personale invitando i cittadini a limitare gli spostamenti solo per questioni di necessità, utilizzando i mezzi privati anziché quelli pubblici. «La via della persuasione non è bastata. In questi mesi c’è stata troppo poca solidarietà, scarso senso civico. La cosa che fa più rabbia è che i vaccini li abbiamo: l’Austria si sarebbe potuta risparmiare tutto questo», rimarca Schallenberg. Annunciando l’introduzione dal primo febbraio dell’obbligo vaccinale, decisione che ha definito «difficile». Già dal 15 novembre in Austria è in vigore un blocco per i non vaccinati contro il Covid-19, circa due milioni di persone che potevano uscire di casa solo per andare a lavoro o a fare la spesa. Era solo il primo passo. «Signore e signori - aveva comunicato il cancelliere - la situazione Covid in Austria è molto seria. Il nostro compito come governo è di proteggere le persone, ed è quello che stiamo facendo. Ci stiamo assumendo la responsabilità. Se l’incidenza tra i vaccinati scende, quella tra i non vaccinati sale in modo esponenziale».

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«INVERNO MOLTO DURO»

Da qui l’ulteriore stretta, con l’estensione del lockdown alle persone immunizzate e l’obbligo vaccinale che entrerà in vigore tra tre mesi rafforzato da sanzioni amministrative elevate o una pena detentiva alternativa. «Dobbiamo guardare alla realtà - puntualizza il cancelliere - chi è contro il vaccino compie un attento alla nostra salute, non vogliamo la quinta e la sesta ondata, il virus non va via, il virus resta». L’emergenza sanitaria «è lungi dall’essere superata» perché ci sono tre fattori concomitanti che stanno causando l’aumento dei casi di Covid in Europa e di conseguenza l’incremento di ricoveri e decessi. Li ha elencati il direttore dell’Oms Hans Kluge: l’insufficiente copertura vaccinale; l’abbandono delle misure di distanziamento e protezione individuale; la variante Delta che ha un indice di riproduzione di base di 7-8 a fronte del 2-3 del ceppo originario. Nonostante l’efficacia dei vaccini - senza i quali l’aumento dei casi e dei morti sarebbe stato esponenziale - l’arrivo del freddo, che favorisce tutti i virus a trasmissione aerea inducono Kluge a prevedere che «ci aspetta un inverno molto duro».

 

PROTESTE

La risalita dei casi è stata particolarmente brusca in Germania e Austria, imponendo i governi a correre ai ripari con stringenti contromisure. Innescando la dura reazione del fronte politico no vax, come quella di Herbert Kickl, leader di Fpö: «Da oggi l’Austria è una dittatura», ha annunciato, lanciando un appello «a manifestare ancora contro l’attacco del governo al diritto fondamentale all’integrità fisica delle persone». Il sindaco di Vienna Michael Ludwig tira dritto: «Sappiamo di essere esposti alle critiche, tuttavia le accettiamo perché qui si tratta di salvare uomini e donne». Anche ieri le manifestazioni di protesta hanno messo in subbuglio Vienna, dopo il grande corteo del 20 novembre al quale hanno partecipato 30 mila persone culminato in tafferugli e diversi arresti. Schallenberg si augura «vivamente che non si arrivi» alle violenze che si sono registrate le scorse notti in Olanda. In una intervista rilasciata al quotidiano Kurir alla vigilia dell’entrata in vigore del nuovo lockdown, deciso dopo sei settimana dalla sua entrata in carica, il cancelliere si dice «consapevole che la situazione è molto tesa» e afferma che con il ministro degli Interni Karl Nehammer sta valutando con attenzione e da vicino la situazione.

 

 

«In estate speravamo che più persone si sarebbero vaccinate in modo da poter proteggere se stesse e chi sta intorno a loro. Purtroppo le cose sono andate diversamente, nonostante il tentativo di persuasione politici, esperti e media». Il premier ha quindi chiesto «atto di solidarietà da parte dei vaccinati per sostenere questo lockdown. Credetemi, anche per me è difficile sopportare il fatto che le libertà debbano essere nuovamente limitate. Ma dobbiamo farlo». L’unica buona notizia è che una parte degli “attendisti” austriaci del vaccino stanno cambiando idea: nel fine settimana si sono formate code davanti agli hub.

Ultimo aggiornamento: 11:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA