Omicron, più bambini contagiati: ecco i rischi e la sindrome causata (che risparmia i neonati)

Martedì 4 Gennaio 2022 di Giampiero Valenza
Omicron, più bambini contagiati: ecco i rischi e la sindrome causata (che risparmia i neonati)

La variante Omicron ha sintomi più lievi rispetto a tutte le altre, e questo è chiaro un po’ in tutte le fasce d’età. Risultati positivi arrivano anche dai bimbi più piccoli, anche se è possibile notare lievi sfumature tra i casi pediatrici e quelli neonatali di Covid-19. Per quelli sotto i 5 anni, intanto, un dato virtuoso c’è: il rischio di andare a finire in ospedale per la malattia è ridotto di un terzo. Uno studio in pre-pubblicazione, che è stato coordinato dalla statunitense Case Western Reserve University di Cleveland, conferma che anche i più piccoli vengono maggiormente “risparmiati” dalle terapie ospedaliere. Per quanto riguarda il rischio di ricovero con nel periodo di circolazione di Omicron è di un terzo rispetto a quello in cui era dominante la variante Delta (0,96% contro il 2,65%); il rischio di aiuto di un pronto soccorso è passato dal 21,01% di Delta al 3,89% di Omicron.

 

 

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I sintomi che compaiono più spesso con il Covid tra i bambini

Un lavoro pubblicato lo scorso marzo sul British Medical Journal ha dimostrato che i sintomi più frequenti nei bambini sono febbre e tosse. Poi mal di gola, raffreddore, mal di testa, sindromi gastrointestinali con nausea, vomito e diarrea.

 

 

 

La differenza tra i neonati e i bambini

C’è una piccola differenza tra i casi di Covid nei bambini e quelli nei neonati. Si tratta della sindrome infiammatoria multisistemica, che prende i più grandi, e che fa avvicinare il decorso della patologia a quello degli adulti. Altro non è che la disfunzione che può prendere un po’ tutti gli organi. «Proviene dall’infiammazione dell’endotelio, che si manifesta in vario modo e che può interessare tutto l’organismo. Nei neonati, non c'è», spiega Luigi Orfeo, presidente della Sin, la Società italiana di neonatologia.

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Nei primi anni di vita la respirazione avviene in larghissima parte attraverso il naso. Un rischio di maggior contatto delle vie aeree superiori, secondo Orfeo, «non c’è». «È chiaro che bisogna fare attenzione, ma dal nostro registro i dati ci dicono che sostanzialmente i neonati che si sono ammalati con sintomi importanti sono pochi», prosegue.

 

 

 

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I contagi

Secondo i dati della Società italiana di neonatologia, la percentuale dei neonati che si infettano nelle prime 48 ore di vita è piuttosto bassa: l’1,6% dei figli nati da madri positivi. Un altro 2,6%, invece, può ammalarsi durante la degenza in ospedale e un restante 1,9 si ammala nei primi 30 giorni di vita. «Ciò ci fa dire che madre e bambino non vanno mai separati anche in caso di positività della mamma – spiega Orfeo – Con i dispositivi di protezione individuale e il distanziamentoil rischio di contatto è basso».

Tra i bimbi più grandi e i ragazzi, i numeri sono in aumento. Nell’ultima settimana circa un caso su 4, il 24%, ha riguardato gli under 19. In un mese, secondo l’ultimo report dell’Istituto superiore di sanità, i ricoverati sono passati da 8632 a 9423.

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Un rischio maggiore di nati prematuri

Stando ai dati della Sin, nel 2020 c’è stata una media del 6,4% di nati prematuri. Ma nelle madri positive questo dato è quasi raddoppiato: l’11,2%. «In altri registri internazionali è anche più alta – prosegue il presidente della Sin – Da dati recenti, non ancora strutturati, sembra che questo fenomeno tenda ad aumentare». Il Covid-19 può aumentare le cause di parto prematuro come la preeclampsia e può far interrompere prima la gravidanza per curare meglio la mamma.

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Ultimo aggiornamento: 5 Gennaio, 08:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA