Coronavirus, attenzione agli occhi: il Covid può aggredire cellule di cornea e congiuntiva

Mercoledì 13 Maggio 2020 di Paolo Travisi
Coronavirus aggredisce gli occhi, attraverso le cellule di cornea e congiuntiva

Non solo alle vie respiratorie. Ma attenzione anche agli occhi. I ricercatori dell'Università di Singapore hanno scoperto quale strada percorra il Coronavirus per diffondere il contagio nel nostro corpo passando per l'organo della vista. Analizzando 33 tipi di cellule dell'occhio umano, il gruppo di studio ha individuato nelle cellule della cornea e della congiuntiva, un’elevata concentrazione di Ace-2, il recettore che il virus usa per entrare.

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Il medesimo recettore presente anche in tessuti ed organi - polmoni, cuore, reni, parte dell'intestino - quelli maggiormente colpiti dall'infezione da Covid-19, come molte ricerche internazionali di questi mesi hanno sottolineato. Ma tornando agli occhi, nelle settimane scorse già gli scienziati italiani dell’Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma hanno scoperto e spiegato che il "nemico invisibile" può essere diffuso dalle lacrime e dalle secrezioni congiuntivali, ed in tal senso la scoperta di Singapore è una nuova conferma. E cioè che il coronavirus è in grado di entrare nell'organismo per contatto diretto e indiretto, con le mucose dell'occhio, fino ad  infettare le cellule della congiuntiva (la membrana mucosa che ricopre il bulbo oculare).

Uno studio importante sia per lo sviluppo di altri farmaci, sia perché mette in allarme anche su un'altra zona del corpo da proteggere. Dunque fondamentale la mascherina per le vie respiratorie, ma anche gli occhiali possono svolgere un ruolo protettivo altrettanto importante, come conferma all'Ansa, anche il virologo Carlo Perno, dell'ospedale Niguarda di Milano. «Il fatto è che tutto ciò che sta nella congiuntiva può raggiungere velocemente il naso e viceversa per la vicinanza fisiologica tra naso e occhio. Vanno protetti anche gli occhi, con occhiali o visiere, soprattutto quando si è contesti in cui c'è il rischio di schizzi».

La scoperta, del gruppo dell'università di Singapore guidato da Yuin-Han Loh, è pubblicata su medRxiv, il sito che ospita i lavori in attesa del vaglio della comunità scientifica.

 

Ultimo aggiornamento: 21:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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