Vaccino ai bambini «obbligatorio da 5 a 11 anni». Staiano, n. 1 pediatri: serbatoi del virus

Giovedì 12 Agosto 2021 di Graziella Melina
Vaccino ai bambini «obbligatorio da 5 a 11 anni». Staiano, n. 1 pediatri: serbatoi del virus

«Bisogna vaccinare anche i più piccoli prima possibile». Annamaria Staiano, presidente della Società italiana di Pediatria (Sip), non nasconde la preoccupazione per la piega che sta prendendo l’epidemia: «Il numero dei contagiati fra i bambini cresce non solo in America, ma anche nel nostro Paese. Dobbiamo proteggerli con il vaccino. Solo così potremo mandarli di nuovo a scuola in sicurezza». 

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Perché pensate sia urgente vaccinare bambini così piccoli?

«L’American Academy of Pediatrics ha sollecitato la Fda, ossia la Food and drug administration, a prendere un provvedimento di urgenza per quanto riguarda l’autorizzazione per i vaccini nell’età compresa tra i 5 e gli 11 anni. Visto il dilagare della variante delta e con l’abbassamento dell’età media delle popolazioni colpite, noi come società scientifica siamo a favore di questa presa di posizione dei pediatri americani».

 

 

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Cosa vi preoccupa?

«Anche noi temiamo che questa variante delta, che si sta diffondendo velocemente, possa colpire anche i più piccoli. Non dimentichiamo che adesso anche in Italia, oltre che in America, il virus continua a diffondersi tra i più piccoli. Nel nostro Paese si osserva il 5.5 per cento dei casi positivi.  Mentre ben 14 decessi riguardano la fascia di età tra 0-9 anni». 

Ma se i bambini si ammalano poco, perché vaccinarli lo stesso?

«Dobbiamo tenere presente che, seppure le manifestazioni cliniche siano lievi in questa fascia di età, ci sono stati comunque dei decessi. E noi non possiamo non tenerne conto». 

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Non è affatto escluso quindi che anche i più piccoli possano sviluppare l’infezione in modo grave?

«Certo che no. Anche i bambini si possono ammalare. In Italia, ci sono 10 milioni di ragazzi fra 0-18 anni, ma un milione sono i ragazzi fragili che hanno patologie pregresse. Abbiamo visto il caso della bambina siciliana. La sorella più grande è andata in Spagna e si è infettata. La bimba piccola si è contagiata e non ce l’ha fatta. Non possiamo sottovalutare il fatto che i decessi ci sono pure nella fascia di età dei più piccoli. Ripeto, fra 0 e i 9 anni ce ne sono stati 14. E altri 16 per quanto riguarda la fascia di età tra 10-19 anni. Ricordiamo che un ragazzo di 11 oggi secondo le indicazioni dell’Aifa non può essere vaccinato, ma ugualmente riprenderà la scuola con le stesse problematiche di un anno fa».

È l’unico modo per proteggerli?

«Certo. Per noi è fondamentale vaccinarli perché altrimenti continueranno a essere serbatoi di virus. Non si tratta solo di un problema di protezione individuale, ma dobbiamo considerare anche il rischio che diffondano il virus, contagiando altre persone. Dobbiamo prevenire, poi, lo sviluppo di ulteriori varianti che potrebbero eludere la protezione delle vaccinazioni».

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Ma gli effetti collaterali possono esserci? 

«Fino ad ora non sono superiori a quelli degli altri vaccini. Quindi possiamo tranquillizzare le madri. Persino le miocarditi e le pericarditi che sono state riportate come effetto collaterale, si sono manifestate in forma lieve, e sicuramento non più severe rispetto ad altre miocarditi e pericarditi virali».

Sollecitate dunque l’autorizzazione?

«La posizione della Sip è completamente sovrapponibile a quella dell’American Academy of Pediatrics. La vaccinazione va fatta, è prioritario. Quindi, speriamo che le autorizzazioni da parte della Fda, dell’Ema, l’ente regolatorio europeo e dell’Aifa, l’agenzia italiana del farmaco, possano arrivare quanto prima possibile. Dobbiamo mandare di nuovo i bambini a scuola in sicurezza, per se stessi e gli altri».

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Ultimo aggiornamento: 13 Agosto, 19:58 © RIPRODUZIONE RISERVATA