Terza dose necessaria perché lo scudo cala dopo 6 mesi. L'Iss: «Dato riguarda tutte le fasce d'età»

Sabato 13 Novembre 2021 di Cristiana Mangani
Terza dose necessaria perché lo scudo cala dopo 6 mesi. L'Iss: «Dato riguarda tutte le fasce d'età»
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Sei mesi di durata massima, poi gli effetti diminuiscono, anche se il sistema immunitario continua a riconoscere il virus. E' questa la conclusione alla quale è arrivato l'Istituto superiore di Sanità, secondo il quale la terza dose di vaccino è necessaria proprio per fronteggiare la riduzione dell'efficacia vaccinale e dei possibili contagi legati alla quarta ondata che sta affliggendo l'Europa. E il dato riguarda tutte le fasce di età. 

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Scudo contro l'infezione scende dopo sei mesi

Nella tabella messa a punto dall’Iss lo scudo del vaccino contro l’infezione - la possibilità cioè di contagiarsi - scende in media in modo significativo dopo i 6 mesi e cioè al 50,2%, mentre  prima dei 6 mesi dall’ultima dose la protezione contro i contagi è (sempre in media) del 75,7%. Resta alta la protezione contro le forme gravi . Da qui la necessità di procedere con la terza dose a partire dai 6 mesi dall'ultima iniezione, soprattutto per proteggersi dall’infezione, mentre lo scudo contro le forme più gravi che portano all’ospedalizzazione resta sempre alto. Secondo questa nuova tabella infatti, dopo 180 giorni la protezione dalla «malattia severa», cioè dal rischio di finire in ospedale che, prima dei 6 mesi è del 91,8%, passa a l'82,1%.

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«Dopo i 6 mesi dal completamento del ciclo vaccinale - avverte l’Iss - si osserva una forte diminuzione dell'efficacia vaccinale nel prevenire le diagnosi in corrispondenza di tutte le fasce di età. In generale, su tutta la popolazione, l'efficacia vaccinale passa dal 76% nei vaccinati con ciclo completo entro i sei mesi rispetto ai non vaccinati, al 50% nei vaccinati con ciclo completo oltre i sei mesi rispetto ai non vaccinati». 

Il calo più significativo per gli anziani

Insomma dai dati dell’Iss si vede che c'è un calo molto netto per le infezioni, mentre è più contenuto per il cosiddetto «covid severo», che comprende ricoveri, terapie intensive e decessi. «Nel caso di malattia severa - spiegano ancora all'Istituto superiore di Sanità - la differenza tra vaccinati con ciclo completo da oltre e da meno di sei mesi risulta minore. Si osserva, infatti, una decrescita dell'efficacia vaccinale di circa 10 punti percentuali, in quanto l'efficacia per i vaccinati con ciclo completo da meno di sei mesi è pari al 92% rispetto ai non vaccinati, mentre risulta pari all'82% per i vaccinati con ciclo completo da oltre sei mesi rispetto ai non vaccinati». Il calo si vede in tutte le fasce di età, ma statisticamente è più significativo per gli anziani, perché siamo ancora in una fase in cui la stragrande maggioranza di vaccinati da più di 6 mesi (sono circa 1,8 milioni), e i pochi che non sono anziani sono quelli che si sono vaccinati per primi: quindi o sono molto fragili o fanno parte di categorie particolari, come gli operatori sanitari, che sono più a rischio contagio. Non a caso la protezione dal contagio cala al 39,6% nella fascia 60-79 anni e al 41,9% tra i 40 e i 59 anni, mentre prima dei 6 mesi lo scudo dall’infezione è al 71,9% per queste due fasce d’età.

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 «L’efficacia vaccinale rimane molto elevata per ospedalizzazioni, ricoveri in terapia intensiva e per i decessi, supera il 90% - conferma Silvio Brusaferro, presidente dell'Iss - mentre per la diagnosi, soprattutto per le fasce di età più centrali è un po' più bassa. Si abbassa significativamente a partire dal sesto mese. Per questo è importante aderire, man mano che passano i sei mesi, alla terza dose in base alle modalità raccomandate dal ministero. Ci sono milioni di cittadini - sottolinea l'esperto - che non hanno fatto nemmeno una dose, ed è estremamente importante che inizino il ciclo».

 

Ultimo aggiornamento: 15 Novembre, 09:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA